L’ESPERTO: “SESSO OCCASIONALE: COSI’ I NOSTRI FIGLI SI AMMALANO”

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Siamo in estate e, per molti ragazzi il periodo delle vacanze è ormai prossimo. Comportamenti sessuali sempre più liberi e, soprattutto, non completamente consapevoli nascondono trappole che possono rovinare non solo questo momento di spensieratezza ma la vita. La prevenzione è fondamentale, perché solo adottando una condotta corretta si può scongiurare il rischio di contrarre malattie gravi. In questo un ruolo decisivo lo giocano i genitori, i quali dovrebbero salvaguardare la salute dei propri figli, invitandoli a fare valutazioni profonde prima di avere un rapporto sessuale occasionale e, in particolare, sui pericoli a esso connessi. Ci aiuta a fare chiarezza il professor Alfredo Pennica, Infettivologo e docente universitario presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di all’università “La Sapienza” di Roma (Sant’Andrea). 

Professore quali sono le malattie sessuali più diffuse tra gli adolescenti?
“Le Infezioni Sessualmente Trasmesse (Ist ndr) costituiscono un gruppo di malattie infettive molto diffuse che interessano milioni di individui ogni anno. Oggi si contano circa trenta quadri di Ist determinati da oltre 20 patogeni diversi sessualmente trasmessi. La loro diffusione in Italia è rilevante e non si osserva una diminuzione del numero totale dei casi segnalati nel tempo, si è anzi registrato un incremento negli ultimi anni. Le popolazioni più a rischio sono gli stranieri, i maschi che fanno sesso con maschi (Msm) e i giovani della fascia 15-24 anni. Con percentuali diverse, tra i suddetti gruppi di popolazione, si è registrato un aumento dei casi di sifilide e gonorrea. In particolare tra i giovani si è registrato un aumento delle infezioni da Chlamydia trachomatis probabilmente dipendente dal miglioramento dei test di diagnosi, dei sistemi di sorveglianza e dei programmi di screening. In tutti i gruppi si è poi osservato un aumento dei casi di condilomatosi ano-genitale maggiormente evidenziati grazie alla campagna vaccinale anti-Hpv per le adolescenti che ha comportato una maggiore attenzione nei confronti di questa infezione. In aumento, inoltre le segnalazioni di linfogranuloma venereo, principalmente in Msm, e di mollusco contagioso. Un discorso a parte merita l’Hiv. Negli ultimi anni la prevalenza di Hiv, dopo un periodo di decremento, sembra mantenere un andamento stabile ma tendente al rialzo, più marcato tra gli Msm. Questo fenomeno è forse dovuto al fatto che oggi la malattia è curabile, seppur non ancora eradicabile, e questa conquista medica ha paradossalmente fatto abbassare l’attenzione della popolazione nei riguardi dell’infezione”.

Quanta consapevolezza hanno i giovani?
“Direi molto scarsa se non inesistente. Da anni non ci sono campagne pubblicitarie/informative (l’ultima relativa all’Hiv risale a qualche anno fa); la scuola non si fa carico di nessun tipo di educazione sessuale ne, conseguentemente, di diffondere una cultura di prevenzione tra i giovani; i genitori sono spesso ignoranti in materia quanto e non più dei figli”.

I genitori avviano un dialogo sulle malattie a trasmissione sessuale?
“Abbiamo già sottolineato come i genitori siano più spesso ignoranti in materia di quanto non lo siano i figli. Del resto gli adulti che afferiscono ai nostri ambulatori presentano una conoscenza molto approssimativa delle malattie sessualmente trasmesse, della loro prevenzione e delle terapie. Questi stessi adulti, così all’oscuro di conoscenze, dovrebbero poi essere gli stessi che trasmettono le informazioni ai giovani?”

Quanti ragazzi minorenni va da soli dal medico?
“Pochi, spesso circolano sui forum e parlano per sentito dire. Di solito sono preda di paure inesistenti dovute all’ignoranza sull’argomento che spesso si trasformano in vere e proprie fobie. Il Web in questo senso è più spesso deleterio che utile”.

Si fa sufficiente campagna di prevenzione?
Direi di no in maniera assoluta. Non ricordo la trasmissione di spot sulle malattie sessualmente trasmissibili, a parte quella (datata) sull’Hiv.

E’ possibile far fronte all’ignoranza e ai tabù sull’argomento?
“L’ignoranza si combatte con la conoscenza. La diffusione della conoscenza non può essere affidata al web dove arriva in maniera incontrollata L’informazione deve essere confezionate e gestita da personale medico o specializzato in materia. Il rischio di consultare ‘dott Google’ è sotto gli occhi di tutti ed i risultati sono quelli che attualmente vediamo nella recente vicenda dei Vaccini: gente senza nessuna competenza scientifica emette e diffonde con arroganza sentenze pseudo-scientifiche. Di questo fatto ultimamente sono stati complici personaggi della politica e dello spettacolo”

Quando a contrarre una Ist è un minorenne i genitori vengono avvertiti dalle autorità mediche?
“Le Ist sono sempre soggette a notifica, indipendentemente dall’età del paziente.
Il problema, nel minore, è gestire il rapporto con i genitori. Mi spiego meglio: chiunque può chiedere un intervento medico, che non può essere negato – sarebbe omissione di soccorso -, quindi chiunque, in piena autonomia, può richiedere uno screening della Ist. In particolare l’adolescente emancipato (16 anni ndr) può richiedere in prima persona l’esecuzione dei test per le Ist, tuttavia la prescrizione dell’eventuale cura richiede un consenso informato che solo chi esercita la potestà genitoriale può rilasciare. Come si vede si tratta di un delicato argomento etico / medico-legale”.

Come si riducono i rischi?
“Con comportamenti corretti, non sta a me giudicare, io faccio il medico. Però da genitore cerco di far capire ai miei figli che un ragazzino non deve fare la vita degli adulti, in tutti i sensi”.

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1 COMMENT

  1. Concordo sull’urgenza di fare prevenzione, però non è vero che la scuola non fa nulla in tal senso. Esistono molti progetti di educazione alla salute che comprendono anche lezioni sulle malattie sessualmente trasmissibili. Io sono docente di scienze in un istituto tecnico-professionale trentino e da diversi anni, insieme ad altri colleghi, facciamo delle lezioni dedicate all’argomento nelle classi terze. Certo é una piccola parte, da sola la scuola non può bastare, bisogna fare rete con la famiglia e con le altre realtà educative. Come scuola facciamo il possibile, é triste e amareggia sentirsi sempre sviliti nel proprio sforzo educativo, troppo comodo prendersela sempre con la scuola!
    Cordiali saluti.

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