Mostra “Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma” A Palazzo Venezia e Castel Sant'Angelo circa 100 opere curate da Enrico Maria Dal Pozzolo

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I ‘Due amici’ – il dipinto capolavoro del Giorgione – è al centro della mostra allestita fino al 17 settembre negli spazi di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, mostra visitabile con un unico biglietto.

La mostra

Intitolata “Labirinti del cuore. Giorgione e le stagioni del sentimento tra Venezia e Roma” la mostra “è un capitolo di una storia mai raccontata”, ha spiegato il curatore Enrico Maria Dal Pozzolo, in quanto lo scopo è appunto di illustrare la dimensione della ritrattistica privata, tra il ‘400 e il ‘500 in gran voga nella gioventù patrizia veneziana, che desiderava proprie raffigurazioni eseguite in momenti di riflessioni esistenziali.

La tela

La tela, attribuita a Giorgione sin dall’inventario Ludovisi del 1633, resta a tutt’oggi ricca di oscuri significati, dovuti soprattutto al mancato riconoscimento dei personaggi effigiati. Tuttavia, la figura in primo piano è in atteggiamento pensoso, con la testa poggiata su una mano, in un codificato gesto di melanconia che potrebbe essere chiarito dalla presenza del melangolo. Questo tipo di arancia selvatica, che l’uomo tiene tra le mani, infatti, durante il Rinascimento veniva associato a Venere e in virtù del suo sapore agrodolce all’altalenante sentimento dell’amore. Molto più misteriosa la seconda figura sullo sfondo, caratterizzata da uno sguardo acuto e sottilmente beffardo, in netto contrasto con l’atteggiamento del protagonista.

Accanto al capolavoro del Giorgione, nome con cui è noto Giorgio da Castelfranco (Castelfranco Veneto, 1478 circa – Venezia, 1510) pittore italiano della scuola veneta la cui vita è ancora oggi avvolta nel mistero, il museo affianca circa cento opere tra tele, tavole, libri a stampa e manoscritti, bronzi e marmi provenienti dai maggiori musei internazionali.

I “Due amici”, custodito nelle collezioni di Palazzo Venezia già dai primi del ‘600, “ha cambiato il modo di parlare dei sentimenti”, ha detto il direttore del Polo museale del Lazio Edith Gabrielli intervenendo alla vernice per la stampa. “Questa è una mostra che si rivolge a tutti, agli esperti e ai semplici appassionati, perché unisce divulgazione e ricerca”, ha proseguito sottolineando come per l’occasione sia stato creato un Comitato scientifico comprendente oltre agli storici dell’arte, letterati e perfino musicologi.

 

 

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