Atteso l’annuncio del successore del cardinale Scola a Milano Il vicario generale mons. Delpini favorito. E nella Curia romana possibile valzer di nomine

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Chissà se anche questa volta Papa Francesco sorprenderà tutti nel nominare il nuovo arcivescovo di Milano. Dopo le dimissioni presentate dal cardinale Angelo Scola a novembre, al compimento dei 75 anni previsti dal codice di diritto canonico, l’annuncio è atteso per domani alle 12, in contemporanea dalla Sala stampa vaticana e dall’Arcidiocesi di Milano. La decisione del Papa sarebbe stata presa da diversi giorni e circola con insistenza il nome di mons. Mario Delpini per prendere il posto del card. Scola, da sei anni sulla cattedra ambrosiana dopo essere stato per nove anni patriarca di Venezia. Il porporato è stato anche uno dei nomi più accreditati per succedere a Benedetto XVI nel conclave che ha eletto Bergoglio, al punto che divenne celebre la gaffe della Cei dopo la fumata bianca, quando la segreteria lo salutò come nuovo Pontefice.

Delpini in pole

Quella di Milano è la più grande diocesi del mondo per numero di parrocchie (per abitanti è quella di San Paolo del Brasile), una sede tra le più prestigiose. Monsignor Delpini, 66 anni il prossimo 29 luglio, originario di Gallarate (Varese), da dieci anni è vescovo ausiliare e da cinque vicario generale della diocesi ambrosiana. Il 21 settembre 2014 il cardinale Scola lo ha nominato vicario episcopale per la formazione permanente del clero, caratteristica che lo accomuna a mons. Angelo De Donatis, che svolgeva la stessa mansione nella diocesi di Roma e che il Papa ha da poco nominato suo nuovo vicario, al posto del card. Agostino Vallini. Un nome a sorpresa, appunto, tanto che fino al giorno prima erano altri i candidati più accreditati. Ma Francesco sembra voler allargare alle diocesi il detto secondo cui chi entra Papa in conclave ne esce cardinale (guarda caso, come Scola…). E così nelle scorse settimane sono stati tanti i nomi circolati per la successione di Scola: da Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, a Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, da Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, a Francesco Cavina, vescovo di Carpi. Per finire addirittura con l’ipotesi, francamente fantasiosa, del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità.

Curia romana in fermento

Il valzer di nomine, del resto, sembra appena cominciato. In bilico c’è la posizione del cardinal Pell, il segretario dell’economia, che il 18 luglio dovrà comparire in tribunale a Melbourne per rispondere delle accuse di abusi su minori. Nei giorni scorsi poi non è stato rinnovato il mandato al cardinale Muller, il prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, sostituito dal numero due della “Suprema” mons. Luis Ladaria Ferrer. E qui si apre un interrogativo enorme. La motivazione ufficiale della rimozione del porporato tedesco è quella di una prassi che Francesco sarebbe intenzionato ad introdurre, ovvero non lasciare i capi dicastero al loro posto oltre il primo quinquennio.

Quinquenni scaduti e in scadenza

Lo scenario è interessante, perché limitandoci alle altre otto Congregazioni della Curia romana, in ben cinque casi il limite dei cinque anni è ampiamente superato. Il cardinale argentino Sandri è prefetto delle Chiese orientali dal giugno 2007; alle Cause dei Santi il cardinale Amato si è insediato il 9 luglio 2008 (tra l’altro a giugno del prossimo anno compirà 80 anni e dunque dovrà lasciare comunque il suo incarico); il cardinale Filoni è prefetto di Propaganda Fide dal maggio 2011 e sempre dal 2011, per la precisione dal 4 gennaio, il cardinale brasiliano Braz de Aviz guida la Congregazione per la Vita consacrata. Infine, il canadese Ouellet è al vertice del dicastero per i Vescovi dal giugno 2010. Senza considerare che nel 2018 il quinquennio scadrà per altri tre posti chiave: quello del Segretario di Stato Parolin, del prefetto del Clero Stella e del segretario del Sinodo dei Vescovi Baldisseri. Sarà interessante vedere se Papa Francesco deciderà di usare in tutti questi casi lo stesso metro utilizzato nei confronti di Muller. Sarebbe davvero una rivoluzione senza precedenti e si aprirebbe una stagione di rinnovi che potrebbe riservare grandi sorprese. Utopia?

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