Islam: con la festa del sacrificio si è concluso l’hajj Oltre due milioni di pellegrini a La Mecca ma nessun incidente

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Si è concluso con la Festa del Sacrificio il rito islamico del pellegrinaggio alla Mecca, città santa per i musulmani e uno dei principali centri dell’Arabia Saudita. Secondo fonti ufficiali saudite, quest’anno più di 2 milioni (2 milioni e 350mila) di persone provenienti da tutto il mondo hanno partecipato all’hajj, il rito annuale che rappresenta uno dei cinque pilastri dell’Islam. Dei pellegrini giunti alla Mecca, la stragrande maggioranza (un milione e 750mila) provenivano dall’estero. Di questi, il 5% proveniva dall’Europa mentre il 60% veniva da paesi asiatici non arabi ma con forte presenza di musulmani. Le autorità saudite hanno tentato di garantire la sicurezza dei pellegrini dispiegando circa 100.000 poliziotti e utilizzando 3.500 autobus e navette per trasferire i fedeli da una stazione all’altra del percorso di cinque giorni di pellegrinaggio. L’intero tragitto è stato monitorato da 5.000 telecamere a circuito chiuso. Quest’anno si sono così evitati sanguinosi incidenti, come quello avvenuto due anni fa nel quale morirono circa 2.500 persone.

Anche in Italia “Eid al-Adha” è stata festeggiata dalle numerose comunità musulmane. A Roma l’associazione Dhuumcatu, che riunisce musulmani del Bangladesh e di altri Paesi che vivono nella Capitale, ha radunato i fedeli a largo Preneste dopo che aveva reso noto nei giorni scorsi che per motivi di sicurezza era stato vietato di celebrare la Festa del Sacrificio all’Arco di Costantino al Colosseo. Tra le tematiche affrontate, spiega l’associazione il “recente attentato a Barcellona”, “l’islamofobia, la persecuzione dei musulmani nella Birmania del Premio Nobel Aung San Su Ky, e le limitazioni al culto islamico nella città di Gerusalemme ad opera dello Stato di Israele”.

In occasione della Festa del Sacrificio i musulmani si riuniscono in preghiera nelle piazze, perché la “sunna” consiglia di tenerla in luoghi aperti e nelle moschee. La preghiera prevede la recita per sette volte del takbir (la frase Allah è grande) e di alcune sure del Corano. La festa del sacrificio fa riferimento all’offerta di Ismaele da parte del padre Abramo (secondo il Corano, mentre nella Bibbia il sacrificato era Isacco). Allah fermò la sua uccisione e il patriarca offrì al posto del figlio un montone.

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