“Una visita può salvare una vita”: l’appello di S. Egidio per gli anziani soli Presentato il programma di monitoraggio in collaborazione con Enel Cuore

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A volte quelle periferie di cui tanto spesso parla Papa Francesco si trovano nel pieno centro delle grandi città. Ad esempio quando gli anziani restano soli e abbandonati, a volte “prigionieri” nelle loro abitazioni o “segregati” in case di riposo, non sempre extralusso. Un problema che vale tutto l’anno ma che si acuisce in estate fino a diventare una vera e propria emergenza. Così, dopo l’eccezionale ondata di calore che nel 2003 provocò migliaia di morti, soprattutto in Francia e Russia ma senza risparmiare il resto dell’Europa, Italia compresa, la Comunità di S. Egidio ha avviato un progetto di assistenza per i soggetti più fragili, in particolare proprio gli anziani ultraottantenni. Il programma si chiamava “Viva gli anziani”: nato a Roma nel 2004, con la collaborazione del Ministero della Salute e Roma Capitale e il successivo coinvolgimento delle Asl Rm1 e Rm3, dallo scorso anno si avvale del supporto di Enel Cuore.

L’appello di S. Egidio

Il progetto ora ha cambiato nome, “Una città per gli anziani, una città per tutti”, e prevede un monitoraggio della popolazione a rischio. E’ stato presentato dal presidente della Comunità, Marco Impagliazzo, e dal consigliere delegato di Enel Cuore Andrea Valcalda. Ma al di là dei numeri e delle iniziative, Impagliazzo ha voluto lanciare “un appello agli italiani e ai romani, un invito a accorgerci degli anziani, a non lasciarli soli, ad avere un occhio per queste persone. Suonare un campanello, un citofono, portare una bevanda fresca, aprire una porta: una visita può salvare una vita, perché l’isolamento e la povertà sono la principale causa di morte di questa fascia di popolazione”.

Affrontare l’emergenza

“L’emergenza – ha spiegato ancora Impagliazzo – si affronta come si deve solo se si è preparati. La scelta è stata quella di monitorare la popolazione ultraottantenne di alcuni rioni del centro storico di Roma in collegamento con le Asl locali. Questa rete di protezione, che funziona con visite regolari, sensibilizzazione del vicinato, ma anche semplici telefonate per verificare le condizioni di vita e di salute degli anziani, ha portato negli anni a ottimi risultati. In particolate, nell’estate 2015, quando si è verificata una nuova e prolungata ondata di calore, si è potuto calcolare che, mentre a livello nazionale si è registrato un aumento del 60 per cento dei decessi tra la popolazione anziana, nelle zone coperte dal progetto la percentuale si è arrestata al 30%, vale a dire una mortalità dimezzata”. Per questo Impagliazzo lancia un secondo appello, questa volta diretto alle istituzioni: “Diffondete il programma a livello nazionale”.

Il progetto cohousing

Attualmente sono 7 le città italiane interessate (Roma, Genova, Napoli, Novara, Catania, Ferentino e Amatrice, dopo il terremoto) e altre 7 (Mestre-Venezia, Livorno, Civitavecchia, Campello sul Clitumno, Reggio Calabria, Sassari e la zona del Sulcis in Sardegna) si aggiungeranno a partire dall’autunno. Il programma, tra l’altro, riduce le ospedalizzazioni: “Tutti sappiamo che la vera soluzione – ha detto Impagliazzo – per vivere di più e meglio è stare a casa propria”. Un altro dei progetti della Comunità, infatti, è quello del “cohousing“, vale a dire una “forma di vita in comune tra 3-4 anziani per affrontare insieme il periodo della fragilità, supportati dalla nostra Comunità e dai nostri giovani”. In poco tempo a Roma sono già quasi 300 gli anziani che hanno imboccato questa strada: “Non è semplice, anche culturalmente è un messaggio che deve passare – ha spiegato il presidente di S. Egidio – ma ci sono storie molto belle, come quella di tre anziane che erano state sfrattate e ora vivono insieme qui a Trastevere e altre 5 ad Ostia, tutte affiancate dai nostri volontari”.

L’impegno di Enel Cuore

“Sono ormai 45 mila – ha spiegato il consigliere di Enel Cuore Andrea Valcalda – gli anziani raggiunti da nostro programma in un impegno che coinvolge circa 500 persone tra volontari e persone assunte, 34, per monitorare la popolazione”. Questi ultimi sono in gran parte immigrati, che in questo modo svolgono un lavoro al servizio delle persone che favorisce anche la loro integrazione. “Occorre – aggiunge Valcalda – mettere in rete le nostre società: essere anziani non è una vergogna, ma un’opportunità”. In due anni Enel Cuore contribuirà con due milioni di euro, destinati anche a interventi strutturali, come un centro polifunzionale a Napoli o nelle abitazioni destinate al cohousing o ancora per il call center che segue gli anziani, al quale spesso arrivano lunghe telefonate anche semplicemente di compagnia.

La testimonianza

Un buon numero di volontari, infatti, è costituito dagli stessi anziani. Una di loro, Sofia, è intervenuta in conferenza stampa: “Fa bene al cuore, abbiamo gli stessi problemi che hanno loro. Ho 84 anni e una gran voglia di aiutare: sono miei coetanei che si aprono parlando di sé, dei loro problemi, della loro salute. Ma soprattutto nel nemico che bisogna combattere: la solitudine. Così facendo salviamo la nostra vita e quella di tanti. Con il tempo abbiamo imparato a conoscerci, è un lavoro complesso ma bellissimo”.

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