Il Pontefice alla Roaco: “Chiese orientali perseguitate da insensate violenze” In Vaticano il Papa riceve in udienza i membri della Riunione per le Opere di aiuto per le Chiese orientali in occasione della

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Ci sono Chiese in Oriente che “vedono i loro figli soffrire a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista”. In questo periodo di conflitti, siate un “ponte tra Oriente e Occidente”. Papa Francesco riceve in udienza in Vaticano i membri della Roaco, a conclusione dei lavori della 90ma Assemblea Plenaria, l’associazione che riunisce le Opere di aiuto per le Chiese orientali. Il Pontefice ricorda la sua istituzione, avvenuta nel 1968 e i suoi obiettivi, ovvero “affiancare con opere di carità e solidarietà la Congregazione per le Chiese orientali, nelle attività pastorali, educative e assistenziali“, nei territori di competenza, venendo pure incontro alle loro “urgenti necessità”.

Il “grazie” di Bergoglio

“Rinnovo la mia riconoscenza per il lavoro e il costante sforzo di carità e solidarietà che garantite dal 1968 alle Chiese, orientali e latina”, esordisce il Pontefice. “Voi ne sostenete le attività pastorali, educative e assistenziali e venite incontro alle loro urgenti necessità”. Non manca anche un saluto particolare ai francescani: “Tramite il Padre Custode saluto e benedico i Frati francescani della Custodia, che hanno iniziato a celebrare l’ottavo centenario della loro presenza in Terra Santa”.

Una storia “drammatica”

Il Santo Padre, ricordando che “la Congregazione per le Chiese Orientali (istituita nel 1917) sta celebrando il suo centenario”, fa notare come questi siano stati “decenni che hanno visto il succedersi di avvenimenti drammatici”. In Oriente, i cristiani sono stati investiti, aggiunge il Papa, “da terribili ondate di persecuzioni e travagli“, persecuzione avvenute anche “nell’Est Europa”. Ciò ha portato molti fedeli a lasciare queste terre, indebolendo la presenza di cristiani in “territori in cui erano fiorite da secoli”. Oggi, “alcune di esse sono ritornate alla libertà dopo il doloroso periodo dei regimi totalitari“. Tuttavia, fa notare Bergoglio, “specialmente in Siria, Iraq ed Egitto”, le Chiese “vedono i loro figli soffrire a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista“. Esperienze che, aggiunge il Papa, “ci hanno fatto attraversare l’esperienza della Croce di Gesù”. E a tal proposito, Bergoglio cita le sue parole pronunciate durante la messa con i Cardinali elettori, all’indomani della sua nomina a Romano Pontefice: “Se camminiamo senza la Croce, se edifichiamo senza la Croce e se confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore“.

No ad uno status sociale

Il Papa si dice contento dell’esperienza fatta in questa Riunione perché si è “potuto riflettere, insieme ad alcuni rappresentanti delle Chiese, sulla realtà importante della formazione iniziale dei seminaristi e quella permanente dei sacerdoti“. Il Papa è consapevole “delle tentazioni che si possono incontrare, come la ricerca di uno status sociale riconosciuto al consacrato in alcune aree geografiche, o un modo di esercitare il ruolo di guida secondo criteri di affermazione umana o secondo schemi della cultura e dell’ambiente”.

Sostenere progetti che edificano l’essere Chiesa

Qual è il compito della Roaco? Continuare a “sostenere i progetti e le iniziative che edificano in modo autentico l’essere Chiesa“. “È fondamentale – prosegue il Pontefice – alimentare sempre lo stile di prossimità evangelica: nei Vescovi, perché lo vivano nei confronti dei loro presbiteri, così che questi facciano sentire la carezza del Signore ai fedeli loro affidati”. Non solo, anche i seminaristi e i giovani preti sentiranno “la gioia di essere collaboratore della salvezza offerta dal Signore, che si china come Buon Samaritano a versare sulle ferite dei cuori e delle storie umane l’olio della consolazione e il vino della speranza evangelica”.

La custodia delle Chiese orientali

“Le Chiese Orientali custodiscono tante venerate memorie, chiese, monasteri, luoghi di santi e sante: essi vanno custoditi e conservati, anche grazie al vostro aiuto, favorendo così il pellegrinaggio alle radici della fede”. E quando non è possibile riparare o mantenere le strutture, conclude Papa Bergoglio, “dobbiamo continuare ad essere tempio vivo del Signore, ricordando che la ‘creta’ della nostra esistenza credente è stata plasmata dalle mani del ‘vasaio’, il Signore, che ha infuso in essa il suo Spirito vivificante“. Francesco si raccomanda di non dimenticarsi delle persecuzioni dei cristiani, “non importa se cattolici, ortodossi o protestanti”, che avvengono tutt’oggi in Oriente. Sono persone che “versano il loro sangue come sigillo della loro testimonianza“. “I fedeli orientali, se costretti a emigrare, possano essere accolti nei luoghi dove giungono, e possano continuare a vivere secondo la tradizione ecclesiale loro propria. In questo modo il vostro operato, cari rappresentanti delle Agenzie, sarà un ponte tra Occidente e Oriente, sia nei Paesi di origine, sia in quelli da cui voi stessi provenite”.

 

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