Vivere malgrado tutto: ecco cos’è il coraggio

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Maria Cristina Corvo

È bionda, ha gli occhi chiari ed un’espressione dolcissima. Impossibile non amarla. Ad ogni lezione lei si adagia sul banco ed ascolta attentamente. Se il nostro sguardo si incontra, accenna un sorriso pieno di mitezza. Raramente sento la sua voce. Lei vive nelle retrovie della classe.

Poi un giorno chiedo: “Mi aiutate a spiegare cos’è il coraggio? Ne dovrei parlare con un gruppo di ragazzi”. La sera stessa mi arriva un’email. È di quell’angelo biondo e silenzioso, seduto nell’ultima fila. Con il suo permesso, condivido con voi il suo scritto. Vale la pena leggerlo.

“La mia vita ha avuto un modo un po’ brusco di insegnarmi cosa sia il coraggio e quanto sia importante averlo. Sono sempre stata una ragazza debole, disposta ad accettare insulti senza dire niente, tenendomi tutto dentro. Ma un giorno il dolore è diventato troppo grande da sopportare e sono esplosa. Non contro le persone che mi avevano ferita ma contro me stessa ed ho iniziato a distruggermi. Mi sentivo inferiore rispetto a tutto il resto del mondo. Tutti quegli insulti che avevo ricevuto in 17 anni, avevano ottenuto il loro effetto, facendomi sentire totalmente impotente. Ho iniziato a non mangiare più. Io mi stavo uccidendo ma a nessuno importava. Per tutti la vita continuava normalmente. Nemmeno i miei genitori riuscivano a capirmi (o non volevano). Pensavano fosse una normale dieta. Ma il mio intento era andarmene. Nessuno riusciva a sentire i miei pianti soffocati nella notte. Nessuno. Ero solo io contro me stessa, la mia peggior nemica. Solo quando sono arrivata al limite, qualcuno si è accorto di me. È stato allora che sono iniziate tante visite. Ma io, dentro, stavo sempre peggio. Nessuno sembrava capirmi. L’importante era farmi riprendere quei chili persi. E tutto il dolore che avevo dentro? Niente. Invisibile.

In tutto questo inferno è arrivato un ragazzo che ha iniziato a prendersi cura di meLui mi ha ascoltata, non ha avuto paura di sentirmi dire certe parole contro me stessa ed è riuscito a farmi star bene. Ma proprio quando ho iniziato a star meglio, il male è ritornato più forte di prima. È furbo.

Ora assume un’altra forma. Non vuole più vedermi le ossa scavate nella pelle. Ora vuole vedere il mio sangue uscire… e io lo assecondo. Ogni volta che mi trovo davanti ad un ostacolo, so fare solo una cosa: farmi male fino a sanguinare.

Ad ogni litigio mi ritrovo a sentirmi colpevole. Colpevole di essere al mondo, di non essere come gli altri, di voler una vita diversa da quella delle ragazze della mia età. Il dolore fisico allevia per qualche minuto quello interiore. Poi mi ritrovo con l’autostima sotto le scarpe e piango per giorni interi su quei tagli che bruciano.

Nonostante sia consapevole che non serva a nulla farmi male, continuo. E quel ragazzo è sempre lì. A mettermi la crema, mentre piange. A starmi vicino, senza giudicarmi. Mi lascia sfogare.

Un giorno avevo deciso di parlare con i miei di quello che mi sto facendo. Avevo deciso di far vedere loro tutti i segni e le cicatrici che mi ritrovo in ogni parte del corpo. Avevo deciso… ma alla fine non ho trovato il coraggio.

Io vorrei farmi aiutare, ma ho paura della loro reazione. Così continuo a far finta di star bene. Prof, io cerco di trovare il coraggio di vivere, per non lasciarmi andare al dolore ed all’odio che provo verso me stessa.

L’unica cosa che mi tiene qui è lui. Non potrei mai morire, se penso che non lo potrei più vedere. Non so immaginare una vita senza di lui. Ogni minuto senza lui sento quel vuoto dentro che fa male. Vedo quelle amiche per le quali ho dato tutto, pugnalarmi dietro e dimenticarsi della nostra amicizia in due secondi. Quei “ti voglio bene” falsi mi disgustano e penso alla mia stupidità, all’ingenuità che ho avuto nel credere a certe parole e me la prendo con me stessa per essermi illusa che qualcuno, a parte lui, mi potesse voler bene. È la sensazione più brutta del mondo: sentirsi sola in una stanza piena di persone! Ogni giorno è difficile andare avanti in questa vita che sembra farmi solo del male, ma ho coraggio. Ho il coraggio di andare avanti, per lui. Ho il coraggio di non dissanguarmi. Ho il coraggio di non saltare da quella finestra. Continuare a vivere “nonostante tutto”, penso che sia la forma più estrema di coraggio. Se potessi, tornerei indietro e cancellerei tutto il male che mi sono fatta. Vorrei avere chiesto aiuto in un altro modo. Vorrei non aver mai dovuto ricorrere all’anoressia o ai tagli, per essere ascoltata veramente. Ho imparato che nella vita ci vuole coraggio per credere in sé stessi, essere felici e star bene.”

Nel muro dell’aula, il giorno dopo, abbiamo attaccato un cartello. Vi abbiamo scritto: “Voler bene. Volersi bene. Volere il bene. Volerlo bene. Facendolo bene”. Charles Baudelaire diceva che “il male viene fatto senza sforzo… il bene è sempre il prodotto di un’arte”.

È vero. Il “bene” contiene tutto il bello del mondo e tutti noi nasciamo artisti, con la capacità innata di spargerlo ovunque. Anche in noi stessi. Prendiamo il coraggio in mano, facciamolo fino in fondo e non lasciamoci ingannare dal male.

Il male immaginario è romantico e vario; il vero male è cupo, monotono, arido, noioso. Il bene immaginario è noioso; il vero bene è sempre nuovo, meraviglioso, inebriante.” (Simone Weil)

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