CANCRO: PERCHÉ LE CURE NON SONO PER TUTTI

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cancro

In principio era il “Giuramento d’Ippocrate”, che tutti i medici prestano ancora oggi, all’inizio della loro carriera professionale, come summa di regole morali. Tra i principi salienti spiccano su altri:

Perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica dell’uomo.

Curare ogni paziente con eguale scrupolo e impegno.

Promuovere l’alleanza terapeutica con il paziente, fondata sulla fiducia e sulla reciproca informazione.

Malati di serie A e di Serie B

Impegni deontologici che, se posti in relazione alla difficoltà di accesso a particolari cure specifiche, sia per gli alti costi, o per la scarsa circolazione di informazioni, in certi casi, possono creare cittadini di serie A e di serie B. La problematica riguarda sopratutto i malati oncologici, sottoposti a cure invasive e linee di trattamento tradizionali, secondo quanto previsto dal Snn (sistema sanitario nazionale). A parlare dell’attuale scenario sanitario nel nostro Paese, la dott.ssa Laura Forte, ematologa in Roma. Non pienamente guariti, o preoccupati per l’aggressività del male, molti pazienti si avvicinano a terapie innovative, che hanno spesso costi elevati.

Cure salate

Sono infatti le diverse possibilità economiche di ogni singolo paziente o famiglia, che fanno la differenza nell’approccio alla cura, creando discriminazioni. Leggendo con attenzione il registro dei tumori, la più alta frequenza di neoplasie, è a carico di organi come il polmone, l’apparato gastrointestinale, il seno e la prostata, con una differenza di genere, legata agli stili di vita e alle fasce di età. L’incidenza di queste forme neoplastiche sta aumentando generando sempre maggiori bisogni di attacchi terapeutici e farmacologici più consistenti e al contempo costosi.

Qualche esempio.

Terapia con anticorpi monoclonari

Si stimola il sistema immunitario del paziente, per aggredire le sole cellule malate. Gli anticorpi monoclonari sono molecole di sintesi, progettate in laboratorio per sfruttare particolari debolezze delle cellule tumorali, imitando gli anticorpi che l’organismo produce, come risposta immunitaria a germi, virus, batteri e funghi. Per questo, la maggiore difficoltà dei ricercatori, è stata di creare farmaci specifici che distruggessero solo le cellule malate, evitando ripercussioni su quelle sane. Considerando le conseguenze devastanti della chemioterapia, gli scienziati hanno pensato di disegnare a tavolino gli anticorpi in grado di riconoscere specifici bersagli, come le cellule cancerose. Gli anticorpi non servono unicamente per la cura dei tumori, ma anche per le malattie autoimmuni e le infettive come l’epatite C. In sostanza, negli ultimi dieci anni, l’industria farmaceutica, ha investito ingenti capitali nella ricerca, immettendo sul mercato i cosiddetti farmaci “biologici“, frutto di tecnologie biomolecolari. In questo modo sono state ritagliate terapie su misura, in relazione alle caratteristiche del cancro, ottenendo risultati efficaci anche sulla cura di neoplasie scarsamente sensibili alla chemioterapia. Il tutto, con ridotta tossicità per il paziente, e con buona qualità di vita.

Costi e benefici

Ma gli ottimi risultati curativi stridono con gli attuali costi terapeutici che ne impediscono il facile accesso. Da un lato, quindi, il grande numero di pazienti che chiedono assistenza, e dall’altra le poche risorse messe a disposizione dal sistema sanitario nazionale, e il diritto alla salute e all’accesso al farmaco. Le industrie farmaceutiche, sono le prime responsabili degli alti costi, avendo come obiettivo primario l’incremento degli utili per il recupero delle spese di investimento nella ricerca. I prezzi accessibili dei farmaci non vengono garantiti e il lucro derivato dal brevetto di monopolio, anche sulle medicine salvavita, continua.

Affinché le spese non siano totalmente a carico del malato e della sua famiglia, ci spiega ancora la dott.ssa Laura Forte, i pazienti dovrebbero poter accedere ai protocolli sanitari, che generalmente fanno capo agli ospedali e alle strutture universitarie, in cui vengono arruolati e sottoposti a controlli, cure programmate e continue, per trarne il massimo vantaggio.

Ma in questo caso, per un malato, dimostrare la priorità alla cura in termini di gravità, non è sempre scontata e semplice, rientrando anche in questo, un numero di variabili cliniche e sociali, purtroppo da non sottovalutare.

