Il soffio dell’Amore

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bisogno

L’otto agosto di questo anno, all’età di 25 anni, è venuta a mancare a causa di un medulloblastoma al cervello Anna Przybyło, felice mamma – dal 24 aprile – del piccolo Ragnar. Anna lo chiamava affettuosamente “1434 grammi di viva felicità”. Il bambino nasce solo perché lei decise di aspettare ad intraprendere le cure per la sua malattia, fino al momento del parto. Se avesse iniziato la cura durante la gravidanza, il piccolo sarebbe morto. Un’altra bella testimonianza della forza dell’amore. Peccato che non sia stata raccontata in modo spettacolare dai media. L’amore è piuttosto silenzioso e discreto, come il vento che ha rivelato a Elia la presenza di Dio: una brezza delicata e benefica. O come quei soffi delicati e salvifici che talvolta ci sollevano, spesso all’improvviso, ripristinando la vita in una giornata calda.

L‘amore funziona proprio così: con sottigliezza, ripristina il senso della nostra vita. Lo fa sia quando c’è il forte calore dell’odio e dell’indifferenza, dove tutto sembra morto, sia quando soffiano i forti venti dell’amore finto. Oggi si parla tanto d’amore, lo si declina in ogni modo di dire. Viene sopratutto usata l’espressione “fare amore”. Ma di solito questo non è amore ma passioni, desideri pieni di fuoco e insaziabili che invece di portare pace e far crescere le persone che coinvolgono, le distruggono dal punto di vista delle emozioni, dell’esistenza, ma anche fisicamente. Un bel tema per letteratura, che classicamente abbonda in una tragedia, spesso amplificata da molte morti. Questo vento di passioni stravolge il mare della nostra vita, pronto a capovolgere la nostra barca se non riusciamo di affidarci a Gesù.

Alcuni osservatori della cultura odierna affermano che questa ossessione per l’amore traviato sia voluto da coloro che lottano contro la Chiesa. Nel nome della libertà e del diritto al piacere questi venti vengono lasciati agire senza controllo per distruggere l’equilibrio che si può raggiungere grazie ad un percorso spirituale.

Non senza ragione i primi monaci consideravano le passioni come il pericolo più grande della crescita spirituale. Questi pensieri vengono dal nostro disordine interno ma anche da fuori, “seminati” dal diavolo. Si insinuano tra noi e il nostro Salvatore mettendo in dubbio la sua presenza e i sui insegnamenti. Qualcuno ha notato che proprio la sessualità e il campo più sensibile nel nostro percorso esistenziale. Ma anche il più ambiguo. Sant’Agostino lo spiegava come conseguenza del peccato originale. In realtà, si tratta dello slancio che ci fa vivere e andare avanti, fare cose belle e grandi, fino a oltrepassare i nostri limiti. Non esiste una vita vera senza questo dinamismo nel quale l’“eros” s’intreccia e collabora con “caritas”. Un autore ha definito la spiritualità quale il modo di gestire eros.

Tutto questo ci porta a scegliere l’erotismo. Ma il piacere ci fa ottusi, ci chiude nel nostro mondo, autoreferenziale e limitato. Se lasciamo far entrare il vento delle passioni nel nostro cuore, poco dopo esso sarà demolito. Al contrario, il nostro cuore è aperto all’infinito, vive di pace; ha bisogno della cura speciale che sa contemporaneamente stimolare e lenire.

L’unico padrone dei venti è Gesù. Lui sa camminare attraverso i soffi più forti. Si mostra per suscitare la nostra fiducia. Invece, in un contesto pieno di passioni ci sembra un fantasma: ecco dove siamo arrivati! Il vento appassionato ci toglie la vicinanza e la memoria di Gesù! E tutto il mondo, tutti gli eventi, sembrano favorire questo uragano. Perciò dobbiamo cercare di proteggere ed apprezzare tutti i momenti che ci permettono di ritrovare la brezza sottile del vero amore, profondo ed umile, eroico e allo stesso tempo discreto. Con un soffio di questo amore anche la morte appare meno terribile. Non esistono più le paure perché si sente la santa presenza del Signore, il Creatore e padrone dei venti.

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