Migranti, Vienna minaccia: “Esercito sul Brennero”. L’ambasciatore austriaco convocato alla Farnesina Quattro mezzi corazzati inviati al confine. Il ministro Doskozil: "Molto presto potrebbero essere attivati controlli alle frontiere"

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Fino a 750 militari potrebbero essere “molto presto” schierati dall’Austria sul Brennero se non diminuirà il flusso di migranti provenienti dall’Italia. Lo ha annunciato il ministro della Difesa, Hans Peter Doskozil, al quotidiano Kronen Zeitung. “Credo che molto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell’esercito”, ha dichiarato il ministro austriaco sottolineando che la misura sarà “indispensabile se l’afflusso di migranti dall’Italia non diminuisce”. In quest’ambito, sono già stati portati al Brennero quattro mezzi corazzati Pandur delle Forze armate austriache che potrebbero essere impiegati nelle operazioni di controllo sull’immigrazione. Immediata la reazione dell’Italia, con il segretario generale del ministero degli Esteri, Elisabetta Belloni, che ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore austriaco a Roma, René Pollitzer.

Porti bloccati

A poche ore dalla richiesta di “iniziative concrete” da parte del premier italiano, Paolo Gentiloni, gli stati membri dimostrano per l’ennesima volta di non andare oltre le buone intenzioni e gli attestati di solidarietà. Non è solo Vienna, infatti, a opporsi a una maggiore condivisione dell’accoglienza. Francia e Spagna, alla vigilia del vertice a Strasburgo dei commissari europei, hanno già fatto sapere di essere contrarie all’apertura dei loro porti per consentire lo sbarco dei migranti nel Mediterraneo centrale. Il presidente francese Emmanuel Macron torna, in particolare, a fare il distinguo tra profughi e migranti economici. Per affrontare l’emergenza – ribadisce il capo dell’Eliseo – “bisogna condurre in maniera coordinata un’azione efficace e umana in Europa che ci permetta di accogliere i rifugiati politici che corrono un rischio reale, senza confonderli con i migranti economici e senza abbandonare l’indispensabile mantenimento delle nostre frontiere”.

Richiamo

A Parigi è però arrivato il richiamo da parte del Commissario Ue per le migrazioni, Dimitris Avramoupoulos, intervistato da Le Figaro. “Sui migranti la Francia si è mostrata molto responsabile fin dall’inizio, ed è anche sotto pressione, in particolare a Calais. Ma può impegnarsi di più.La situazione è insostenibile, urgono risposte” ha detto. Per i contributi al fondo per l’Africa, ha poi aggiunto, “Roma ha sbloccato 4 milioni di euro, la Germania 50 milioni e la Francia solo 3. E’ una cifra troppo bassa”. E’ necessario “ridurre i flussi verso l’Italia ed evitare le tragedie nel Mediterraneo. E’ chiaro che non possiamo lasciare sola l’Italia. La situazione è tale che oggi non è più sostenibile. La riunione a Tallinn dovrà portare a risposte concrete“. La situazione in Italia, ha continuato il commissario Ue, è resa “ancora più complessa” dal fatto che si tratta soprattutto di una “migrazione economica” e che “la maggior parte di queste persone presentano una richiesta di asilo. I centri di accoglienza e orientamento, battezzati ‘hotspot’, sono saturi. Bisogna aprirne di più. Tutte le persone che non hanno bisogno della protezione internazionale devono tornare nel proprio paese al più presto possibile, in condizioni umane“.

Il documento

Intanto spunta un “non paper“, un documento non ufficiale circolato al vertice dei leader del 23 giugno, in cui Francia e Olanda, (Macron e il premier Mark Rutte) presentavano “un piano in dieci azioni per contenere i flussi” focalizzato soprattutto su azioni dirette all’Africa, e guidato da una sorta di progetto pilota di cooperazione rafforzata. D’altra parte sembra che alcune misure a cui si lavora Bruxelles, raccolgano anche questi input, oltre agli spunti emersi dalla riunione dei ministri dell’Interno di domenica a Parigi, a cui hanno partecipato Marco Minniti, il francese Gerard Collomb, il tedesco Thomas de Maiziere, e il commissario europeo Dimitris Avramopoulos.

Tra le idee, quella di cambiare la regola in base a cui le navi delle organizzazioni non governative (che rappresentano il 35-40% della flotta che effettua soccorsi in mare) sbarcano i migranti a bordo dei mezzi di EunavforMed Sophia; contribuire ad organizzare un’area di soccorso e salvataggio (Sar) per la Tunisia; e rafforzare l’azione della Guardia Costiera libica. Ma per molte delle azioni previste serviranno nuove risorse, e anche quella dei soldi da destinare al Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione, a Tallin, si potrebbe rivelare una discussione in salita. La Commissione Ue fino ad oggi ha finanziato il Fondo destinandovi 2,6 miliardi di euro, ma dagli Stati membri è arrivato ben poco, solo 89 milioni (da Italia e Germania). L’Olanda di recente ha sbloccato 50 milioni di euro, da destinare in parte anche a questo, ma da parte degli altri Paesi per ora è silenzio.

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