Strumenti di controllo e analisi

Il dio denaro fa la differenza anche nella scelta degli strumenti per il controllo della salute come le analisi. Le apparecchiature variano da laboratorio a laboratorio, sopratutto quando si tratta di analisi di complessità diagnostica avanzata, quali: Scintigrafie, Pet, Tac e di medicina nucleare in genere, perché necessitano di immagini estremamente dettagliate, che ne determinano gli interventi di cura. Ma la strumentazione di qualità non si trova necessariamente nel “privato“. Ci sono eccellenze e punte di diamante anche nel “pubblico“, dove la piaga è rappresentata, però, dalle lunghe liste di attesa per l’accesso alla diagnostica. Per questo, nell’urgenza di conoscere nel più breve tempo possibile, le cause di un malessere, il paziente deve rivolgersi a laboratori privati con significativi esborsi.

Dopo la cura c’è sempre un periodo di attesa o di convalescenza che permette di conoscerne gli effetti. Purtroppo molti pazienti che intendono intraprendere terapie innovative giungono ai nuovi percorsi in condizioni cliniche generali di debolezza dopo avere ottenuto scarsi benefici da linee di trattamento precedenti o per colpa di una recidiva della malattia. Ma nonostante la ricerca si ponga l’obiettivo di curare e guarire, quando possibile, anche patologie cronicizzate, si hanno forti ricadute sull’organizzazione dell’assistenza socio-sanitaria, rivolta a pazienti e a famiglie. A tal proposito, è doveroso parlare anche dei trattamenti accessori, sempre a carico dei malati, con costi aggiuntivi parzialmente o per niente rimborsabili. Pensiamo all’importanza di assumere sostanze disintossicanti che possono annullare gli effetti più tossici della chemioterapia, portatrice, spesso, di patologie secondarie correlate, e a carico di altri organi. Per questo, in alcune regioni, come la Toscana, sono state create unità sanitarie operative per i trattamenti su malattie neoplastiche, con l’assunzione di medicine a sostegno e di contrasto alle tossicità.

Fitoterapia

Tra queste le cure fitoterapiche, che stanno avendo grande diffusione, a fronte di enormi sacrifici per molte famiglie. Nel nostro Paese, infatti, non tutte le regioni possono avvalersi di tali opportunità allargando ancora di più il divario sociale tra pazienti. Così negli ultimi anni, da molte regioni italiane, si spostano sopratutto verso Toscana, Lazio e Lombardia, coloro che, a proprie spese, accedono a centri di alta specializzazione per la cura integrativa della propria patologia, aggiungendo alle spese sanitarie anche quelle di trasferta. In sintesi: da una parte troviamo i livelli essenziali di assistenza e dall’altra l’offerta di servizi a pagamento grazie ad un’autonomia operativa delle singole regioni, stabilità dall’articolo V della Costituzione Italiana.

Supporto psicologico

Inoltre la malattia non può essere affrontata senza un supporto psicologico. Fondamentali i servizi di consueling, organizzati da tante strutture sanitarie che aiutano ad orientare i bisogni dei malati e dei loro familiari per gestire al meglio il percorso terapeutico. Tra le necessità da affrontare anche la valutazione di un possibile ricovero del malato negli Hospice, residenze che forniscono un appropriato sostegno sanitario. Infatti l’evento della malattie porta alla riorganizzazione anche del sistema familiare. Rispetto a qualche anno fa attorno al paziente non si sviluppa più la cultura del silenzio sulle sue condizione di salute. Il malato non è più isolato, non vive più in una condizione di solitudine emotiva, pericolosa e dannosa, e tutto questo ne facilita il recupero. Cosi è scomparso il silenzio assordante intorno al paziente, agevolando anche la cultura della trasparenza e della comunicazione tra medico e malato, con un adeguato sostegno psicologico.

Ipertermia

Concludiamo con l’ipertermia nuova metodica efficace nel trattamento dei tumori e delle malattie reumatiche, non invasiva, che utilizza energia prodotta da onde di radiofrequenza. Questa è capace di scaldare la massa tumorale dall’esterno, portandola ad una temperatura di 42,5/43 gradi centigradi. Tale calore, dannoso per le cellule malate, ma non per le sane, le distrugge. L’ipertermia, coadiuvata dalla radioterapia, anche se può essere applicata a tutti i tipi di tumore, stimola il sistema immunitario. Tra i più importanti centri, in cui questo trattamento viene praticato, ci sono: Milano, Brescia, Carrara, Empoli, Roma, Caserta, Avellino e Bari. Ma, come già detto in precedenza, non tutti i pazienti possono rientrare nei protocolli sanitari per sottoporsi alla cura gratuitamente. In molti casi le terapie sono a pagamento e l’Ipertermia rientra tra le più costose (qualche migliaia di euro a ciclo completo).

