Partiti in crisi: cosa fare?

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Perché ci sia sempre meno gente che aderisca ai partiti è questione che preoccupa per molte ragioni, la principale delle quali è costituita dal fatto che questo fenomeno denuncia la dismissione di un diritto sanzionato nella Costituzione da parte dei cittadini.

Se è vero che associarsi in partiti non è l’unico modo per concorrere a determinare la politica nazionale, vediamoli da vicino gli altri: il primo è quello di illudersi di partecipare, assistendo, beatamente incoscienti, al dibattito radio-televisivo, oppure ingolfandosi in qualche canale simil-social; il secondo è quello di cercare un capo al quale sottomettersi devotamente, in genere un capo con molte disponibilità economiche nemico delle pratiche della democrazia che vive come lacci e lacciuoli; il secondo bis è quello di cercare un capo similcarismatico munito di notorietà mediatica acquisita fuori dalla politica; il terzo, il più nobile, è quello di buttarsi a capofitto nella carità, sotto la forma del volontariato sociale, del servizio quotidiano alla persona, della esemplare conduzione della vita, dell’accoglienza degli altri (di tutti, non dei soli immigrati).

Ma, questa terza modalità, storicamente e realisticamente, anche sottoposta all’esame del metodo sociale e della storia, non porta a concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Non è salvifica per la persona, talvolta è addirittura egoistica o nasconde la paura per il mondo, non lo è per la democrazia, per molti motivi, alcuni validi altri strumentali (i parlamenti non sono rappresentativi, i governi sono nelle mani delle lobby, le elezioni, via via, sfumano in appuntamenti ai quali volentieri si sfugge).

Mentre un tempo l’analisi politica registrava il fenomeno dell’impossessamento dei movimenti ad opera dei partiti (che li usavano, in genere, per catturare qualche candidatura elettorale da gettare via subito dopo l’uso), oggi si consolida una visione più istituzionalista secondo la quale, tutto sommato, i partiti soffrono la concorrenza dei movimenti che sottraggono loro le risorse necessarie a sostenere le azioni politiche.

Torna l’interrogativo di sempre: che fare?
Io, ne chiedo scusa, mi trovo ad aver conforto in un assunto aristotelico e, quindi “ha più valore il principio della dimostrazione affermativa che della negativa: ed ha quindi più valore la dimostrazione che adopera principi di maggior valore”.

I partiti sono stati e sono un elemento cardine della democrazia, ma sono piombati in una lunghissima fase degenerativa che li ha trasformati nella causa prevalente della crisi della democrazia. Fanno anche da parafulmine, fanno comodo a tutti coloro che della democrazia non apprezzano se non la contendibilità; ad esser chiari le mafie, i centri di criminalità economica, i poteri opachi hanno un grande vantaggio dalla democrazia, quello di non doversi dichiarare.

Ecco il punto, e al diavolo il centellinamento prudente dei giudizi per la paura di essere esclusi dal potere, non si tratta più di difendere od accusare i democristiani, i comunisti, i socialisti i liberali, e via rappresentando, si tratta di individuare strumenti di nuova concezione (foss’anche di vecchia denominazione se se ne avesse la forza data dall’onestà cristallina delle intenzioni) che assicurino al Paese e ai cittadini la realizzazione di una corrispondenza protetta tra programmi ed attuazione, tracciata, responsabile, sanzionata.

Si ma con quali contenuti? Questo, com’è ovvio non è un trattatello politico, è una riflessione per principi ispiratori, per indicazioni concrete, le seguenti: “Rispetto e promozione effettiva del primato della persona e della famiglia (cioè i rapporti etico-sociali ed economici delineati nella Costituzione), la valorizzazione delle associazioni e delle organizzazioni intermedie (cannibalizzate dai grandi poteri), l’incoraggiamento offerto all’iniziativa privata in modo tale che ogni organismo sociale rimanga a servizio del bene comune, un’adeguata responsabilizzazione del cittadino nel suo essere parte attiva della realtà politica e sociale del paese; la salvaguardia dei diritti umani e delle minoranze (quest’ultima sacrificata su improvvisati altari della governabilità), l’articolazione pluralistica della società. Chi vi vede un’ispirazione cristiana non si sbaglia, ma lo invito a negare che sia al servizio del bene comune.

Se non vi pare eccentrico vi voglio fare un esempio. Qualche giorno fa, ad Indianapolis, in un incidente un’auto che viaggiava a 350 km all’ora è volata via per centinaia di metri e si è spaccata in due, tre pezzi. Il pilota è sceso indenne. La salute dei conducenti è stata messa al centro dei criteri di costruzione di quei bolidi, dopo che l’opinione pubblica aveva mostrato orrore per i tanti tributi di vite umane pagati alle corse. L’industria automobilistica sportiva è corsa ai ripari, con applicazione di investimenti e ricerca. Bene. Ha continuato a proporsi come banco di sperimentazione di soluzioni da trasferire alla produzione civile. E infatti, ci ha riempito di elettronica e pulsanterie. Ma quell’industria non ha posto al centro la persona. Non ha trasferito all’auto di ogni giorno la cellula di sopravvivenza che protegge il pilota da corsa.

