Non si converte all’Islam: 15enne ammazzato di botte dai compagni di classe Il gravissimo caso di violenza è avvenuto nel Punjab, la regione più popolosa del Pakistan

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Un gravissimo caso di violenza e intolleranza religiosa ha scosso la comunità cristiana del Punjab, la regione più popolosa del Pakistan, situata a est del Paese al confine con l’India.

Il martirio

Sharon Masih, 15enne cristiano che frequentava la scuola superiore pubblica a Burewala (nei pressi di Multan), nel Sud del Punjab, è stato ucciso dai suoi compagni di classe musulmani che lo hanno malmenato fino a procurarne il decesso perchè non aveva voluto abiurato la sua fede in Gesù Cristo. Il grave fatto, riportato nelle scorse ore dall’agenzia Fides, è accaduto lo scorso 30 agosto nei locali della stessa scuola.

Come conferma a Fides l’avvocato cristiano Mushtaq Gill, Masih è stato prima sequestrato dai compagni poi colpito con pugni e calci fin quando non è crollato a terra esanime. Trasportato all’ospedale di Burewala, ne è stato accertato il decesso.

La polizia ha denunciato per omicidio Ahmed Raza e altri studenti musulmani, consegnando il corpo ai parenti del ragazzo, affranti. Secondo le prime indagini, sembra che i compagni avessero tentato di far convertire Sharon all’islam più volte, senza mai riuscirci, fino al giorno della morte.

Continue discriminazioni

L’episodio mette in luce la discriminazione e la violenza ai danni delle minoranze religiose non musulmane, come indù e cristiani, diffusa nella società pakistana. “La violenza inizia tra i banchi di scuola perché i libri di testo usati fin dalle scuole primarie instillano negli allievi odio e intolleranza verso i non musulmani”, spiega all’Agenzia Fides Anjum James Paul, professore cristiano pakistano e presidente della “Pakistan Minorities Teachers’ Association” (Pmta).

Il presidente conferma che “da un lato i libri di testo adottati nelle scuole pubbliche promuovono l’islam, i musulmani, la cultura e la civiltà islamica; dall’altro, non esitano a promuovere disprezzo e odio contro le religioni non islamiche, i non musulmani, le culture e le civiltà non islamiche. Questo ha evidenti conseguenza dannose sulle menti dei bambini e dei ragazzi, incita alla violenza e nuoce alla pacifica convivenza”.

“Dopo le segnalazioni inviate al governo da molte organizzazioni come la Pmta, vi sono stati alcuni cambiamenti positivi nei libri di testo, ma bisogna fare ancora molta strada per rendere il Pakistan uno stato moderato, dove vige il rispetto dei diritti umani, della dignità umana, della diversità, della convivenza pacifica, delle minoranze religiose. Lo stato dovrebbe agire per rendere le scuole pubbliche luoghi dove si costruisce la pacifica convivenza sociale e religiosa. In Pakistan – conclude – le minoranze religiose come i cristiani sono ancora vittime dell’estremismo e della violazione dei diritti umani”.

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