Codice Antimafia, ok di Palazzo Madama alla riforma: il ddl torna alla Camera Il provvedimento passa al Senato con 129 favorevoli, 59 contrari e 30 astenuti. Orlando: "Credo ci siano le condizioni per arrivare in fondo"

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Centoventinove senatori favorevoli, 59 contrari e 30 astenuti: da Palazzo Madama è arrivato il sì al ddl che riformerà il Codice antimafia, decretando il ritorno del testo alla Camera per la rivisitazione in base alle modifiche apportate dal Senato. Ma, secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando, il rischio che la riforma resti impantanata a Montecitorio è lontano: “Credo che ci siano le condizioni per portarla fino in fondo”, ha commentato il guardasigilli. Questo al netto delle possibili modifiche che potrebbero essere apportate dai deputati, a cominciare dalla norma che estende l’applicabilità delle misure di prevenzione personale e patrimoniale a tutti coloro che risultino indiziati di reati contro la Pubblica amministrazione (ad esempio di corruzione). A esprimersi sulla questione dell’eventualità di modifica è stato lo stesso Orlando: “Ci sono opinioni diverse, si verificherà se i rilievi sono fondati… In caso faremo ricognizione serena, se saranno necessarie modifiche e dove introdurle”.

Attesa da Montecitorio

Il ministro si è detto comunque soddisfatto per l’approvazione del provvedimento il quale, ha specificato, “ha avuto una gestazione lunghissima”. Questo perché, ha spiegato ancora Orlando, “è un provvedimento che rafforza l’efficienza dell’agenzia per i beni confiscati, che offre nuovi strumenti per il contrasto alla criminalità organizzata e che introduce elementi anche di forte trasparenza nella gestione dei beni“. A ogni modo, qualora da Montecitorio si applicassero davvero delle modifiche al testo, sarebbe necessaria una nuova presentazione al Senato e, tale eventualità, qualche preoccupazione la desta. Qualche dubbio risiede proprio nella normativa sulla confisca preventiva che, nei giorni scorsi, aveva fatto storcere il naso su diversi fronti a cominciare da Forza Italia che, nel corso del dibattimento, aveva richiesto (con respinta) di invertire l’ordine del giorno e posticipare l’esame del ddl.

M5S: “Ennesima occasione sprecata”

Tra gli astenuti, l’ala del Movimento cinque stelle la quale, per voce del senatore Enrico Cappelletti, ha spiegato che “il M5S non intende essere complice dell’ennesimo compromesso al ribasso e dell’ennesima occasione sprecata dal Pd per contrastare davvero la corruzione”. Questo, tuttavia, “in posizione antitetica rispetto a FdI perché consideriamo necessario e urgente procedere ad una riforma che intervenga nella gestione dei beni confiscati e soprattutto perché siamo favorevoli all’estensione delle misure di prevenzione nei confronti degli indiziati di gravi reati contro la pubblica amministrazione, come corruzione o concussione. Se non fosse che tutto questo è stato minato proprio dal Pd”. Favorevole, invece, la presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi: “Mi auguro che la Camera faccia la sua parte per l’approvazione definitiva entro la sessione di Bilancio, in modo da completare la legislatura con un impegno forte contro la criminalità mafiosa”.

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