Russiagate, tensioni tra Trump e Sessions: il ministro della Giustizia pronto a dimettersi Nella giornata di domani, l'ex numero uno dell'Fbi, James Comey, comparirà in audizione davanti al Congresso. secondo alcune indiscrezioni della stampa Usa non dovrebbe accusare il presidente di intralcio alla giustizia

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Il ministro della Giustizia Jeff Sessions sarebbe pronto a dimettersi in seguito alle tensioni che si sono create con il presidente Donald Trump. Screzi e malumori che sono nati intorno alle indagini su presunti contatti tra gli 007 russi e i membri della campagna elettorale del presidente eletto.

Le critiche al Dipartimento di Giustizia

Le tensioni tra il presidente e il ministro della giustizia sono iniziate quando quest’ultimo ha deciso – contrariamente alla volontà del presidente – di astenersi dall’inchiesta sul  cosiddetto Russiagate, aprendo così di fatto la strada alla nomina di un procuratore speciale. Secondo quanto riportato dalla Bbc, questa decisione avrebbe notevolmente infastidito l’ex tycoon. Nelle ultime settimane la tensione sarebbe aumentata, con Trump che non ha risparmiato critiche a Sessions durante le riunioni. Il presidente ha lanciato frecciatine anche utilizzando Twitter, mettendo in dubbio l’operato di tutto il Dipartimento, soprattutto per quel che riguarda il “muslim ban“. “Il Dipartimento di Giustizia avrebbe dovuto mantenere il bando originale, non la versione annacquata e politicamente corretta presentata alla Corte Suprema”.

L’audizione di Comey in Congresso

Con queste nuove tensioni all’interno della sua amministrazione, il presidente Trump si appresta anche ad affrontare l’audizione dell’ex numero uno dell’Fbi, James Comey, in Congresso. Ma, secondo alcune indiscrezioni pubblicate dalla stampa Usa, l’audizione non dovrebbe rappresentare una grana per Trump in quanto Comey, davanti al Congresso, si limiterà a raccontare i fatti, omettendo conclusioni legali ed evitando di accusare il presidente americano di intralcio alla giustizia in relazione al caso di Michael Flynn, l’ex consigliere alla sicurezza nazionale travolto dal Russiagate.

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