“No al divieto per le donne allo stadio”: appello del capitano dell’Iran Masoud Shojaei ha infranto un tabù che nel Paese dura dal 1979, anno della rivoluzione islamica. Nel 2014 una parziale apertura

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Donne iraniane tifose

La passione per il calcio negli anni ha contagiato sempre di più anche il gentil sesso. Le donne si riversano negli stadi per assistere alle partite in tutto il mondo, tranne che in Paesi come l’Iran. Qui per loro resiste un divieto (per le partite disputate tra maschi) che ormai risale a trentotto anni fa, alla rivoluzione islamica del 1979.

Rompere un tabù

Qualcosa potrebbe però cambiare in futuro. Le dichiarazioni di Masoud Shojaei, capitano della Nazionale di calcio iraniana, rompono un tabù e potrebbero rappresentare l’incipit di una svolta storica. Intervistato dal portale Varzesh3, il calciatore ha lanciato il seguente appello al presidente iraniano Hassan Rouhani: “Si dovrebbe individuare un percorso in cui le donne siano autorizzate ad entrare in futuro negli stadi”.

Le dichiarazioni di Shojaei, che milita nel campionato greco, tra le fila del Panionios, seguono di poco più di ventiquattro ore la qualificazione dell’Iran al Mondiale di Russia 2018. L’importante risultato ottenuto dalla squadra di cui è capitano è stato accolto nelle strade delle città iraniane da imponenti festeggiamenti, a cui hanno partecipato anche tante donne.

La vicenda di Ghoncheh Ghavami

Nel 2014 ebbe eco internazionale la vicenda di Ghoncheh Ghavami, ragazza anglo-iraniana arrestata a Teheran per aver protestato fuori dal palazzetto dello sport contro questo divieto mentre all’interno si giocava una partita di pallavolo maschile tra Italia e Iran. Dopo che la giovane passò cento giorni in isolamento, la federazione internazionale pallavolo minacciò di bandire l’Iran da ogni competizione. Di qui la decisione delle autorità iraniane di consentire alle tifose non nate in patria di entrare al palazzetto e negli stadi.

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