Navarro Valls, professionista e gentiluomo Il legame indissolubile con San Giovanni Paolo II e la fedeltà al messaggio di San Josemarìa Escrivà

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Un grande professionista e un gentiluomo rispettato, se non amato, da tutti. Un medico prestato al giornalismo che ha saputo conquistare la stima dei colleghi, anche di chi era incline a scrivere con i paraocchi di Vaticano, Papa e Chiesa. Questo era Joaquin Navarro Valls, fedele e fidato portavoce di San Giovanni Paolo II prima e di Benedetto XVI poi, fino al 2006, prima di passare il testimone a padre Federico Lombardi. Se n’è andato in punta di piedi. Da tempo gli era stato diagnosticato un tumore e benché la cosa fosse risaputa tra i colleghi, non aveva voluto che ci fossero particolari attenzioni nei suoi riguardi. Per amici e semplici conoscenti che si informavano sulle sue condizioni la risposta era sempre la stessa: “Esternamente cerca di non far notare nulla ma si sta consumando piano piano”. E’ stato sotto i riflettori del mondo per 22 anni per il ruolo che ha ricoperto in qualità di direttore della Sala Stampa vaticana ma ha vissuto fino all’ultimo quell’atteggiamento che si può sintetizzare nel “nascondersi e scomparire” appreso da San Josemarìa Escrivà, il fondatore dell’Opus Dei, la prelatura di cui Navarro era membro numerario. Primo laico a svolgere un incarico tradizionalmente affidato a religiosi, ha il merito di aver fatto fare un notevole salto di qualità sia alla Sala Stampa che più in generale alla comunicazione della S. Sede.

La chiamata del Papa

Un professionista apprezzato perché sapeva fare da mediatore con una categoria certamente non facile da trattare. Era in Italia da una decina d’anni, inviato del quotidiano spagnolo Abc, quando divenne presidente della Stampa estera. Nel 1984 giunse la chiamata di Giovanni Paolo II. In una intervista a Rome Reports, Navarro raccontò come arrivò l’invito a pranzo del Papa e lui pensò che si trattasse di una presa in giro. “Ricordo chiaramente quel pranzo con il Papa che pose il tema se io avessi idea di come migliorare il modo di comunicare (non di comunicare lui, che non aveva bisogno di alcun consiglio, ma di comunicare quest’universo di valori umani e cristiani che il Vaticano doveva fare)”. Poi giunse la telefonata con la nomina: “Ci pensai parecchio prima di accettare. Ricordo una cosa che mi è servita molte volte in seguito. Gli dissi: ‘S. Padre, è una responsabilità molto grande per me. E’ un compito capace di angustiare chiunque’. Mi disse qualcosa che mi è servita molte volte nella vita: ‘Non si può fare bene un lavoro se si pensa alla responsabilità‘” altrimenti “‘ti senti imprigionato dentro tale responsabilità’. Fu un consiglio molto saggio”.

Consigliere fidato

“Come si fa a dire di no al Papa?” raccontò in seguito. E del grande Papa polacco è diventato non solo portavoce ma anche fidato consigliere, in un certo senso “complice“. Insisteva molto per cercare di far riposare il Papa, di creargli occasioni che potessero aiutarlo a riprendere fiato dai tanti impegni. Celebri le “fughe” da Roma per andare a sciare a Ovindoli. Ma ha avuto ruoli decisivi anche in eventi storici come l’organizzazione del faccia a faccia con Fidel Castro o con Gorbaciov. Ha conosciuto i grandi personaggi del suo tempo, incontri e ricordi raccolti nel suo libro “A passo d’uomo”.

Commozione in diretta tv

Resterà impressa nella memoria collettiva la grande disponibilità e la commozione personale di Navarro nel seguire gli ultimi mesi della vita di Giovanni Paolo II per riferire ai media di tutto il mondo le condizioni del Papa ormai sofferente e malato. Un ruolo in cui la competenza medica fu utile tanto quanto quella comunicativa, fino a quel sabato 2 aprile 2005 in cui, dopo aver fatto sapere al mattino che “le condizioni del S. Padre restano gravissime”, la sera ebbe l’ingrato compito di annunciare la morte del Papa tanto amato. Una commozione ripresa dalle telecamere delle tv di tutto il pianeta.

Accanto ad altri santi

Ma resterà altrettanto impressa la grande gioia manifestata per la canonizzazione di Giovanni Paolo II. Nei mesi che precedettero il 27 aprile di tre anni fa Navarro Valls fu ricercatissimo per raccontare a giornali e televisioni i ricordi e le impressioni di quei 22 anni vissuti accanto a un grande santo. Senza dimenticare che quando era giunto a Roma aveva lavorato nell’ufficio comunicazioni dell’Opus Dei vivendo prima insieme a San Josemarìa (anche in questo caso toccò a lui dare l’annuncio della morte) e poi al successore, il beato Alvaro del Portillo. Prima ancora, in Spagna, aveva dato impulso a diverse iniziative apostoliche, educative e sociali in Catalogna e in Aragona.

Fedele fino in fondo

Tuttavia, la sua figura è indissolubilmente legata a Giovanni Paolo II. “Sono cosciente – dichiarò nel 1993, con il Pontefice ancora vivo – che dovrò rendere conto a Dio dell’immensa fortuna di aver potuto lavorare accanto a un uomo intorno al quale è palpabile l’esistenza della grazia. O meglio, si tocca nella profondità della sua orazione e nelle decisioni che prende come conseguenza di questa orazione”. Una fedeltà assoluta al S. Padre e alla sua vocazione all’Opus Dei, in cui, come rispose durante un’intervista a Rai1, era convinto dopo tanti anni che valesse la pena “complicarsi la vita al 150%”.

I funerali

Navarro Valls si è spento a Roma, circondato dall’affetto degli altri membri della Prelatura con cui viveva. La camera ardente sarà allestita dalle 16 di giovedì 6 luglio nella sacrestia della basilica di S. Eugenio. I funerali saranno celebrati nella stessa chiesa venerdì 7 alle 11 dal vicario generale della Prelatura, mons. Mariano Fazio (attualmente il Prelato, mons. Fernando Ocariz, è impegnato in un viaggio pastorale in Portogallo)

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