Renzi: “Grillini irreponsabili, non si può ripartire con loro”, voto più lontano Il premier ha riunito i suoi fedelissimi al Nazareno dopo l'affossamento della legge elettorale. "Nessuno può darci la colpa"

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“Non si può più ripartire dopo che i grillini hanno dimostrato la totale mancanza di responsabilità“. Matteo Renzi lo dice a chiare lettere ai fedelissimi riuniti in fretta e furia al Nazareno dopo l’affossamento della legge elettorale in Aula alla Camera. Ma, sbollita la rabbia, la soluzione è tutt’altro che semplice: i pasdaran del segretario vorrebbero lo showdown della legislatura e il ritorno al voto con il Consultellum ma Renzi è cauto mentre da Fi è partito il pressing di Silvio Berlusconi per convincere il Pd a tornare al tavolo.

L’affondo contro i grillini non ha per il vertice dem solo l’obiettivo politico di screditare i principali rivali alle prossime elezioni. Il messaggio è anche rivolto al Colle per dimostrare come il Pd abbia provato in tutti i modi, anche a costo di compromessi, a fare la riforma. “Il ‘Fianum‘ è fallito su un emendamento di Fi e con il voto dei franchi tiratori grillini, nessuno può dare la colpa a noi“, spiegano al Nazareno. Ma, a quanto si apprende, la via del decreto, che tocchi punti di merito come le soglie, è esclusa sia per motivi costituzionali sia per motivi politici. “Se il Parlamento con un’intesa a 4 non è riuscito a fare una riforma, come potremmo approvare noi da soli un testo?”, è la domanda con cui i renziani negano tentazioni di strappi. Ed è tutta in salita anche la strada di un anticipo delle urne, che invece sembrava inevitabile se il 7 luglio la legge elettorale avesse avuto il via libera al Senato.

“Per me possiamo arrivare al 2018, il tema sarebbe che tutti si interrogassero su che cosa è bene per il Paese”, ripete Renzi ai suoi interlocutori. Perché, si chiedono i pretoriani, “se questa maggioranza non ha neanche trovato un’intesa sulla legge elettorale, è ancora più difficile trovarla su una legge di bilancio negli ultimi scampoli di legislatura“. La prova plastica di questa difficoltà si avrà già martedì quando al Senato si dovrà votare la manovrina, che alla Camera Mdp non ha votato in protesta contro la normativa sui voucher. Là, secondo alcuni, potrebbe realizzarsi l’incidente che potrebbe spingere il Pd a chiedere la fine della legislatura.

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