Migranti, anche Save the Children e Sea Eye sospendono le operazioni di salvataggio in mare

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Dopo Medici senza frontiere, anche Save the Children e Sea Eye sospendono l’attività di soccorso dei migranti davanti alle coste libiche. Salgono così a tre le ong che fermano “temporaneamente” le loro navi “in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni”. Save the Children, in un comunicato, si dice “rammaricata” di aver fatto questa scelta, dovuta “alle decisioni della Marina Libica di controllare le acque internazionali”. “Si tratta di una situazione molto preoccupante – afferma la Ong – per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso”. Inoltre, in questa “nuova situazione, le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona sar”.

Sea Eye: “Da irresponsabili proseguire”

Oggi abbiamo deciso a malincuore di sospendere temporaneamente le nostre missioni di salvataggio“. Così, tramite Twitter, Sea Eye annuncia la sospensione delle attività di soccorso. Il motivo, spiega, è la mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo occidentale. “Proseguire il nostro lavoro di salvataggio – prosegue l’ong tedesca – sarebbe irresponsabile nei confronti dei nostri equipaggi”. In una serie di tweet, si legge: “Ci troviamo costretti a questa decisione a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo”; “Non possiamo più continuare il nostro lavoro, non possiamo garantire la sicurezza degli equipaggi“; “l’espansione delle acque territoriali libiche e le minacce alle ong non ci lasciano altra scelta.

Il rammarico di Save the Children

Una comunicazione simili è arrivata anche da Save the Children che sta “valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle Ong nelle acque internazionali che fanno parte della Sar zone e la nave ‘Vos Hestia’ resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni”. L’ong si rammarica di “dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane”. Una situazione “molto preoccupante”, secondo l’organizzazione, “per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della ‘Vos Hestia‘ di mettere in atto la propria missione di soccorso. Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona Sar libica“.

La Sar libica

Secondo quanto afferma Save the Children, “le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza Sar dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa africana e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante. In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare”. L’ong, tramite Rob MacGillivray, direttore delle operazioni di Save the Children, si dice comunque pronta a riprendere “le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l’efficacia delle operazioni”. Se non dovessero arrivare rassicurazioni sulla sicurezza del personale l’associazione potrebbe seriamente considerare la completa “sospensione delle operazioni” di salvataggio.

La risposta della marina libica

Intanto la marina libica difende la sua decisione di vietare l’ingresso alle navi straniere nella sua zona appena istituita di ricerca e salvataggio. “Tutti i Paesi hanno le proprie zone di ricerca. La decisione è stata presa in base alle leggi e i regolamenti internazionali – ha detto all’agenzia Dpa il portavoce della marina libica, Ayoub Qasim – ciò fa parte del lavoro della marina libica. Lo abbiamo notificato alle agenzie delle Nazioni Unite“.

Msf: “Ue lascia campo libero ai libici”

In queste ore torna sulla questione anche Medici senza frontiere. “I libici oramai possono fare quello che vogliono con il sostegno dell’Europa e dell’Italia – afferma Stefano Argenziano, coordinatore dei progetti di migrazione della ong che per prima ha annunciato la sospensione dei soccorsi in mare -. Noi di Msf non vogliamo essere cooptati in questo meccanismo illegale, perverso e disumano”. Secondo Argenziano, “il codice di condotta è solo una distrazione, non ha alcuna base legale. Chi rispetta la legalità siamo noi, come abbiamo sempre fatto. Sono illegali, invece, gli accordi con la Libia, che fanno proliferare gli scafisti e le mafie. Le crisi migratorie si risolvono solo con la gestione ragionata dei flussi. Riprenderemo le nostre attività in mare solo – conclude – se si tornerà alla legge e al diritto internazionale“.

 

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