Navarro Valls, un uomo leale al servizio della Chiesa e della verità Celebrati i funerali dello storico portavoce di S. Giovanni Paolo II alla presenza di prelati e colleghi. Il ricordo degli amici

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Si sono svolti nella basilica di S. Eugenio i funerali di Joaquin Navarro Valls, per oltre 22 anni direttore della Sala Stampa vaticana, portavoce e amico fidato di San Giovanni Paolo II. Le esequie sono state presiedute da mons. Mariano Fazio, vicario generale dell’Opus Dei, la Prelatura di cui Navarro era membro numerario. Hanno concelebrato non solo sacerdoti dell’Opera ma, tra gli altri, mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segretaria per la comunicazione, padre Federico Lombardi, che gli subentrò alla guida della Sala Stampa, padre Ciro Benedettini, vice direttore e collaboratore di Navarro per 10 anni, e l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita. Erano presenti quattro cardinali: l’arciprete di S. Paolo Harvey, il camerlengo e presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso Tauran, il prefetto per le Chiese orientali Sandri e il presidente emerito del Pontificio consiglio per i testi legislativi Herranz. C’erano inoltre il sostituto della Segreteria di Stato mons. Becciu, il segretario del Pontificio consiglio per i testi legislativi Arrieta e mons. Piero Marini.

“E’ stato un uomo di fede” ha detto mons. Mariano Fazio nell’omelia sintetizzando “tre idee che possono riassumere bene una vita piena come la sua, riuscita, colma di amore di Dio e di servizio agli altri: lealtà, professionalità e dono di sé“. “Era un uomo leale, prima di tutto a Dio, che imparò ad amare fin da piccolo in una famiglia cristiana; alla sua vocazione all’Opus Dei, per santificarsi in mezzo al mondo, leale nel suo servizio alla Chiesa, in particolare a S. Giovanni Paolo II. Joaquin – ha proseguito – aveva ricevuto molti talenti dal Signore e la sua lealtà si dimostrò nella sua professionalità. Mise al servizio della verità tutte le sue capacità e la competenza comunicativa. Infine, fece della sua vita un dono: ha vissuto con il desiderio sincero di servire gli altri. In tutte le tappe della sua vita si prodigò per avvicinare a Dio i numerosissimi amici, visto che sapeva voler bene e farsi voler bene“. Non è mancato un ricordo personale di mons. Fazio, che ha abitato insieme a Navarro per alcuni anni. Visibilmente commosso, ha sottolineato che “voleva un bene dell’anima a coloro che gli erano fratelli nell’Opus Dei per i quali era pronto a dare la vita. Sono stato testimone oculare del suo affetto”. “Fu un figlio fedele – ha concluso – della Chiesa, del Papa e del Padre, come chiamiamo il famiglia il Prelato dell’Opera”.

A rendere omaggio alla salma, giovedì, nella camera ardente, c’erano stati, tra gli altri, l’ex Segretario di Stato card. Bertone e il ministro Lorenzin. Ai funerali erano presenti i fratelli di Navarro Valls, Rafael, Javier e Juan Carlos ma anche tantissimi giornalisti, il personale della Sala Stampa vaticana quasi al completo, il direttore dell’Osservatore Romano Vian, il fondatore di S. Egidio Andrea Riccardi e due grandi amici del portavoce di Giovanni Paolo II, lo storico fotografo del Papa polacco, Arturo Mari, e l’ex giornalista del Tg1 Alberto Michelini. “Era un grandissimo amico, l’amicizia era troppo forte” si è limitato a dire il primo con la voce rotta dall’emozione.

“Lo conosco dal 1973, quando non c’entravo con l’Opus Dei in quel momento ma andavo a fare dei reportage in Spagna sulla fine del Franchismo – ha raccontato invece Michelini a In Terris – e lui mi spiegò cos’era l’Opus Dei e che non dovevo fare delle gaffes dicendo che l’Opera faceva politica. Nei reportage fu la prima cosa che feci. E San Josemarìa gli disse, ‘Joaquin, ma questo tuo amico non ha capito proprio niente…’ E lui me lo raccontava ridendo, perché poi mi diceva che il Fondatore aveva pregato per la mia vocazione“. Poi un ricordo, ancora personale, dei viaggi e del legame con Giovanni Paolo II e Navarro Valls: “Nel 1984 eravamo in Estremo Oriente, Joaquin non era ancora capo della Sala Stampa. Avevo un rapporto personale con San Giovanni Paolo II, più di lui prima che diventasse portavoce e gli dissi ‘accompagnami che voglio dire al S. Padre che mi stanno chiedendo di candidarmi alle elezioni europee’. Io non avevo mai fatto politica ma avevo il dubbio su cosa fare. Andammo insieme alla Nunziatura e il Papa uscì dall’oratorio dove stava pregando, ci vide lì che parlavamo con don Stanislao (Dziwisz, ndr) e il sostituto Martinez Somalo e ci chiese ‘di cosa parlate’. E don Stanislao gli rispose: ‘gli stanno chiedendo di correre per le europee’ Il Papa disse: ‘Interessante’. Poi però pensando che potesse essere interpretato come un incoraggiamento, aggiunse ‘Pregherò per la sua decisione’. Uscii con Navarro dicendogli ‘Quico (il nomignolo di Navarro, ndr) se il Papa ha detto così, qualsiasi cosa deciderò sarà quella giusta’”.

Al termine della celebrazione sono state lette due lettere, una del prelato dell’Opus Dei, mons. Fernando Ocariz, attualmente in Portogallo, e una del cardinale Dziwisz. “Ho conosciuto Quico agli inizi degli anni ’60 ed è sempre stato motivo di riconoscenza aver incontrato una persona come lui – ha scritto mons. Ocariz – Uomo di profonda vita interiore, di grande prestigio professionale ma allo stesso tempo semplice. Per tutta la vita si è dedicato a servire gli altri. Non gli sono mancate le prove e le difficoltà che sempre ha saputo affrontare con buon umore e visione soprannaturale”.  Navarro è stato “stretto, fedele, competente collaboratore di San Giovanni Paolo – il ricordo dell’arcivescovo emerito di Cracovia – Ha svolto il suo servizio con piena dedizione al S. Padre. Non ho dubbi che con S. Giovanni Paolo è stato unito non solo dalla collaborazione ma anche dall’amicizia“.

La salma di Joaquin Navarro Valls è stata poi tumulata nel cimitero romano di Prima Porta.

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