Giallo Al Baghdadi: il mondo s’interroga sulla sorte del Califfo

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La cautela è d’obbligo. Come sempre quando viene diffusa la notizia della morte di un personaggio evanescente come Abu Bakr al-Baghdadi. Dal 2014 a oggi l’uccisione del Califfo nero è stata annunciata diverse volte, l’ultima delle quali lo scorso 16 giugno, quando la tv di Stato siriana ha riferito che il leader del Daesh era deceduto nei bombardamenti condotti dall’aviazione russa su Raqqa, prima “capitale” del sedicente Stato Islamico, il 28 maggio.

I precedenti

Poche ore dopo Mosca, pur confermando il raid, aveva chiarito di non essere certa “al 100% della morte di Al Baghdadi”. Una precisazione doverosa, visti i precedenti, puntualmente smentiti. Già il 10 novembre 2014, quando  aveva da pochi mesi annunciato la nascita del Califfato, il ministero dell’Interno iracheno affermò che il leader jihadista era rimasto ferito in un raid aereo iracheno ad Al Qaim, nella provincia occidentale di Al Anbar, mentre l’allora ministro degli Esteri iracheno, Ibrahim al Jaafari, si spinse a scrivere su Twitter che Baghdadi era rimasto ucciso. Il giorno dopo, l’11 novembre, alcuni abitanti di Mosul dichiararono al quotidiano egiziano al Ahram che il capo dell’Isis era invece stato colpito alla testa dai raid Usa nella regione tra Iraq e Siria, e che era morto poche ore dopo. Il Pentagono aveva in effetti confermato di aver distrutto un convoglio di leader del Daesh vicino a Mosul, ma senza poter confermare quale fosse la sorte di Baghdadi.

Solo sei mesi dopo, nell’aprile del 2015, un nuovo annuncio fu diffuso da alcuni media iraniani e iracheni e ripreso da siti online panarabi di scarsa autorevolezza: secondo l’informazione di non meglio precisate fonti di intelligence irachene – anche questa rimasta senza conferme -, Baghdadi era morto in un ospedale israeliano sulle Alture del Golan al confine con la Siria, dopo essere rimasto ferito in un raid aereo il 18 marzo. Sempre nel 2015, ancora il governo iracheno rese noto che il “Califfo” era rimasto coinvolto in un raid dell’aviazione di Baghdad nell’ovest del Paese e che era stato “portato via d’urgenza”, ma senza saper precisare se fosse rimasto ferito. Il giorno dopo, il 12 ottobre, fonti mediche locali riferirono che Baghdadi non risultava né tra i feriti né tra i morti dell’operazione. Un anno fa, nel giugno 2016, una tv irachena rese noto che Baghdadi era stato ferito in un raid della Coalizione a guida Usa, nella provincia di Ninive, a ovest di Mosul. Ma Washington non confermò nemmeno questa informazione.

Le differenze

Stavolta, tuttavia, ci sono diversi elementi che fanno ben sperare l’ampio fronte impegnato nello sradicamento dell’Isis dai teatri di guerra del Medio Oriente. Il primo è che, a un mese dall’ultimo annuncio, non sia ancora arrivata una smentita ufficiale della morte da parte jihadista. Il secondo è che la conferma del decesso, diffusa dalla tv irachena Al Sumariya, sarebbe giunta da una fonte vicina all’Isis. Lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani, vicino all’opposizione e quindi disinteressato a celebrare quello che sarebbe un successo dell’asse Mosca-Damasco, sostiene di aver avuto da dirigenti del Daesh “informazioni confermate” sulla morte del Califfo.

La jihad continua

A ciò si aggiunge quanto riferito dalla fonte ad Al Sumarya, secondo cui le autorità del sedicente Stato Islamico a Tel Afar, diventata la “capitale” provvisoria dell’Isis in Iraq dopo la caduta di Mosul, avrebbero assicurato che “il nome del nuovo Califfo verrà diffuso presto”. L’annuncio era atteso, ha proseguito la tv, “perché le autorità dell’Isis, due giorni fa, avevano all’improvviso tolto il divieto di fare riferimento in pubblico alla morte di Baghdadi”. Nel comunicato trasmesso ai suoi miliziani il Daesh avrebbe rivolto ai suoi seguaci un appello affinché “continuino sulla via della jihad”. Sempre secondo questa fonte “la morte presunta di Baghdadi ha provocato un colpo di Stato interno, con le rivalità per occupare le più alte cariche nella struttura del gruppo terrorista che hanno portato anche a scontri armati, e la proclamazione del coprifuoco in tutto il distretto“. Di questo comunicato, tuttavia, secondo il sito World Conflict News, non ci sarebbe traccia nei consueti canali informativi dell’Isis, pertanto, sostiene il network, la notizia non sarebbe stata “confermata dallo Stato islamico”. Il giallo, per il momento, dunque continua.

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