Asmara patrimonio Unesco: il merito degli architetti italiani La capitale dell'Eritrea viene inserita nella prestigiosa lista dell'agenzia Onu grazie ai palazzi costruiti dai colonizzatori del Belpaese

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Asmara

Una buona notizia per l’Eritrea, afflitta da decenni di guerre. Asmara, la sua capitale, è stata infatti riconosciuta patrimonio Unesco, l’agenzia Onu per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Il merito degli architetti italiani

La motivazione con cui i delegati Unesco la hanno definita “eredità mondiale” è la seguente: “Un esempio eccezionale di urbanizzazione modernista”. Artefici della bellezza della città – con viali alberati, slarghi, fontane, bar, cinema, palazzi pubblici razionalisti e villette immerse nel verde – sono stati gli architetti italiani.

Il merito di conservare gli edifici

Alla fine dell’Ottocento prima, e poi ancora durante il ventennio fascista, Asmara fu colonia italiana, doveva essere la “vetrina dell’Impero”. Gli architetti coloniali giunsero in questo lembo di terra orientale dell’Africa nel 1889 al seguito del generale Baldissera e progettarono l’Albergo Italia, in stile umbertino, che negli anni gli eritrei hanno avuto il merito di conservare nonostante i conflitti.

Si presentano ancora molto bene, nonostante l’età, anche altri edifici sorti successivamente. Ad esempio i cinema Odeon, il Roma, l’Augustus, l’Impero sul corso principale. E resistono anche i bar Centro, il Moderno, il Venezia, di stile liberty.

Città moderna per l’epoca

Negli anni Venti, durante il fascismo, Asmara arriva a sfiorare i centomila abitanti, di cui il cinquanta percento colonizzatori italiani che rimodellano la città secondo il loro stile. La fanno diventare una città moderna per l’epoca e la ribattezzano la “piccola Roma”. Gli architetti si sbizzarriscono, dando vita anche ad opere di fantasia come la pompa di benzina Fiat Tagliero, progettata nel 1938 da Giuseppe Pettazzi: tettoie a forma di ali, come un aeroplano pronto a decollare, che è diventata il simbolo della città.

Una vittoria per tutta l’Africa

Hanna Simon, ambasciatrice eritrea a Parigi, delegata presso l’Unesco, ha commentato il riconoscimento internazionale: “È il frutto di anni di ricerca, pianificazione e impegno concreto, una vittoria non solo per l’Eritrea ma per l’Africa, perché nonostante l’impronta coloniale Asmara appartiene all’identità eritrea e alla sua battaglia per l’autodeterminazione”.

Creatività italiana rimpianta

La città ha resistito intatta alla sanguinosa guerra d’indipendenza dall’Etiopia, tra il 1961 e il 1991. Oggi si è allargata (ha circa ottocentomila abitanti) ed ha conosciuto una vera e propria inondazione di cemento da parte di palazzinari coreani. “Purtroppo non ci sono più i geometri e i capimastri italiani”, disse anni fa il sindaco al Corriere della Sera. C’è però l’Unesco, che ha premiato il lavoro di quegli italiani dando un importante riconoscimento a una capitale abituata piuttosto a soffrire.

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