Consip: si dimettono due consiglieri del Tesoro, azzerato il cda Salta anche l'ad Luigi Marroni, grande accusatore del ministro Lotti. Resta il nodo mozioni

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Azzerato il cda di Consip. I due consiglieri del Tesoro, il presidente Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno, si sono infatti dimessi facendo così decadere l’intero board della società controllata dal Mef. Di conseguenza salta anche l’amministratore delegato Luigi Marroni, uno dei protagonisti dell’inchiesta sulla centrale acquisti della Pubblica Amministrazione e “accusatore” del ministro Luca Lotti sulla rivelazione del segreto d’ufficio. Accuse che però il diretto interessato ha sempre respinto.

Una vicenda finita al centro più volte della scena politica e su cui martedì prossimo sono puntati i riflettori del Senato dove è all’ordine del giorno l’esame di alcune mozioni, a firma dell’opposizione ma anche del Pd, proprio contro il management. La scelta dei Democratici è stata letta come un tentativo di “salvare” proprio il ministro Lotti scaricando invece l’ad Marroni.

Secondo quanto viene riferito, però, il governo, e in particolare il ministero dell’Economia, avrebbe scelto di far saltare il Consiglio di amministrazione della società innanzitutto per garantire il buon nome dell’azienda: ora infatti dovrà essere convocata a breve l’assemblea per la nomina dei nuovi vertici, compito che spetterà proprio all’Ad Marroni. La mossa di via XX Settembre non è detto però che riesca a scongiurare il confronto parlamentare.

A tre mesi dal voto che ha respinto la mozione del M5s di sfiducia al ministro Luca Lotti, per le opposizioni, ma anche per Mdp è ancora il braccio destro di Matteo Renzi a essere sul banco degli imputati. E se è vero che le dimissioni dei vertici Consip potrebbero disinnescare la mina del voto delle mozioni che puntavano il dito contro il management, non è invece affatto scontato che siano cestinate anche le parti che toccano le responsabilità del titolare del dicastero dello sport. Gaetano Quagliariello e Andrea Augello, firmatari della mozione che ha innescato il nuovo dibattito all’interno dei partiti, faranno un punto lunedì quando decideranno se ritirare o meno il testo. Lo stesso faranno i Democratici e Mdp, che appunto a differenza degli altri chiede in modo netto la sospensione delle deleghe del ministro. Difficile comunque che l’Aula del Senato scelga di non affrontare tout court l’argomento: quindi, almeno una discussione in Assemblea dovrebbe essere assicurata.

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