La politica, i governi, gli interessi hanno continuato a proporci limitazioni di ogni genere ma non hanno fatto dell’auto un mezzo sicuro. Il mercato dell’automobile non ha prodotto l’utilità sociale che è insita nella salvaguardia della vita umana. Lo Stato non si è dimostrato all’altezza. Mi aspetto un contagio emotivo per esempi nei campi della farmaceutica, dell’agricoltura, della tecnologia informatica, e via enumerando i settori nei quali non si parla più di responsabilità sociale d’impresa, o di business ethics, bensì si progetta per l’uomo in tutte le sue dimensioni.

Lo si può sperare fuori dalla politica? No se come sostiene Friedman (e con lui la stragrande maggioranza della politica sussidiata dall’economia) “the social responsibility of business is to increase its profits”. Ma chi intenda proporre al Paese un modello di sviluppo deve pronunciarsi su un punto essenziale: crede o no che “il libero mercato può recare effetti benefici per la collettività soltanto in presenza di un’organizzazione dello Stato che definisca e orienti la direzione dello sviluppo economico?”

Se si accetta, anche implicitamente, che viga una regola (della Costituzione materiale) che grosso modo consenta ai poteri (necessari), pubblici o privati che siano, di generare potere da spendere in forma espansiva per addomesticare il principio costituzionale secondo il quale la sovranità appartiene al popolo (che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione ) allora la democrazia è in cattive mani.

