Nigeria, strage di Boko Haram a Maiduguri: 19 morti e 23 feriti in un attacco kamikaze L'attacco, messo in atto da 4 attentatori suicidi a circa 5 chilometri dal centro città, non è stato ancora rivendicato ma per le autorità sussistono pochi dubbi sulla responsabilità dei jihadisti

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attacco Boko Haram

Boko Haram è tornato a colpire. Il gruppo fondamentalista islamico, stanziato nello Stato di Borno (nel nord della Nigeria), si sarebbe macchiato di una nuova strage, mettendo in atto un attentato suicida nella grande città di Maiduguri, capitale dello Stato federale del nord-est del Paese: sarebbero 19 le vittime provocate dall’attacco, messo in pratica da 4 kamikaze nel distretto di Molai nelle ore notturne. Le esplosioni, come reso noto dal capo della polizia dello Stato di Borno, Damian Chukwu, avrebbero provocato anche 23 feriti. Le Forze dell’ordine hanno inoltre dichiarato che 12 dei 19 morti apparterrebbero al corpo di autodifesa civile (Civilian-Jtf).

L’attentato

La notizia è stata riportata dal quotidiano “Premium Times”, il quale ha parlato di 4 attentatori suicidi (fra i quali una giovane donna) dotati di cinture esplosive che si sarebbero fatti saltare in aria in diversi punti del distretto. Le sette vittime civili sarebbero state uccise successivamente, dopo essersi raccolte in lutto attorno ai corpi senza vita dei 12 membri del Civilian-Jtf. Le esplosioni, secondo quanto riportato dallo stesso quotidiano, sono avvenute a circa 5 chilometri dal centro della città di Maiduguri. Nessuna rivendicazione sarebbe finora arrivata per la strage ma, per le autorità nigeriane, sussistono pochi dubbi sulla responsabilità del gruppo che da tempo sta martoriando la popolazione di quest’area della Nigeria. I jihadisti di Boko Haram, infatti, da oltre otto anni imperversano nell’area settentrionale dello Stato africano e, finora, hanno provocato oltre 20 mila vittime con i loro attacchi.

La follia di Boko Haram

Il caso più eclatante fra le azioni compiute da Boko Haram, è il rapimento di 276 studentesse nigeriane, messo in atto nel 2014. Nel maggio 2017, 82 di loro sono state rilasciate, dopo oltre tre anni di prigionia. Ma l’operato del gruppo jihadista ha provocato forti ripercussioni sulla popolazione anche a livello sociale, avendo costretto quasi 3 milioni di persone ad abbandonare i propri territori e riducendo intere regioni in condizioni di gravissime difficoltà socio-economiche, in particolare nell’ambito della nutrizione e della salute: sul finire del 2016, era stata stimata un’emergenza alimentare in corso per 500 mila persone solo nello Stato di Borno, in maggioranza bambini, vittime di malnutrizione e di malattie divenute mortali per la mancanza di adeguate cure.

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