Jesi, in piazza Colocci riaffiorano mura medioevali Le strutture rinvenute nel piazzale antistante il Palazzo Signoria progettato da Francesco di Giorgio Martini

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Jesi si riscopre una città medioevale. Mura e strutture risalenti al XII e XIII secolo d.C., sono riaffiorate dagli scavi per la riqualificazione di Piazza Colocci, davanti al cinquecentesco Palazzo della Signoria progettato da Francesco di Giorgio Martini. È quanto emerge dal nuovo sopralluogo effettuato dall’ispettore della Soprintendenza Maria Raffaella Ciuccarelli, e dagli assessori ai Lavori pubblici Roberto Renzi e alla Cultura Luca Butini. La Soprintendenza e il Comune hanno disposto approfondimenti stratigrafici e planimetrici per stabilire l’esatta datazione delle strutture di grande interesse storico.

Le mura medioevali

Per il momento è possibile rilevare due distinte fasi storiche nelle opere murarie emerse; il taglio netto a livello della base della piazza testimonia la volontà del potere municipale dell’epoca di ricavare uno spazio aperto davanti al Palazzo della Signoria – la sede del Gonfaloniere e dei Priori – che si stava per edificare. L’area di scavo potrebbe consentire di ricostruire l’assetto urbanistico del tempo, e le dimensioni delle murature emerse testimoniano l’importanza degli edifici. Rinvenuta nei giorni scorsi anche una moneta, orientativamente databile tra il 1100 ed il 1200. Di modesto rilievo, invece, gli altri reperti ritrovati, per lo più frammenti di utensili da cucina.

Jesi, una città ricca di storia

La città di Jesi venne fondata dall’antico popolo degli Umbri e successivamente fu conquistata dagli Etruschi che estesero il loro dominio fino all’Adriatico. Nel IV secolo a.C., i Galli Senoni, barbari calati dal nord, stabilirono il confine sud del loro dominio sul fiume Esino, facendo di Jesi l’ultima roccaforte di difesa contro i Piceni. Con la battaglia del Sentino del 295 a.C., Roma sconfisse definitivamente i popoli Italici e Jesi venne trasformata in una colonia civium romanorum. Nacque così il municipium di Aesis, con una struttura urbanistica corrispondente al modello di castrum, struttura sostanzialmente intatta, sebbene oggi il tutto appare fuso con i segni monumentali della successiva città medioevale. Con la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente, Jesi venne inclusa nella dodicesima provincia bizantina della Pentapoli mediterranea.

Sotto dominio pontificio

Nel 756 Jesi, insieme ad altre città, venne donata allo Stato Pontificio, dando inizio al potere temporale dei Papi. Con l’incoronazione, nell’800, di Carlo Magno a Imperatore, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricadde sotto la giurisdizione imperiale, entrando a far parte della nuova contea della Marca. A partire dall’VIII secolo, grazie all’azione dei monaci benedettini, la valle dell’Esino vide la nascita di innumerevoli abbazie: intorno all’anno Mille esistevano ben 28 abbazie. Nel 999, l’Imperatore Ottone III riconsegnò alla Chiesa otto contee, tra cui quella di Jesi. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città.

Federico II, stupor mundi

Attorno al 1130 Jesi divenne un libero Comune, con un proprio governo autonomo, Podestà, Consoli e Scuole di Arti e Mestieri. Seguì il momento storico più interessante della città, con l’elaborazione degli Statuti, con la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a San Settimio. Durante il XII e il XIII secolo, vennero fortificate le mura sul tracciato di quelle d’epoca romana. Nel 1194, la città ha fatto da sfondo ai natali dell’Imperatore Federico II di Svevia, che donerà a Jesi il titolo di “Città Regia”. Le fortune politiche di Jesi saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi, con l’ottenimento di “privilegi imperiali” seguiti da inevitabili “scomuniche ecclesiastiche”.

L’età delle Signorie

La crisi delle Istituzioni comunali e il successivo avvento di potenti famiglie, come quelle dei Malatesta, Braccio da Montone, di Francesco Sforza segnò l’età delle Signorie. Nel 1447 Francesco Sforza cedette Jesi alla Chiesa, vendendola al Papa. La fine del periodo signorile e la ricomposizione dell’assetto comunale avviarono una grande ripresa economica, demografica ed edilizia della città. A partire dalla seconda metà del ‘400, ecco modificarsi profondamente il volto architettonico della città con la costruzione di nuove chiese e palazzi nonché la progressiva espansione urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. A questo periodo appartiene il rafforzamento del sistema difensivo cittadino, ad opera del fiorentino Baccio Pontelli, e la costruzione, su progetto del senese Francesco di Giorgio Martini, del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca.

Jesi, centro culturale

Accanto alla rinascita economica ed edilizia non mancò quella culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto realizzò per alcune chiese della città capolavori assoluti d’arte e spiritualità; Federico de’ Conti da Verona stampò a Jesi nel 1472, una delle primissime edizioni della Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e maestro di Benvenuto Cellini sviluppò e perfezionò l’arte orafa. Verso la fine del ‘500 l’oligarchia locale, costituitasi ormai solidamente in ceto di proprietari terrieri, rivendicò a se tutto il potere politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla seconda metà del ‘700.

Il Risorgimento

Nel 1797 le truppe napoleoniche porranno fine sia al monopolio nobiliare che al dominio sul Contado. Nel 1808, con l’annessione delle Marche al Regno Napoleonico, Jesi divenne uno dei capoluoghi di distretto del Dipartimento del Metauro.  Nei primi decenni dell’800 iniziò a Jesi un graduale processo di industrializzazione con la nascita delle prime manifatture per la seta. Le vicende risorgimentali che condurranno alla unità d’Italia coinvolsero diversi personaggi jesini, tra cui il Marchese Antonio Colocci, eletto nel 1849 quale rappresentante della Provincia di Ancona all’Assemblea Costituente della Repubblica Romana e poi, dopo l’Unità, quale deputato e Senatore del Regno. Il 15 settembre del 1860 i bersaglieri entrarono in città mentre cinque giorni più tardi, nella vicina Castelfidardo, la sconfitta dell’esercito papale ad opera delle truppe piemontesi sancì la definitiva unione delle città umbre al Regno d’Italia.

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