Egitto: attacco kamikaze contro un posto di blocco, oltre 50 morti fra militari e jihadisti Ventitré vittime fra i militari nella penisola del Sinai. Dopo l'attentato è scattata la ritorsione, uccisi più di 40 terroristi

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Giornata di morte nella regione del Sinai, in Egitto. Un attacco kamikaze contro un posto di blocco a sud di Rafah è costato la vita ad almeno 23 militari. Il bilancio potrebbe però aumentare, perché dei 33 feriti diversi versano in gravi condizioni. Si tratta del più sanguinoso attentato terroristico contro le forze armate egiziane dispiegate Sinai degli ultimi mesi e probabilmente il peggiore dal gennaio 2015 quando in tre assalti concertati si contarono 32 morti e 42 feriti ad Arish.

Anche in questo caso si è trattato di un’azione articolata: il sito del quotidiano governativo Al Ahram, in linea peraltro con il comunicato dell’esercito che indicava “sei vetture distrutte“, parla di diverse autobomba. L’Isis è attivo nel Sinai attraverso gli ex “Ansar Beit el-Maqdes“, i “Partigiani di Gerusalemme“, il principale gruppo jihadista egiziano della penisola al confine con Gaza e ribattezzatisi “Stato del Sinai” nel quadro di un’alleanza-affiliazione con il Califfato, annunciata nel novembre 2014.

Dopo la strage è subito scattata la ritorsione contro i terroristi. L’esercito, riferisce un comunicato ufficiale, ha ucciso “più di 40 tafkiri“, termine col quale vengono indicati i jihadisti. Nella reazione dell’esercito all'”attentato terroristico effettuato da elementi takfiri contro alcune postazioni a sud di Rafah” sono state distrutte anche “sei vetture”, precisa il comunicato ufficiale postato sulla pagina Facebook dell’esercito egiziano. “Una postazione delle forze armate è stata preso di mira con l’esplosione di un’autobomba che ha causato diversi morti e feriti fra gli eroi delle forze armate: la zona viene passata al setaccio all’inseguimento di elementi terroristi”, informa ancora il la nota. Anche se vi è stato un episodio di 60 terroristi uccisi in un sol giorno nel marzo dell’anno scorso, la cifra di 40 morti è elevata pur nella sanguinosa guerriglia in corso dalla metà del 2013 nel Sinai nord-orientale e centrale. Cifre complessive o di dettaglio non vengono fornite dall’esercito e sono molto rare sui media egiziani.

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