Per questo, sarebbe importante che le grandi raccolte fondi non servissero solo per la ricerca, ma anche per il diritto alla vita di chi non ha troppe disponibilità economiche per curarsi.

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3 COMMENTS

  1. Ombre e luci
    Mi è stata diagnosticata nel 2000 una gammopatia monoclonale – protocollo indagine immediato e assistenza e spiegazioni al Centro Oncologico Ematologia (SSN).
    Nel giro di una settimana e da allora – senza raccomandazione nè “aiutini” ho regolarmente fatto come da protocollo gli esami del sangue semestrali senza colpo ferire.
    Nel 2005, in occorrenza di intervento su IPB (quindi benigno, e quindi operato nel giro di due o tre mesi dalla diagnosi, senza alcuna urgenza, è stata rilevata un (piccola) “lesione” tra rene e surrene da parte dell’ecografista. “si faccia una TAC” “solo risonanze ho una Gammopatia monoclonale in corso” “E allora faccia una RMN” e torni qua.
    Quindici giorni dopo con una struttura convenzionata SSN avevo la mia Risonanza.
    ASL e Ospedali chiedevano aspettative da era geologica.
    Vista la non particolare urgenza rilevata, l’intervento è stato fissato per quattro mesi dopo. Laparoscopia – (un pochino all’avanguardia per l’epoca ma l’Ospedale ne disponeva e il primario, che è stato tra gli innovatori, ha estratta la palletta di 4cm) ho atteso il canonico mese per l’istologico: Carcinoma di 3° grado Fuhrman (su 4)
    “Cosa devo fare ora?” “Nulla ho tolto tutto Una RMN all’anno e i soliti esami semestrali del sangue”.
    Una settimana dopo riprendevo a nuotare in piscina i miei 1500 m. in vasca corta per tenermi in forma nonostante l’età.
    La RMN la prenotavo presso una struttura convenzionata, con preghiera di non cercare di prenotare tre mesi prima, i loro tempi di accesso erano normalmente INFERIORI AL MESE (!!!!)
    Qualche giorno prima del Natale 2007, avverto uno strano formicolìo ad una gamba, un amico medico passato per gli auguri mi acchiappa e mi porta al Pronto Soccorso: Extrasistoli a gogò e pressione alta, si tratta di un TIA.
    Sono stato tenuto sotto controllo per tutto il tempo necessario a capire i miei problemi. Esami ed analisi scadenzati mese per mese.
    Sfortunatamente, durante una ECG sotto sforzo, parte una Fibrillazione Atriale che non mi viene stoppata subito come sarebbe stato indicato.
    Viceversa il medico (Cardiologo?) incolpa le mie coronarie, mi prescrive una coronarografia e mi consiglia di cercarmi un cardiologo(!).
    Essendo tuttavia una situazione non ritenuta critica, la Coronarografia viene rimandata di un mese e vado avanti con il consiglio/prescrizione di una cardioaspirina quotidiana.
    La coronarografia rivela che le mie coronarie godono ottima salute, solo, la FA avrebbe dovuto essere trattata entro la prima ora dall’insorgere, cosa che non è avvenuta.
    Il cardiologo che mi sono trovato, da signore, non commenta il comportamento del collega, tuttavia con i suoi strumenti riesce a capire che la mia FA è prevalentemente di origine emotiva.
    In ogni caso non posso mettere indietro l’orologio. Sono ancora comunque in FA, adesso resta solo una Cardioversione Elettrica, (effettuata con successo), un antiaritmico quotidiano ed una Terapia Anticoagulante Orale per il resto dei miei giorni.
    Riprendo a nuotare con l’avvertenza di non far andare il cuore oltre un certo ritmo.
    NON É Finita.
    2012 pochi giorni dopo il rituale controllo dal cardiologo, avverto uno strano indurimento all’altezza della milza, torno a farmi visitare, breve invio al P.S.:
    In due ore sono in sala ecografie al termine delle quali lo specialista mi dice testualmente: “tra una settimana la attende il Dr.XY all’IRCC di Candiolo, questa è la prescrizione per una RMN, arrivi là con questa eseguita, qui da noi i tempi sono lunghi, ha idea di come fare?”.
    Nessun problema il solito centro dove faccio le RMN di controllo annuale, mi trova un ‘buco’ in settimana, data l’urgenza.
    Mi presento al IRCC di Candiolo in tempo, lo specialista guarda ecografia e RMN mi chiede di tornare con qualche familiare il martedì successivo, mentre lui studia il caso e prepara la lista degli esami.
    Gli esami sono interni. Ai miei familiari viene spiegato in mia presenza che si tratta probabilmente di un linfoma e, dopo il ciclo di analisi, istologici ecc., verrò ricoverato per “prendermi le misure”
    Così è stato. Dopo una degenza di poco più di una decina di giorni, ho fatto la prima chemio con un farmaco “mirato” sul tipo di linfoma specifico. E mandato a casa.
    Avevo in mano il programma per 5 cicli di due giorni l’uno e l’elenco dei farmaci da prendere durante gli intervalli.
    La serie si è conclusa con un ciclo di una ventina di trattamenti con l’acceleratore lineare…
    Ho ripreso a nuotare. La mia Gammopatia è sempre lì… prima o poi si capirà da cosa è generata.
    Concludendo:
    Come quello di Candiolo esistono in Italia Centri che funzionano. e su quelli occorre puntare, esigere, come cittadini che i finanziamenti (ma, sopratutto i rimborsi!!!)
    dovuti arrivino puntuali
    Anche il SSN di per sé funziona.
    A volte serve sapere esattamente come muoversi. É importante capire e farsi un’idea del funzionamento del SSN.
    La domanda corrente circa i tempi geologici delle prenotazioni ha una risposta banale: negli ospedali e nelle ASL l’orario di funzionamento delle pur costosissime macchine (PET,TAC, RMN, strumenti diagnostici avanzati…) è quello delle 8 (se non 6) ore degli orari dei servizi pubblici.
    Le strutture convenzionate, come quella di cui ho parlato, devono far fruttare l’investimento, il costo orario di quelle macchine è molto superiore al costo orario degli specialisti e operatori, e quindi la struttura dà il servizio dalle 07:30 alle 21:30 almeno 5 se non 6 gg. la settimana.
    In questo modo i tempi di accesso sono molto più brevi, ma lo sono anche i tempi di ammortamento e quindi capita sovente che possano disporre di apparecchiature anche più recenti di quelle presenti nella struttura pubblica.

