Naufragio nel Canale di Sicilia: almeno 60 dispersi al largo della Libia Il barcone trasportava 140 persone, molte delle quali approdate a Brindisi sulla nave inglese "Echo": in Puglia, in tutto, sono sbarcate 402 persone

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Oltre 60 persone disperse in mare, a fronte delle 140 presenti a bordo di un’imbarcazione proveniente da Sabratha, in Libia, naufragata mentre si apprestava a raggiungere le coste italiane. Circa 80 migranti sono approdati nel porto di Brindisi a bordo di un cacciatorpediniere della marina britannica (impegnato nella missione umanitaria “Triton”): questo, per il momento, il bilancio dell’ennesima tragedia al largo della Libia, in pieno Canale di Sicilia, dove il barcone carico di immigrati provenienti dall’Africa subsahariana si è capovolto, catapultando in mare tutti gli imbarcati. Tra i salvati, anche 67 donne, cinque delle quali in stato di gravidanza. Alcuni dei migranti tirati a bordo dalla nave inglese (l’arrivo della quale era già stato annunciato il 28 giugno scorso) hanno riportato serie ustioni su diverse parti del corpo, probabilmente provocate da una fuoriuscita di carburante.

Naufragio e sbarchi

Sul cacciatorpediniere “Echo”, attraccato a Brindisi attorno alle 9.30 del mattino, c’erano 402 persone salvate in mare. I superstiti del gommone affondato nel Canale hanno riferito agli operatori dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) delle 60 persone rimaste in acqua, come confermato su Twitter anche dal portavoce dell’ong in Italia, Flavio Di Giacomo: “Ottanta sopravvissuti arrivati a Brindisi hanno riferito al personale Oim che il loro gommone, con 140 persone a bordo, si è capovolto: circa 60 persone sono dispersi”. Prima dell’arrivo della nave britannica, sul molo di Sant’Apollinare erano già stati allestiti i presidi di primo soccorso, organizzando uomini e mezzi all’interno di un capannone dove hanno immediatamente operato sanitari del 118, membri della Questura e volontari della Protezione civile.

Tragedia continua

Concluse le operazioni di soccorso, i migranti saranno sottoposti a identificazione prima di essere trasferiti nei vari centri d’accoglienza nelle altre Regioni italiane. Nel frattempo, le unità della Guardia costiera proseguiranno le ricerche al largo della costa, nel tentativo di individuare le persone ancora disperse dopo il naufragio. Un nuovo capitolo di un dramma, quello migratorio, che continua a vedere accrescere i propri tragici numeri e, allo stesso tempo, a evidenziare l’urgenza di interventi concreti e immediati da parte dell’Unione.

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