Usa, altro abbandono alla Casa Bianca: Keith Schiller verso l’addio Il direttore dello Studio ovale e assistente personale di Trump pronto a lasciare: ufficialmente per motivi finanziari

207
Keith Schiller

Continuano a cadere pezzi alla Casa Bianca. Non in senso strutturale, ovviamente, ma dal punto di vista amministrativo (e di staff), l’impalcatura attorno allo Studio ovale sembra sempre più in procinto di indebolirsi. Stavolta non c’entra nulla il Russiagate ma, pur cambiando scenografia, il risultato è sempre lo stesso: un fedelissimo di Donald Trump è pronto a lasciare. Lo ha rivelato la Cnn ma, in poco tempo, la notizia è rimbalzata sui principali tabloid a stelle e strisce, impiegando ben poco ad attraversare l’Oceano Atlantico e a far scattare la ricerca al possibile nome celato dietro questa nuova rivelazione. Niente di più facile: a rivelarlo ci ha pensato la stessa Cnn che, a tal proposito, ha identificato nientemeno che in Keith Schiller il profilo ormai prossimo all’addio.

L’ombra di Kelly

Non si tratta di un nome qualsiasi: Schiller ricopre, al momento, la carica di Direttore responsabile dello Studio ovale, nonché di assistente personale del presidente degli Stati Uniti d’America. Secondo la versione ufficiale relativa al suo imminente addio, alla base del congedo ci sarebbero motivi finanziari: il salario al momento percepito da Schiller, sarebbe infatti inferiore alla remunerazione proveniente dal ruolo occupato in precedenza. Da qui l’intenzione di rinunciarvi per tornare alla sua precedente occupazione, incrementando il guadagno. Questo, almeno, quanto trapelato finora. Altre voci, infatti, vorrebbero il fedelissimo del Tycoon (figura pressoché stabile nella sua carriera professionale), al centro della stretta voluta dal nuovo capo gabinetto, l’ex generale John Kelly, attorno all’inquilino della Casa Bianca.

Schiller, il fedelissimo

Qualora l’intenzione di Schiller fosse davvero di abbandonare lo Studio ovale, per Trump si tratterebbe di una perdita non di poco conto, considerando che la loro collaborazione va avanti dal 1999, quando lavorava ancora per la Nypd. Nel 2005, il futuro presidente lo ha nominato suo capo sicurezza. Proprio in virtù di tale rapporto, Schiller avrebbe lamentato le difficoltà di interazione con Trump, anche e soprattutto per le strettissime misure di disciplina attorno all’inquilino della Casa Bianca volute da Kelly. Le quali, secondo quanto rivelato dal ‘Washington Post’, avrebbero messo non poco sotto pressione il presidente che, secondo il quotidiano, effettuerebbe alcune telefonate addirittura di nascosto.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS