Angelus, il Papa: “Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità” In piazza San Pietro la preghiera del Pontefice per la comunità della Chiesa greco-ortodossa

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“Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità; le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione”. Papa Francesco torna a parlare delle persecuzioni che affliggono i cristiani al giorno d’oggi. In una piazza San Pietro gremita di fedeli, soprattutto ucraini, e baciata da un caldo sole estivo, Bergoglio rivolge il suo pensiero alla Cina e alla Chiesa greco-ortodossa, in pellegrinaggio a Roma in occasione del 150mo anniversario della canonizzazione di San Giosafat. Poi esorta: “Non abbiate paura di chi vi deride e vi maltratta, e non abbiate paura di chi vi ignora o ‘davanti’ vi onora ma ‘dietro’ combatte il Vangelo. Gesù non ci lascia mai soli”.

Una missione che non è turismo

Citando il Vangelo odierno (cfr Mt 10,26-33), il Pontefice ricorda che “Gesù, dopo aver chiamato e inviato in missione i suoi discepoli, li istruisce e li prepara ad affrontare le prove e le persecuzioni che dovranno incontrare“. Questo invito alla missione, che il Papa sottolinea “non è turismo”, “non garantisce ai discepoli il successo, così come non li mette al riparo da fallimenti e sofferenze”. Dunque, essi dovranno confrontarsi con la possibilità del rifiuto e della persecuzione.

Conformare la propria vita a Cristo

Il discepolo è chiamato a conformare la propria vita a Cristo“, aggiunge il Pontefice, ricordando che anche Gesù “è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce”. “Non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità”, avverte: “le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione, e noi siamo chiamati a trovare in esse l’occasione per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù”. Queste difficoltà, fa notare il Pontefice, possono essere viste come una “possibilità per essere ancora più missionari” e per crescere nella fede verso Dio “che non abbandona i suoi figli nell’ora della tempesta”. “Nelle difficoltà della testimonianza cristiana nel mondo – prosegue il Papa -, non siamo mai dimenticati, ma sempre assistiti dalla sollecitudine premurosa del Padre”. Ed è per questo che nel Vangelo di oggi, “per ben tre volte Gesù rassicura i discepoli dicendo: ‘Non abbiate paura!‘”.

La persecuzione dei giorni nostri

Papa Francesco ricorda quindi come anche oggi siano presenti diverse persecuzioni contro i cristiani. “Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati e lodiamo Dio perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede – afferma -. Il loro esempio ci aiuta a non esitare nel prendere posizione in favore di Cristo, testimoniandolo coraggiosamente nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli”. Secondo il Pontefice, una “forma di prova” per un cristiano “può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni”. Infatti, Gesù, “oltre che come ‘pecore in mezzo ai lupi’, nel nostro tempo, ci manda come sentinelle in mezzo a gente che non vuole essere svegliata dal torpore mondano“. Sono persone che ignorano le parole del Vangelo che si costruiscono “delle proprie effimere verità”.

“Non abbiate paura”

Ma anche in queste situazioni, “il Signore continua a dirci, come diceva ai discepoli del suo tempo: ‘Non abbiate paura!‘ di chi vi deride e vi maltratta, di chi vi ignora o ‘davanti’ vi onora ma ‘dietro’ combatte il Vangelo”. Poi conclude: “Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui. E ci accompagna”. Prima della preghiera, invoca la Vergine Maria, “modello di umile e coraggiosa adesione alla Parola di Dio”, affinché “ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà a Cristo“.

La preghiera per la Cina

Al termine dell’Angelus, il Papa esprime la sua vicinanza alla popolazione del villaggio cinese di Xinmo, colpito ieri mattina da una frana causata da forti piogge. “Prego per i defunti e i feriti e per quanti hanno perso la casa. Dio conforti le famiglie e sostenga i soccorritori”, afferma il Pontefice.

“Pace in Ucraina”

Nel salutare i pellegrini e i romani che affollano l’assolata piazza barocca, Bergoglio saluta l’Arcivescovo Maggiore, i Vescovi, i sacerdoti e i fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina, “come pure i pellegrini della Bielorussia, che ricordano il 150° anniversario della canonizzazione di San Giosafat”. Il Santo Padre si unisce spiritualmente alla Divina Liturgia che gli orientali celebrano nella basilica di San Pietro, “invocando dal Signore per ciascuno il coraggio della testimonianza cristiana e il dono della pace per la cara terra ucraina“. Quindi, il suo tradizionale saluto: “Auguro a tutti una buona domenica e, per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”.

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