Acciaitalia rilancia sull’Ilva: aumentati prezzo, occupazione e investimenti Il consorzio porta a 1,850 miliardi la proposta di acquisto oltre a 3,1 per il rilancio. Previsti 9.800 addetti

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Nella serata di ieri, Acciaitalia ha inviato al ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda e ai commissari straordinari di Ilva – Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba – una “offerta irrevocabile” di incremento del prezzo di acquisto degli asset di Ilva “portandolo a 1,850 miliardi, nonche’ l’impegno ad assumere immediatamente 9.800 dipendenti dei quali 2.000 impegnati nella realizzazione degli investimenti ambientali e industriali. La validita’ della offerta e’ stata inoltre estesa al 30 settembre 2017”. Lo si legge in una nota di Acciaitalia.

Dopo il no dell’Avvocatura di Stato a un rilancio dell’offerta per l’acquisizione dell’Ilva limitato al prezzo di acquisto, Jindal South West (JSW) e Delfin hanno deciso di “prendere autonomamente questi impegni nonostante la non adesione della Cdp e di Arvedi, impegnandosi a rilevarne pariteticamente le quote detenute in Acciaitalia” che, continua la nota, “rappresenta quindi la visione di due imprenditori internazionali che nel loro fare impresa non hanno mai ridotto le attività, non hanno mai dichiarato esuberi ed hanno costantemente investito nel benessere e nella crescita dei propri dipendenti e delle comunità locali. Il piano industriale di Acciaitalia – si legge ancora – è un piano di sviluppo delle acciaierie Ilva con il fermo e impegnativo obiettivo di riportare al più presto la produzione dell’area a caldo ai suoi valori storici di circa 10 milioni di tonnellate, con l’impiego di tecnologie innovative, non ancora attuate in Europa, atte a determinare una sensibile riduzione degli impatti ambientali. Verrà in particolare data rilevanza agli investimenti innovativi e non ancora presenti in Europa in tecnologie a gas e elettriche che riducono l’uso del carbone, le relative emissioni e sono rispettose dell’ambiente”.

Per la realizzazione del piano “sono stati preventivati circa 3,1 miliardi di euro di investimenti, di cui: circa 1 miliardo a favore dell’ambiente da concludersi entro il 2021, in anticipo di due anni sulla prescrizione del Ministero; 1,1 miliardi per il rifacimento degli impianti attuali inclusa la riattivazione dell’Altoforno 5; 1 miliardo per la realizzazione di impianti di de-carbonizzazione volti all’espansione della capacità produttiva di ulteriori circa 5 milioni di tonnellate di colato mediante l’impiego di tecnologie innovative, quali l’utilizzo del forno elettrico alimentato a pre-ridotto, non ancora presente in Europa e a minore impatto ambientale”.

Acciatalia, “nonostante già nell’offerta del marzo 2017 avesse impegnato un ammontare finanziario superiore al concorrente (prezzo d’acquisto più investimenti), ha deciso oggi di incrementare il prezzo di acquisto”. La decisione, spiega la nota, “è nell’interesse di Ilva, dei suoi dipendenti, dell’indotto, dei territori di insediamento e in assoluto dell’industria meccanica nazionale”. In questo, “anche aderendo all’invito scritto dell’Unione europea che indica come molto critica l’assegnazione degli impianti Ilva alla cordata concorrente la quale, anche se ha rinunciato ai ridimensionamenti che sarebbero eventualmente richiesti dalla Ue, sarà costretta a implementarli altrove in Europa. Per Ilva non sarebbero quindi ipotizzabili ulteriori sviluppi futuri. L’acquisizione di Ilva da parte di Acciaitalia non presenterebbe invece alcun problema di concentrazione in Europa, senza quindi la necessità di imposizione di misure di contenimento né in Italia né in altri stabilimenti siderurgici europei. I tempi della relativa autorizzazione da parte dell’Unione europea sarebbero presumibilmente di poche settimane, consentendo un immediato ingresso nell’operatività della nuova gestione. Per tutte queste motivazioni Acciatalia chiede nuovamente al Governo e, per loro competenza, ai Commissari Straordinari di mettere in atto tutte le procedure necessarie per consentire la realizzazione di un progetto industriale palesemente nell’interesse dell’Italia e dell’Europa”.

Anche i sindacati hanno chiesto al ministro Calenda e ai commissari dell’Ilva “di non procedere lunedì ad alcuna assegnazione“. Lo annuncia Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. “Riteniamo la proposta di Arcelor Mittal troppo invasiva, non adeguata sul piano dell’occupazione e degli investimenti – dice Palombella – e perciò reputiamo necessario riflettere anche alla luce di quanto sta accadendo in queste ore, cioè il rilancio di Acciaitalia sulla parte economica e occupazionale. Sia chiaro – aggiunge – noi non parteggiamo per nessuna cordata ma chiediamo a questo punto che ci sia un supplemento di riflessione e di valutazione perché la questione Ilva è fondamentale”. Palombella annuncia che insieme a Marco Bentivogli, leader della Fim Cisl, e Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil, si sta mettendo a punto una lettera da inviare al ministro Calenda e ai commissari.

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