Turchia: resta alta la tensione con la Germania, la visita di Gabriel non scioglie i nodi Incontro a porte chiuse con Erdogan. Ankara irremovibile sulla base di Incirlik. 270 militari tedeschi pronti a essere trasferiti

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La crisi diplomatica tra Germania e Turchia sembra non voler finire. Dal caso sulla base di Incirlik alla libertà di stampa, la visita ad Ankara del ministro degli Esteri tedesco Sigmar Gabriel non ha sciolto i nodi su cui da settimane proseguono le tensioni. Anzi, ha rischiato di accompagnarsi a un nuovo strappo diplomatico, con la cancellazione all’ultimo minuto dell’incontro previsto con il premier Binali Yildirim, “sovraccarico” di impegni.

A fine giornata è però giunto il faccia a faccia più importante, quello con il presidente Recep Tayyip Erdogan, rigidamente a porte chiuse. Le premesse non erano delle migliori. I colloqui di Gabriel apparivano a molti come l’ultima opportunità di risolvere lo scontro su Incirlik. Ma il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha confermato il veto a una visita parlamentare tedesca ai soldati nella base del sud della Turchia, impegnati nelle operazioni della Coalizione anti-Isis. Al momento, “nessuna decisione” definitiva è stata presa su un possibile trasferimento dei circa 270 militari, insieme a 6 Tornado da ricognizione e un aereo da rifornimento, ha spiegato Gabriel. Ma uno spostamento delle truppe, forse in Giordania, appare sempre più probabile.

L’ostruzionismo di Ankara è dovuto in particolare all’asilo concesso in Germania ad alcuni ufficiali accusati di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen, oltre che al supposto sostegno di Berlino al Pkk curdo. “Se la Germania farà un passo positivo, allora noi ne faremo due”, ha promesso Cavusoglu. Ma a pochi mesi dalle elezioni, la cancelliera Angela Merkel non sembra disposta a fare molte concessioni a Erdogan. “In questo momento è possibile una visita alla base Nato di Konya, non a quella di Incirlik”, è stata l’unica apertura di Ankara. Il muro contro muro rimane anche sulla libertà di stampa. “Negli ultimi tempi in Europa si è avviato un trend, specialmente nei servizi segreti, di iniziare a usare i giornalisti come agenti in Turchia”, ha accusato ancora Cavusoglu, facendo riferimento anche al corrispondente turco-tedesco della Welt, Deniz Yucel. Dietro le sbarre restano anche un’altra reporter con passaporto tedesco, Mesale Tolu, e il fotoreporter francese Mathias Depardon, fermato nel sud-est curdo. Complessivamente, calcola l’osservatorio P24, i giornalisti nelle prigioni della Turchia sono ora 169.

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