Siria: missili lanciati da navi russe distruggono le postazioni del Daesh nella provincia di Hama Nell'operazione, riferisce Mosca, sono stati impiegati sei razzi da crociera Kalibr. Uomini del Califfato in fuga da Raqqa

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Navi russe schierate nel Mediterraneo orientale hanno lanciato missili contro le postazioni di comando e i depositi di armi e munizioni dell’Isis vicino ad Akerbat, nella provincia siriana di Hama, distruggendoli. “I lanci di sei missili da crociera Kalibr – sostiene il ministero della Difesa di Mosca – sono stati effettuati dalla parte orientale del Mediterraneo dalle fregate ‘Ammiraglio Essen‘ e ‘Ammiraglio Grigorovich‘ e dal sottomarino ‘Krasnodar‘ su obiettivi del gruppo terroristico Isis in Siria”. Il sommergibile, in particolare, ha lanciato i razzi da posizione sommersa. Altri obiettivi del Califfato – fa sapere il ministero – sono stati colpiti con successivi raid aerei. Mosca sottolinea di aver avvertito in tempo Turchia e Israele dell’attacco.

La Russia sostiene che i jihadisti del sedicente Stato Islamico durante la notte si spostino nella provincia di Hama attraverso terreni impervi e nelle zone raggiunge mettono in piedi posti di comando e depositi di munizioni in grandi edifici. Secondo Mosca, inoltre, nell’ultima settimana i miliziani dell’Isis hanno provato numerose volte a lasciare la città assediata di Raqqa e muoversi verso Palmira usando un “corridoio meridionale“.

In questo periodo il Califfato è messo pressione nelle sue due principali roccaforti: Raqqa e Mosul. Nella metropoli irachena continuano feroci i combattimenti tra le forze governative che avanzano metro per metro tra le rovine e ormai solo qualche centinaio di jihadisti decisi a resistere fino alla morte. Una fonte militare ha detto che i governativi sono ancora impegnati nel tentativo di riconquistare la cosiddetta “città medica”, nel quartiere di Al Shefaa a nord della Città vecchia, dove sorgono diversi ospedali. Mentre le forze della polizia federale hanno detto di avere ripreso il controllo di un’altra moschea, quella di Al Hamedin nel quartiere di Bab Al Baydh.

Secondo l’Onu sono ancora 100.000 i civili intrappolati nell’inferno dei combattimenti e stremati dalla fame. Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi ha detto che la distruzione della moschea di Al Nouri e del suo minareto è “una dichiarazione formale di sconfitta” da parte dell’Isis. Dello stesso tenore le parole dell’inviato speciale dell’Onu per l’Iraq, Jan Kubis, secondo il quale quanto avvenuto è “un segnale del senso di disperazione del gruppo terrorista e della sua imminente caduta”. Ma sulla sorte del Al Baghdadi, che proprio dalla moschea di Al Nouri nel 2014 proclamò la nascita dell’Isis, regna ancora l’incertezza. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha detto “non essere in possesso di prove” sull’uccisione del Califfo, che il ministero della Difesa aveva dato per quasi certa in un raid aereo compiuto da Mosca il 28 maggio a sud di Raqqa, in Siria.

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