Maturità 2017, le tracce della prova di Italiano: Caproni all’analisi del testo 505.686 i candidati iscritti all'esame: secondo le prime rilevazioni del Miur, gli ammessi rappresentano il 96,3% del totale

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E’ partita ufficialmente la “maratona” maturità 2017. Sono oltre mezzo milione di studenti che stamattina affrontano la prima prova scritta, quella di Italiano, uguale per tutti gli indirizzi.

Le cifre

Quest’anno sono 25.256 le classi coinvolte; 505.686 i candidati iscritti all’esame: 489.168 interni e 16.518 esterni. Secondo le prime rilevazioni del Miur, gli ammessi rappresentano il 96,3% del totale degli studenti delle classi quinte; la Sardegna è la regione che fa registrare il tasso più basso, 94%, mentre la Basilicata con il 98,5% è quella che sforna la più alta percentuale.

Le tracce

Come tutti gli anni, le previsioni delle possibili tracce di italiano sono andate deluse. L’analisi del testo ha stupito un po’ tutti: è uscita la lirica “versicoli quasi ecologici” di Giorgio Caproni, tratta dalla raccolta Res Amissa del ’72. Un autore contemporaneo dunque – é morto nel 1990 – quanto attuale.

Il tema ecologico anche al centro del saggio breve in ambito artistico-letterario, intitolato “Idillio e minaccia nei confronti della natura”; per il saggio breve socio-economico, è stato scelto “la robotica e nuove tecnologie nel mondo del lavoro”, tema tratto da uno dei testi di Enrico Marro, articolo da IlSole24Ore.

“Disastri e ricostruzione” per il saggio storico-politico, mentre, per il tema storico: “Il miracolo economico italiano”, citazioni da Piero Bevilacqua da “Lezioni sull’Italia repubblicana” e da Paul Ginsborg da “Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi”. Infine, il progresso è al centro del tema di attualità partendo da una citazione di Edoardo Boncinelli (“Per migliorarci serve una mutazione“).

La lirica

Per quanti, maturi e non, volessero cimentarsi nell’analisi del testo e rispolverare un po’ degli “antichi studi”, proponiamo la lirica di Caproni:

“Versicoli quasi ecologici” di Giorgio Caproni (raccolta Res Amissa)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

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