Al via la chiusura dei “nasoni”. La Croce rossa scrive a Raggi: “E’ un rischio” Come previsto dal piano anti-siccità di Acea, 30 fontanelle al giorno (tranne 85) chiuderanno fino alla fine dell'emergenza. Ma la decisione continua a dividere

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nasoni

Il fatidico lunedì è finalmente arrivato: a partire dalla mattina del 3 luglio, infatti, verrà avviata l’annunciata chiusura dei cosiddetti “nasoni”, le storiche fontanelle in ghisa disseminate su tutto il territorio della città di Roma e, in qualche modo, fra i simboli più iconici della Città eterna. A partire da oggi, trenta fontane al giorno smetteranno di far scorrere acqua per le vie della Capitale, interrompendo una tradizione iniziata addirittura nel 1874 per volontà del sindaco di allora, il conte Luigi Pianciani: una decisione difficile, questa, presa dall’amministrazione capitolina per ovviare al rischio siccità e, soprattutto, per tentare di ridurre il prelievo di acqua dal Lago di Bracciano, fortemente provato dall’assorbimento di Acea e, nondimeno, dal caldo dei giorni scorsi che ha contribuito a ridurre sensibilmente il livello dello specchio d’acqua.

Esclusi 85 “nasoni”

Come specificato dall’Acea, saranno 85 (sui 2172 presenti a Roma) i “nasoni” che verranno esclusi dal piano di chiusura tra cui, come spiegato dal presidente Paolo Saccani, “tutte le fontanelle pubbliche utilizzate dall’Asl e dalla scrivente società per i campionamenti necessari al controllo della potabilità dell’acqua erogata, nonché altre fontanelle in numero compatibile con l’obiettivo di una drastica riduzione delle portate erogate, che l’Amministrazione comunale vorrà eventualmente segnalarci”. Il tutto, spiegano ancora dalla società, nella perfetta consapevolezza del disagio che tale operazione (alla quale sarà parallelamente affiancata quella di riparazione della rete) porterà a cittadini e turisti. Difficoltà evidenziate già nei giorni scorsi da numerose associazioni, oltre che dalla stessa popolazione romana, e non solo per il valore simbolico delle fontanelle ma anche per la loro importanza strategica nel periodo estivo. Acea, da questo punto di vista, rassicura specificando che ogni 2-3 giorni verranno effettuati controlli per verificare gli eventuali effetti positivi.

Croce rossa: “Problemi per i senzatetto”

A partire dall’annuncio del piano di Acea, la protesta si è sollevata in modo pressoché unanime, con raffronti statistici sulla dispersione di acqua a Roma e sul valore dell’emissione di quella dei “nasoni” (appena l’1,1% di quella messa in rete dalla società, secondo quanto spiegato dall’associazione “Ecoitaliasolidale”). Va specificato che, come annunciato da Acea, la chiusura delle fontanelle sarà temporanea. E’ anche vero, però, che la possibilità di poter usufruire di acqua corrente in pieno centro è sempre stata un tratto distintivo dell’Urbe e, insieme, un importante fattore per residenti e visitatori durante le giornate più calde tanto che, in occasione del suo centenario nel 2009, la società realizzò addirittura una mappatura dei “nasoni” da distribuire ai turisti. Segno di un valore non solo estetico e culturale ma anche pratico che, da qualche giorno a questa parte, è impugnato da coloro che protestano contro la decisione comunale. Ovviamente, precisa la società, va considerata la gravità della situazione legata alla siccità e alla riduzione del livello del lago, poste come motivazioni principali di una decisione così significativa. A questa, però, si è opposta anche la Croce rossa italiana che, in una lettera, ha lanciato un appello alla sindaca Raggi: “Con la chiusura dei nasoni prevista a partire da domani a Roma, si pone un rischio per le persone senza dimora, soprattutto perché siamo in una stagione calda quando c’e’ bisogno di bere molto e le fontanelle sono spesso una preziosa fonte per queste persone per dissetarsi oltre che per lavarsi”.

 
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