  2. La mia famiglia é la dimostrazione di come una sanità moderna possa essere solo di tipo integrato:mentre una volta uno poteva accedere gratuitamente a un servizio sanitario statale standard, e invece pagare per poter godere di un centro privato di eccellenza, oggi da noi in Lombardia é possibile venir curati in ambedue le strutture alle stesse condizioni, grazie a un adeguato sistema di rimborsi. Mia figlia, a tredici mesi, si é ammalata di un tumore molto aggressivo, ed é stata curata all’Istituto dei Tumori, una struttura pubblica estremamente avanzata, senza nessuna spesa. Oggi ha ventisei anni e lavora. Io soffrivo di insufficienza mitralica, un danno a una valvola cardiaca che provoca affanno, gonfiori alle gambe con ulcere e, nei periodi freddi, scompenso cardiaco. Ho scelto di essere operato in un centro cardiologico specializzato e famosissimo, che ha la buona abitudine di rilasciare la documentazione sul costo dell’intervento: 23.700 €, di cui io (assieme a un mese di riabilitazione) non ho pagato un centesimo. Ora ho recuperato una funzionalità superiore a quella di una volta, ogni settimana faccio escursioni in montagna e vado in bicicletta senza problemi.
    Purtroppo, però, il mio intervento é stato ritardato di tre mesi, mentre i disturbi aumentavano. Ho scoperto il motivo: la legge prevede che ogni regione sia dotata di centri cardiologici, da uno a quattro a seconda della popolazione, ma alcune (è inutile che vi dica quali) non ne hanno nessuno. Queste regioni inviano i pazienti nelle zone dotate di strutture adeguate, che ovviamente si intasano. Piuttosto che creare centri specializzati trovano più conveniente pagare rimborsi superiori per i ricoverati extra-regione. Comunque, la colpa é dell’incapacità tutta italiana del cittadino ad auto-organizzarsi. In un paese civile dovrebbero essere malati e familiari delle regioni non attrezzate a far scoppiare il caso e organizzarsi in comitato, in modo da costringere la loro sanità a creare strutture adatte, evitando assurdi viaggi e degenze a centinaia di chilometri di distanza.

  3. Confermo quanto detto da te….sommando i soli interventi chirurgici in famiglia (e relativi problemi di analisi e cure) passiamo i 30 e siamo in 4 !!!!

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