Nel 2016 oltre ottomila bambini salvati dall’aborto Presentati alla Camera i dati dei Centri di Aiuto alla Vita. Ma il demografo Blangiardo accusa: "Disinteresse dei consultori familiari per la prevenzione"

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famiglia e salute

8301 bambini salvati, 13 mila gestanti assistite durante la gravidanza, quasi 18mila donne aiutate anche se non gestanti. Possibilità di rifugio e di accoglienza per donne vittime di pressioni per abortire o comunque oggetto di violenza. Una rete di ascolto per chiamate di emergenza attiva ventiquattr’ore per 365 giorni all’anno. Sono i principali dati che fotografano l’attività dei 349 Centri di Aiuto alla Vita italiani, del servizio di emergenza SOS Vita e delle 41 case di accoglienza operanti sul territorio nazionale nel 2016.

La conferenza alla Camera

Sono stati presentati quest’oggi nella sala conferenza della Camera dei Deputati. Essi “testimoniano che prevenire l’aborto è possibile se davvero si offrono alternative a donne spesso costrette dal bisogno, dalla solitudine o dalla ignoranza”. Lo ha detto il deputato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano, durante la conferenza. Il deputato ha presentato le attività svolte nel 2016 assieme al collega Mario Sberna e al professor Giancarlo Blangiardo, Ordinario di Demografia all’Università di Milano Bicocca.

“Il dossier sui dati Cav – ha sottolineato il professor Blangiardo – offre uno spaccato sociologico oltre che demografico delle situazioni di difficoltà per chi oggi vuole portare avanti una gravidanza. In particolare, fotografa la situazione di costrizione e di ignoranza di molte donne immigrate”.

Secondo il demografo, “è interessante che il significato positivo della vita che nasce sia presente tra molte giovani, essendo ben il venti per cento le utenti dei Cav tra i 18 e i 24 anni; e lascia ben sperare anche il fatto che il partner-uomo si dichiari contrario all’aborto nel 36 per cento dei casi”.

“Il disinteresse dei consultori”

Ma questi dati – denuncia Blangiardo – “dimostrano anche il disinteresse dei consultori familiari per la prevenzione dell’aborto, visto che la percentuale dei casi segnalati ai Cav da parte dei consultori è solo del 6 per cento“.

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