Ingv e Ispra: ricostruita l’origine geologica dei sette colli di Roma E' stata anche rideterminata l'età dei deposito sedimentario nel quale sono stati scoperti i crani di Homo neanderthalensis di Saccopastore

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E’ stata ricostruita l’origine e la storia geologica dei sette colli di Roma. La ricerca, pubblicata sulla rivista Quaternary International, è stata condotta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) grazie alla collaborazione di geocronologi, paleontologi, archeologi, vulcanologi e sismologi.

Oscillazioni marine

I risultati parlano chiaro: a “disegnare” il paesaggio romano sono state le oscillazioni del livello del mare legate alle diverse epoche glaciali, insieme ai vulcani dei Monti Sabatini a Nord-Ovest e dei Colli Albani a Sud-Est e, infine, grazie ai fiumi come il Tevere che alternativamente hanno esercitato un’azione di deposizione di sedimenti e di erosione.

“La presenza di un grande corso d’acqua e la prossimità della costa – rileva Fabrizio Marra, uno dei tre coautori insieme a Gian Marco Luberti e Fabio Florindo – hanno fatto sì che i fenomeni deposizionali, nell’ultimo milione di anni, siano stati regolati e scanditi dalle oscillazioni del mare, indotte dall’alternarsi dei periodi glaciali e interglaciali”.

“Datazioni molto precise”, continua Marra “rese possibili grazie allo studio dei depositi vulcanici ricchi di Argon”, un gas nobile che costituisce circa lo 0,94% dell’atmosfera terrestre. Queste tecniche di datazione, messe a punto alla fine degli anni ’90 da Ingv, Università di Berkeley e Berkeley Geochronology Center, hanno permesso di ricostruire la relazione diretta fra la deposizione dei sedimenti del Tevere e le risalite del livello del mare alla fine delle ere glaciali.

Nuova datazione per Neanderthal

E’ stata anche rideterminata, riporta l’Ansa, l’età dei deposito sedimentario nel quale sono stati scoperti i crani di Homo neanderthalensis di Saccopastore, e di dimostrare che i resti rinvenuti nella località della Valle dell’Aniene costituivano la più antica evidenza della presenza di questo ominide in Italia.

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