Governo al lavoro sul cuneo fiscale, lotta all’evasione per reperire le risorse Dopo l'ok alla manovra correttiva l'esecutivo può pensare alla legge di bilancio. Il taglio dei contributi potrebbe essere di 15-20 punti

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Dopo la manovra correttiva chiesta dall’Europa il governo può ora cominciare a pensare ai possibili interventi espansivi da inserire nella prossima legge di bilancio. Il più invocato, da imprese, sindacati, maggioranza, opposizione ed anche istituzioni internazionali, non ultimo l’Ecofin, è il taglio del cuneo fiscale. Una misura che verrebbe almeno parzialmente incontro alle richieste europee di traslare la tassazione dalla produzione ai consumi e alla proprietà immobiliare.

L’esecutivo non ha quindi mai smentito di stare ipotizzando per l’autunno la riduzione del cuneo per i giovani. Si tratterebbe di una sorte di dote che per due o tre anni potrebbe accompagnare il primo contratto a tempo indeterminato, rendendolo più conveniente sia per l’impresa che per il lavoratore. Il taglio dei contributi potrebbe essere di 15-20 punti (circa metà dell’aliquota contributiva complessiva pari al 33 per cento) e ad almeno due terzi della quota a carico del datore di lavoro, pari a poco meno del 24 per cento. Il costo potrebbe aggirarsi su 1-2 miliardi di euro, che andrebbero ad aggiungersi a poco meno di 7 miliardi ora necessari per sminare le clausole Iva e agli altri 2 miliardi circa necessari per finanziare le spese indifferibili.

Sul come reperirli il menu parte ancora una volta dalla lotta all’evasione, con la possibile adozione della fatturazione elettronica obbligatoria anche tra privati (a cui serve però il via libera Ue), ma una spinta decisiva potrebbe arrivare anche da un nuovo round di spending review sui ministeri. Non esclusa nemmeno una parziale revisione delle tax expenditure. Alla luce delle raccomandazioni Ue sul debito, tornano peraltro alla ribalta anche le privatizzazioni, tema caldo a livello politico al momento della messa a punto del Def e poi gradualmente sopito. L’ipotesi circolata all’inizio della primavera per dribblare i dubbi, era quella di conferire a Cassa depositi e prestiti la gestione di partecipazioni e di parte del portafoglio investimenti del settore pubblico (quote Eni, Enel e Poste senza escludere un perimetro più largo).

Al momento però le fila del progetto non sono state ancora ripresa e non è detto che un governo a fine legislatura come quello Gentiloni decida di imbarcarsi nell’operazione. La Cdp potrebbe essere coinvolta anche in un progetto ad hoc annunciato da Matteo Renzi. L’idea del segretario del Pd, lanciata all’inizio del mese senza entrare nel dettaglio, è quella di consentire ai cittadini di ottenere rendimenti attraverso la partecipazione ai beni immobili e mobili dell’Amministrazione centrale e degli Enti locali.

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