“Mario Schifano e la pop art in Italia”: in mostra a Lecce l’erede di Warhol Da sabato 1 luglio a lunedì 23 ottobre le sale del Castello Carlo V

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Da sabato 1 luglio a lunedì 23 ottobre le sale del Castello Carlo V di Lecce ospiteranno la mostra “Mario Schifano e la pop art in Italia”.

La mostra

Promosso da Theutra e Oasimed, in collaborazione con Galleria Accademia di Torino, con il patrocinio del Comune di Lecce e il sostegno di Axa Cultura, il progetto espositivo – a cura di Luca Barsi e Lorenzo Madaro – è dedicato a quattro maestri di primo piano della storia dell’arte italiana e internazionale del secondo Novecento: Mario Schifano, Franco Angeli, Tano Festa e Giosetta Fioroni. Lo riporta l’Ansa.

Il gruppo, denominato poi Scuola di Piazza del Popolo, è riuscito a far transitare nel mondo dell’arte motivi e oggetti provenienti dall’immaginario comune, dalla storia dell’arte e della vita, fornendo un contributo fondamentale all’arte contemporanea e alla pop art in particolare.

La pop art

La pop art è una corrente artistica della seconda metà del XX secolo che deriva dalla parola inglese “popular art” che interessa della forma e della rappresentazione della realtà. Maestro riconosciuto fu Andy Warhol che trasformò l’opera d’arte da oggetto unico in un prodotto in serie, come nella celebre serie dei barattoli di zuppa di pomodoro Campbell.

Schifano: genio e sregolatezza

Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998) è ritenuto da molti l’esponente di spicco della pop art italiana e l’erede di Andy Warhol. Restano memorabili le sue esibizioni con la creazione di dipinti di enormi dimensioni realizzati con smalti e acrilici. Moltissimi dei suoi lavori, i cosiddetti “monocromi“, presentano solamente uno o due colori, applicati su carta da imballaggio incollata su tela.

Ancora oggi le opere realizzate negli anni sessanta restano di incredibile attualità. Tra le più importanti, vanno ricordate le serie dedicate ai marchi pubblicitari, alle biciclette, ai fiori e alla natura in genere. Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, è tra i primi ad usare il computer per creare opere, riuscendo ad elaborare immagini e a riportarle su tele emulsionate. Appassionato di ciclismo, ha disegnato per due volte la maglia rosa.

Muore a 64 anni, dopo una vita di eccessi e sregolatezze: ha sperimentato il carcere, a causa della droga, il manicomio, e ha tentato il suicidio. Inoltre, la prolificità dell’autore, e l’apparente semplicità delle sue opere, ha portato alla creazione di un numero impressionante di falsi che hanno inondato i mercati, soprattutto dopo la sua scomparsa.

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