Il ministro dell’Economia Padoan fiducioso: “Siamo usciti dal tunnel” Disponibile a discutere di flat tax. E avverte l'Europa: "Il futuro non è il fiscal compact"

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padoan con scheaule

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si dice “fortemente ottimista” sul futuro dell’economia italiana: “Siamo usciti dal tunnel e siamo su un sentiero che vedo aprirsi”. Lo ha affermato sabato sera durante la festa di Left Wing a Fiuggi, osservando che la crescita italiana, oltre a beneficiare della ripresa globale, è dovuta alle misure messe in campo negli anni: dagli 80 euro che hanno restituito fiducia ai consumatori, all’andamento positivo delle esportazioni e degli investimenti. Gli ultimi dati di Bankitalia, che ha rivisto al rialzo le stime del Pil, sono il frutto di “un’accelerazione degli investimenti”: sono sorti “più capannoni, più industrie” e queste “sono cose che restano” e “creano anche occupazione”. E non e’ irrealistico – ha aggiunto – “pensare nei prossimi anni a un salto di qualità”.

Ma il lavoro non c’è

Parole incoraggianti, che tuttavia si scontrano con la dura realtà di una disoccupazione in ripresa, come implacabilmente dimostrato dagli ultimi dati dell’Istat. Il problema rimane sempre quello di agganciare alla ripresa economica complessiva un reale rilancio dell’occupazione, con la creazione di nuovi posti di lavoro, come ha sottolineato, tra gli altri, il presidente del Comitato organizzativo delle Settimane sociale dei cattolici, mons. Santoro, in una recente intervista rilasciata a In Terris.

Fiscal compact e fiducia

Padoan ha anche ribadito la necessità di ammorbidire la linea dell’austerity che finora ha frenato la ripresa: “Il futuro dell’Europa non può basarsi sul fiscal compact, ma deve poggiare su questioni più serie – ha affermato – Il fiscal compact ha vari problemi tecnici con tutte le relative implicazioni su come si disegna la politica di bilancio. Sono questioni segnalate già dall’Italia”. In Europa, ha continuato il ministro, se ne può parlare ma deve “rientrare in un ambito ben più ampio”. Padoan ha quindi fatto notare che uno dei problemi dell’Europa di oggi è la mancanza di fiducia e questo è uno dei motivi del ritorno dei nazionalismi; ora – ha detto – è il momento per Bruxelles di dimostrare che le sfide dei migranti, della sicurezza e dell’occupazione si combattono meglio insieme.

Cuneo fiscale e flat tax

Il ministro si è detto poi “totalmente d’accordo” con le misure di cui ha parlato Matteo Renzi di gestione pluriennale degli asset pubblici ma sottolineando che occorre una visione strategica e oculatezza: “E’ importante che il governo ne mantenga il controllo. Non è la strada maestra per abbattere il debito (quella è la crescita) – ha spiegato – ma è sicuramente uno strumento”. Padoan ha quindi insistito sulla necessità che le risorse a disposizione siano utilizzate a favore dell’occupazione giovanile: “Approfittiamo della finestra di opportunità con gli investimenti che stanno accelerando. E siccome c’è bisogno di lavoratori, si scelgano in particolare i giovani”. “Il cuneo fiscale – ha spiegato – è un termine che in sé non vuol dire nulla; in passato sono state fatte riduzioni del cuneo” ma bisogna “capire qual è il meccanismo tecnico per cui per un dato ammontare di risorse pubbliche ci sia il massimo possibile di nuovi assunti giovani”. Infine, sulle ipotesi di flat tax Padoan si è detto “dispostissimo a parlarne” ma ha osservato che occorre essere chiari sul livello perché ha “implicazioni redistributive gigantesche”. “Chiediamoci chi ci guadagna e chi ci perde” ha affermato perché è importante non accentuare le disuguaglianze esistenti.

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