L’ultima buona azione: lascia 4 milioni in eredità ai suoi dipendenti

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Luciano Tamini, classe 1932, non era un semplice imprenditore. Nella sua azienda era un vero e proprio leader, un motivatore che conosceva bene il potenziale dei suoi dipendenti, tanto da conoscerli tutti personalmente. Quattro settimane fa gli era stata diagnosticata una malattia letale, e il 1 luglio è deceduto all’età di 84 anni. La sua reazione alla notizia della malattia è stata: “Ma sì, sono contento di avere davanti un po’ di tempo, così posso organizzare bene le cose che voglio lasciarmi alle spalle”. E, come riporta il “Corriere della Sera”, il suo primo pensiero è andato ai dipendenti della sua ditta.

Un’eredità di 4 milioni

“Vorrei lasciare un ricordo”, aveva detto Tamini. Ed ecco pronto un lascito di circa 4 milioni di euro, così dipartiti: 15 mila euro per ogni operaio e 10 mila per ogni impiegato. Perché questa differenza? “Perché è giusto dare qualcosina in più a chi guadagna meno”, sosteneva Luciano. Un regalo per circa 300 persone in totale, ovvero quelli che erano alle dipendenze della Tamini al momento in cui è stata ceduta al gruppo Terna e che ancora lavorano nell’azienda fondata oltre un secolo fa dal padre del generoso imprenditore.

Un’azienda centenaria

L’azienda venne fondata nel 1916 Carlo Tamini a Milano; è un’officina di riparazioni meccaniche, che in pochissimo tempo si trasforma in un impianto di saldatura. Successivamente, la produzione è cambiata in trasformatori elettrici per i piccoli altoforni del bresciano e per l’industria siderurgica, all’epoca ancora agli albori. Quando il padre Carlo viene a mancare, aggiunge il “Corriere”, è toccato ai tre figli prendere in mano l’azienda. Luciano aveva solo 21 anni, ma con caparbietà ha guidato la ditta producendo trasformatori sempre più grandi da proporre anche sul mercato estero, tanto che la fabbrica di Melegnano, leader mondiale del settore, viene ribattezzata “la Ferrari dei trasformatori”. Le riunioni con Luciano non sono mai durate più di cinque minuti, Tamini preferisce parlare e ascoltare per poi decidere. Da manager ha rifiutato gli accordi con i concorrenti, ma col passare del tempo, l’avanzamento della globalizzazione e un conflitto familiare hanno cambiato le carte in tavola. Nel 2014 la fabbrica è stata ceduta a Terna, colosso italiano della distribuzione di energia, con l’obiettivo di assicurare un “un futuro al marchio e sopratutto ai lavoratori”. La Temini si potrebbe definire un’azienda modella: mai un licenziamento, mai un’ora di cassa integrazione e nessun debito con le banche.

Gli ultimi mesi

Nel 2016, in occasione del centenario della Tamini, ha pubblicato un libro intitolato “Il cammino del vecchio leone”, nel quale ha raccontato la storia della sua fabbrica. Pochi mesi dopo, a causa del cambio ai vertici di Terna, alla Tamini si parla per la prima volta di cassa integrazione. Luciano, contrario, si è schierato dalla parte dei dipendenti. Nel febbraio è stato estromesso dalla carica di presidente onorario. Prima di lasciare i suoi uffici, ha scritto una lettera ai suoi operai e dipendenti, che ha sempre definito “amici”: “Ho compiuto 84 anni, ma come un vecchio leone vi dico che sono pronto a ruggire ancora. La Tamini è indistruttibile e non potrà finire mai. Abbiate pazienza e fiducia, un abbraccio a tutti”. Poi, nei giorni scorsi, la morte. Oggi, 4 luglio, si celebrano i suoi funerali a Fortunago (Pavia). Per lui, i manager che lo hanno osteggiato, hanno deciso di accogliere una delle sue ultime volontà: otto ore di permesso a tutti i dipendenti affinché possano partecipare al commiato. E l’intera azienda è accanto a Luciano, ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

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