Caso Consip, perquisizioni in casa del giornalista Marco Lillo Controlli della Gdf nell'abitazione romana del cronista de "Il fatto quotidiano" nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta fuga di notizie, scattata dopo la denuncia di Romeo

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Marco Lillo

L’onda del caso Consip si sposta anche sul giornalista de “Il fatto quotidiano”, Marco Lillo: nell’abitazione del cronista romano, come riportato dalla stessa testata, sarebbero in corso delle perquisizioni anche se, come ribadito, il nome di Lillo non risulta presente nel registro degli indagati. A mettere in atto le operazioni è stata la Guardia di Finanza, su disposizione della Procura di Napoli, nell’ambito delle indagini sulla presunta fuga di notizie che sarebbe seguita alla pubblicazione del libro “Di padre in figlio”, pubblicato dallo stesso giornalista. Come riportato dal sito web del giornale, la Procura starebbe al momento indagando contro ignoti, in particolare nei confronti di “un pubblico ufficiale al momento non identificato che, avvalendosi illegittimamente di notizie non comunicabili in quanto coperte dal segreto investigativo, riferibili ad atti depositati presso l’Autorità Giudiziaria di Napoli, le abbia indebitamente propagate all’esterno”.

L’ipotesi accusatoria

Lillo, al momento, non si troverebbe nella sua abitazione romana in quanto fuori per vacanza. Come scritto ancora dal quotidiano, “secondo l’ipotesi accusatoria di Napoli nel lavorare al libro uscito in edicola il 18 maggio scorso, Lillo avrebbe attinto a notizie contenute nell’informativa del Noe del 9 gennaio 2017, dall’informativa del febbraio successivo, e da atti di indagine relativi all’inchiesta della Procura di Napoli su Romeo. La Finanza sta cercando questi atti, e le tracce informatiche che potrebbero documentare in che modo e tramite quale fonti Lillo se li è procurati”. Al momento, secondo quanto riportato, al giornalista sarebbero stati sequestrati un computer e un telefono cellulare.

La denuncia di Romeo

Le Fiamme gialle, quindi, sarebbero alla ricerca di file e documenti informatici che potrebbero risultare le fonti del lavoro svolto finora dal giornalista, autore di diversi scoop nell’ambito del caso Consip. L’inchiesta sulla violazione del segreto d’ufficio sarebbe partita in seguito alla denuncia presentata dai legali dell’imprenditore Alfredo Romeo, arrestato lo scorso 1 marzo con l’accusa di corruzione. Nella giornata del 4 luglio, a Romeo sono stati concessi gli arresti domiciliari anche se, per lui, è stato disposto il prosieguo della detenzione in carcere fino al reperimento di un braccialetto elettronico. E’ previsto in questa settimana, invece, l’interrogatorio del pm Henry John Woodcock, finito sotto inchiesta con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio il 27 giugno scorso, assieme alla giornalista Federica Sciarelli.

 

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