CARDINALI DI “PERIFERIA”

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Oggi Papa Francesco terrà un concistoro ordinario pubblico per la creazione di cinque nuovi cardinali. Ma che cos’è un concistoro? E cosa fanno in concreto i cardinali? Il loro compito principale è quello di eleggere il Papa e, in periodo di sede vacante, di governare la Sede Apostolica. Ma hanno anche la responsabilità di aiutare il Sommo Pontefice nelle sue funzioni, sia singolarmente che collegialmente. I cardinali appartengono a tre ordini: dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, che rispecchiano i gradi dell’Ordine sacro, pur trattandosi di una distinzione puramente onorifica, legata al “titolo”, ovvero alla chiesa romana di cui diventano appunto titolari. Questo ad indicare il loro incardinamento nella diocesi di Roma. Ai cardinali dell’ordine dei vescovi viene assegnata la titolarità delle diocesi suburbicarie, ovvero le sette limitrofe a Roma: Ostia, Porto e S. Rufina, Sabina-Poggio Mirteto, Frascati, Velletri-Segni, Palestrina e Albano. La diocesi di Ostia, unita a quella di Velletri, è assegnata al cardinale decano. La distinzione più importante tra i cardinali si basa in realtà sull’età, in seguito alla riforma voluta da Paolo VI. Al compimento degli 80 anni, infatti, perdono il diritto di partecipare al conclave e dunque all’elezione del Papa. Il numero degli elettori non dovrebbe superare i 120 ma i pontefici hanno più volte derogato a questo limite.

Il concistoro ordinario

Il concistoro è appunto la riunione dei cardinali, che può essere convocata dal Papa ad esempio per annunciare la proclamazione di nuovi santi, e si distingue in ordinario, al quale devono partecipare i residenti a Roma, e straordinario, a cui devono partecipare tutti. Quello odierno è un concistoro ordinario per la creazione di nuovi cardinali. Si tratta del quarto indetto da Papa Francesco. Un numero importante, se si considera che Benedetto XVI ne ha tenuti 5 tra il 2006 e il 2012 (anno in cui ce ne sono stati due) mentre S. Giovanni Paolo II ne ha convocati 9 tra il 1979 e il 2003.

La composizione del Sacro Collegio

Con i cinque odierni, i cardinali creati da Francesco diventano 60, di cui 49 elettori. Il Sacro Collegio sarà così composto da 225 membri dei quali 121 elettori e 104 no. Il prossimo anno saranno 7 i cardinali a superare la soglia degli 80 anni, tra febbraio e giugno: si tratta di cinque italiani (Vegliò, Romeo, Coccopalmerio, Caffarra e Amato), un portoghese (Monteiro de Castro) e del vietnamita Nguyen. Gli italiani restano ancora i più numerosi: sono 45, di cui 24 elettori (numero destinato a scendere in maniera consistente, come accennato, dal prossimo anno).

Fino all’effusione del sangue

Il concistoro resta un rito suggestivo le cui parti essenziali sono  la lettura della formula da parte del Papa, il giuramento di obbedienza dei nuovi cardinali al Romano Pontefice e l’imposizione di zucchetto e berretta, rossi “come segno – recita la formula – della dignità del Cardinalato, a significare che dovete essere pronti a comportarvi con fortezza, fino all’effusione del sangue, per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione di Santa Romana Chiesa”. Il Papa consegna anche l’anello e assegna il titolo.

Il caso Zerbo

I nuovi porporati provengono da Europa, Africa, Asia e Centroamerica. Il primo, che avrà l’onore di indirizzare il saluto al S. Padre, è l’arcivescovo di Bamako, primo cardinale del Mali, mons. Jean Zerbo, 73 anni, protagonista del processo di pace nel suo Paese. C’è stato anche un giallo intorno alla sua presenza a Roma. La diocesi, infatti, aveva annunciato che per motivi di salute la berretta gli sarebbe stata consegnata in Mali. Subito alcuni organi d’informazione si erano precipitati a spiegare che si trattava di una scusa, di un passo indietro del Papa, pentito della nomina, a causa di presunti conti da 12 milioni aperti dal nuovo cardinale e da altri due vescovi in Svizzera. La notizia faceva riferimento a un’inchiesta del 2002 ed era stata rilanciata dal quotidiano francese Le Monde. In realtà l’arcivescovo era a Roma già da ieri e la diocesi aveva già chiarito che i soldi non erano di mons. Zerbo ma erano “al servizio delle opere della Chiesa e della pace”.

Porporati di “periferia”

Nelle sue scelte (in questo caso fatte anche a sorpresa), Papa Francesco ha voluto continuare la strada intrapresa di rendere sempre più internazionale il S. Collegio e di elevare alla dignità cardinalizia personalità di realtà “periferiche”. Ecco così spiegata la porpora a mons. Anders Arborelius, arcivescovo di Stoccolma, 68 anni, primo vescovo svedese dai tempi della Riforma, un carmelitano convertitosi all’età di 20 anni, che ha accolto il Papa nella sua visita a Lund, o al vicario apostolico di Paksé, il laotiano Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, 73 anni, ideatore della “scuola di catechisti” e delle visite ai villaggi delle montagne.

La sorpresa dell’ausiliare

L’altro vescovo europeo che riceverà la berretta è l’arcivescovo di Barcellona mons. Juan José Omella, 71 anni, nomina che non ha destato particolari sorprese al contrario di quella di Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, ausiliare dell’Arcidiocesi di San Salvador, 75 anni, primo cardinale salvadoregno. E’ singolare, infatti che venga creato cardinale un ausiliare ma non si tratta di una “bocciatura” del vescovo di San Salvador, mons. Escobar Alas, quanto di un riconoscimento a colui che il beato Oscar Romero definì nel suo diario “amico da tanto tempo”.

La lettera del S. Padre

Il Papa ha indirizzato una lettera ai nuovi porporati lo scorso 31 maggio, dopo l’annuncio fatto dieci giorni prima al termine dell’Angelus. “Caro fratello, le invio un caloroso abbraccio, come anticipo di quello che le farò il 28 giugno durante Concistoro – ha scritto il S. Padre – Con questo saluto, esprimo la mia speranza che la sua testimonianza come discepolo del Signore possa essere ancora più evidente nel servizio che oggi la Chiesa le chiede” perché “il cardinalato è un servizio” non “una dignità che rende più importanti degli altri, né un’onorificenza o una promozione principesca. Si tratta di qualcosa di completamente diverso e più grande: è una chiamata a seguire il Signore più da vicino, e a farlo senza compromessi o condizioni”. Questo è quello che si attende il Papa (e, con lui, la Chiesa intera) dai suoi più stretti collaboratori.

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