“Menorah. Culto, storia e mito”, la nuova mostra allestita presso i Musei Vaticani Esposizione parallela anche al Museo Ebraico di Roma. Curatore dell'estemporanea è il prof. Leone, storico dell'arte

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“Farai una Menorah d’oro puro, il candelabro sarà lavorato a martello, il suo fusto e i suoi bracci, i suoi calici, i suoi bulbi e le sue corolle saranno tutti di un pezzo” (Esodo 25,31) è il passo biblico che descrive nei dettagli cioè che Dio comanda a Mosè, riguardo il famoso manufatto simbolo dell’identità del suo popolo. La Menorah simboleggia la luce divina che si dirama verso la fiamma che illumina e viene accesa dai rabbini. Splendida la mostra intitolata :“Menorah. Culto, storia e mito” ai Musei Vaticani in questi giorni fino al 23 luglio 2017, allestita in modo parallelo pure presso il Museo Ebraico di Roma, si tratta di una iniziativa che vede protagoniste entrambe le realtà romane cioè il “Braccio di Carlo Magno” e il Museo Ebraico di Roma. Curatore della mostra è il prof. Francesco Leone, storico dell’arte.

Una mostra “storica”

Si comprende che è un’iniziativa storica e carica di contenuti molto profondi, si potranno inoltre ammirare un centinaio di opere d’arte: statue, dipinti e manoscritti. Grande collaborazione tra le due direttrici, Barbara Jatta, entusiasta fin dall’inizio di questo progetto (Musei Vaticani) e Alessandra Di Castro (Museo Ebraico Roma), un’idea già nel cuore della precedente direttrice del Museo ebraico, Daniela Di Castro. Attraverso la mostra possiamo scoprire che cos’è la Menorah e la sua storia. Si tratta del candelabro a 7 bracci, ricorda i 7 giorni della Creazione, secondo la tradizione probabilmente quella di cui si narra nella Torah pesava 35 kg, questo sacro oggetto, inizialmente era collocato all’interno del tempio di Salomone. Come il titolo stesso della mostra fa intuire, la Menorah è protagonista non solo di vicende storiche, ma anche di alcune leggende.

Menorah, un oggetto leggendario

L’imperatore Tito nel 71 a.C. ha portato il candelabro ebraico a Roma, questo evento è riportato in un bassorilievo dell’arco dedicato proprio a lui che raffigura il suo ingresso nella capitale, ma di fatto la Menorah sembra svanire, gli storici avanzano diverse ipotesi, tra cui l’invasione del visigoto Alarico che forse l’avrebbe rubata, oppure i vandali di Genserico, ricostruire ciò che realmente è accaduto resta è difficile, si pensa persino che sia stata portata in Oriente esattamente a Costantinopoli. Non è mancato il contributo di alcuni prestigiosi musei europei e israeliani, che hanno arricchito per l’evento alcune opere artistiche. Significativa è la presenza in questa mostra della “pietra di Magdala” detta anche “pietra della Maddalena”, che è stata riscoperta di recente solo 8 anni fa, come ha spiegato il Prof. A. Nesselrath (delegato per i Dipartimenti Scientifici e i Laboratori di Restauro dei Musei Vaticani).

Un simbolo di pace

Quest’ultima esce dalla Terra Santa per la prima volta, grazie alla generosità dello Stato d’Israele, la pietra di Magdala è un rilievo della Menorah, risalente ai tempi del Tempio di Gerusalemme, prima d’essere distrutto. I primi cristiani saggiamente mantenevano vive le radici ebraiche, lo dimostra ad esempio il candelabro di Pandabor, quindi dovrebbe essere familiare la Menorah in sé, lo stesso Gesù avrà pregato anche dinanzi a essa. Lo scopo della mostra è mettere in luce sia il legame delle due religioni, sia ribadire un messaggio di pace per il mondo, a dispetto di chi porta avanti guerre a causa del credo differente dei popoli.
La violenza porta dolore, mentre il dialogo è artefice di amore e di crescita per una serena convivenza multietnica, specialmente in Europa che ormai sembra arenata, patria dell’ antica cultura, della cristianità, di speranza e oggi invece costellata da divisioni tra i paesi e ferita dal terrorismo. Dunque la Menorah, in questa mostra rappresenta un segno di pace, sebbene i simboli e gli oggetti sacri siano importanti per i fedeli, ciò che occorre comprendere in questo delicato momento di “guerra a pezzi” che affligge il mondo è diventare tutti, preghiera vivente. Il dialogo tra le religioni deve essere esprimersi e concretizzarsi sia con piccoli gesti quotidiani che con eventi importanti come questa suggestiva e bellissima mostra.

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