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1 COMMENT

  1. Gent.mo Dott.re
    Diotallevi Alessandro.
    Pariti in crisi. Che fare?
    Noi pensiamo di tornare alla Costituzione!
    Ci permettiamo di sottoporre al suo qualificato commento questo testo. Grazie anticipato per una sua risposta!
    Su ODG del Costituente Giuseppe Dossetti decisero di , dopo 20 anni di fascismo dove la PERSONA UMANA venne sistematicamente violentata e un partito si fece stato, mettere al CENTRO la PERSONA UMANA e la comunità che si fa Stato al suo servizio (1a sottocommissione Assemblea Costituente del 10 settebre1946)
    Anche nel nuovo sistema tributario la PERSONA UMANA venne messa AL CENTRO con la sua reale vita economica fatta di ricavi e di spese.
    ART.53 COSTITUZIONE: tutti, anche gli stranieri delle multinazionali, concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
    Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
    RELAZIONE INTRODUTTIVA On. le SALVATORE SCOCA
    a nome di tutti i partiti presenti in Assemblea Costituente il 23 maggio 1947
    Ecco il precetto di progressività,prescritto per i legislatori ordinari, illustrato a nome di tutti i partiti,dall’unico ad averne diritto: il relatore On.le Salvatore Scoca !!
    “ On.le Colleghi, in questo nostro progetto di Costituzione si è trattato di molte cose anche in modo analitico mentre viceversa vi era soltanto un accenno alla materia finanziaria. Materia che, sempre più, acquista un aspetto molto importante e che tocca tutti in misura sempre più notevole.
    Il nostro sistema tributario è informato sostanzialmente alla regola della proporzionalità. I tributi indiretti, gravanti sui consumi,attuano una progressività a rovescio e pesano maggiormente sulle classi meno abbienti. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale che va eliminata con una radicale, meditata e seria riforma tributaria.
    La regola della progressività deve essere effettivamente operante.
    Ho sempre pensato che chi ha 10.000 lire di reddito e paga una aliquota del 10%,si troverà con 9.000 lire da impiegare per i suoi bisogni privati, mentre chi ha 100.000 lire ,dopo avere pagato l’imposta del 10% si troverà con una disponibilità di 90.000 lire. E’ ovvio che per pagare l’imposta il 1° contribuente sopporta un sacrificio di gran lunga maggiore del 2° contribuente e che sarebbe equo alleggerire l’aggravio e rendere un po’ meno leggero quello del 2°!
    Si può discutere sulla misura della progressività non sul principio”!
    Ecco il principo di capacità contributiva.
    “Non si può negare che il cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua ricchezza allo Stato, per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere.
    Da ciò discende la necessità della esclusione dei redditi minimi dalla imposizione;
    minimi che lo Stato ha interesse a tenere sufficientemente elevati, per consentire il miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti, che contribuisce al miglioramento morale e fisico delle stesse ed in definitiva anche all’aumento della loro capacità produttiva.
    Da ciò discende pure che debbono essere tenuti in opportuna considerazione i carichi di famiglia del contribuente.Sono questi carichi economici, che caratterizzano quella capacità contributiva, che l’articolo concordato, questa mattina, pone a base dalla imposizione.
    Così potremo accertare redditi e capacità contributive effettive ed informare il nostro nuovo sistema tributario al criterio della progressività!
    “Se esaminiamo la nostra legislatura accanto alle normali leggi d’imposta ci sono eccezioni, troppe differenze di trattamento tra classi di cittadini ed altre classi, tra varie categorie di contribuenti, lesive dei principi di uguaglianza sancito e di solidarietà sociale presenti in questa prima parte di Costituzione. Queste gravi mende della nostra legislazione vanno eliminate con una radicale riforma del nostro sistema tributario”.
    Dai 2 commi si evince:
    1°) l’oggetto dell’imposizione non è il reddito ma la capacità contributiva che si ottiene:
    con la somma di tutti i redditi personali globali effettivi e comunque conseguiti e con la deduzione della somma delle spese primarie e sociali che non rappresentino un lusso.
    2°) la progressività dell’imposizione, che si applica sulla differenza redditi/spese sopra citati, deve riguardare l’insieme dei tributi pagati allo Stato ( IVA e IRPEF ed altri tributi diretti). Per cui l’IVA insieme gli altri tributi deve/devono essere resi progressivi in rapporto alla capacità contributiva effettiva!
    Noi abbiamo una Vera Imposta Patrimoniale regressiva, ma sul reddito, ed è rappresentata dall’80% di tributi sul prezzo dei prodotti petroliferi che da un gettito annuo di circa 45/50 miliardi! Sulla benzina o gasolio ed altro questo 80% è pagato in parti uguali sia dal “ ferrarista” che dal “pandista”. Solo questo dimostra senza possibilità di contestazione che l’attuale sistema tributario è in evidente contrasto con gli articoli 2 ,3 e 53 della Costituzione!
    Art.1) Per applicare e realizzare, in modo strutturale, questi precetti Costituzionali e gli articoli 2 ( per il precetto di solidarietà sociale) ed il 3 (per il precetto di uguaglianza)
    Si impongono i seguenti decreti attuativi alla delega fiscale
    Per le persone fisiche:
    1°) l’obbligo della determinazione della Capacità Contributiva Effettiva per tutti i cittadini contribuenti,compresi gli azionisti delle SPA e delle Multinazionali! Così come segue:
    A) Somma di tutti i redditi monetari personali effettivi comunque conseguiti e deduzione di tutte le spese, comprensive di IVA, primarie e sociali che non rappresentino un lusso.
    B) Sulla differenza dei due importi si applicano le aliquote Irpef come da legge 825/71 in modo da recuperare gli effetti regressivi di IVA ed Accise riportandoli a criteri di progressività. (Le aliquote citate dal 10%, più un 3% ogni scaglione, ad un massimo del 72%).
    Art.2°) l’abrogazione delle leggi applicative degli studi di settore e dei regimi forfettari,
    Art.3°) il passaggio per tutti e tutte ad un unico regime fiscale basato sull’Irpef. Art.4°) L’abolizione dell’ IMU della TASI e della TARI
    Questi decreti attuativi della DELEGA FISCALE hanno lo scopo di determinare la pressione fiscale ed applicata, su ciascuno contribuente, con il criterio della progressività ed in modo che il suo gettito sia sufficiente a garantire, per tutti, in modo strutturale e gratuito i diritti sociali collettivi prescritti dalla Costituzione che garantiscano in modo strutturale quali: il lavoro, uno reddito dignitoso per tutti, una pensione dignitosa per tutti, il diritto all’istruzione pubblica, dal nido all’università, per tutti e in particolare per chi ne ha più bisogno in modo da garantire le pari opportunità, per la sanità pubblica per tutti, per un nuovo tipo di sviluppo che applichi l’articolo 9 della Costituzione per la difesa e lo sviluppo del territorio, per la ricerca scientifica, per la valorizzazione dei beni ambientali ed artistici e tutto quanto previsto dal programma economico scritto da Madri e Padri Costituenti. La riduzione reale del debito pubblico e i relativi interessi che, così, diventeranno parte attiva nell’economia reale. Vengono abrogate, in toto, tutte le leggi in contrasto con i criteri direttivi della presente legge delega.

    Per le persone giuridiche ossia per le imprese e le SPA e le Multinazionali:
    introduzione del sistema analitico/deduttivo/sistematico
    1°) Somma analitica, resa tale da tutte le fatture sia di vendita che per qualsiasi tipo di acquisti, di tutti i ricavi e di tutte le spese effettuate per la produzione del reddito. La differenza tra i due importi totali è il reddito effettivo d’impresa al quale si applica un 1% ai redditi minori e l’1% in più, a salire, ai redditi più alti per la TARI. Eliminazione dell’ IRAP, dell’ IMU e della TASI.
    Il rimanente corrisponderà al reddito personale che sarà sottoposto ai 2 commi citati dell’articolo 53 della Costituzione.
    La riduzione dei costi fiscali per le imprese avrà l’effetto di ridurre i prezzi di vendita per beni,consumi e servizi in modo da creare una maggiore domanda/offerta in perfetto equilibrio che è condizione per la piena occupazione.
    2°) Il versamento dell’IVA avverrà per cassa e non per competenza.
    3°) vengono abrogate tutte le altre imposizioni/agevolazioni tributarie.
    CENTRO STUDI ARTICOLO 53
    Salvatore Scoca – Meuccio Ruini-
    Per attuare la Costituzione
    Firenze
    Novembre 2017

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