La trappola dei voucher

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La vicenda dei voucher continua a tenere banco nelle vicende politico-sociali: prima addirittura con un referendum appositamente programmato dalla Cgil con diverse centinaia di migliaia di firme, su un argomento assai residuale rispetto altri temi scottanti del mercato del lavoro, per mettere al bando i voucher; poi con l’ok della Corte Costituzionale all’effettuazione della consultazione dei cittadini; infine la decisione improvvisa del governo di abolirli del tutto, pur di evitare la classica buccia di banana programmata contro l’odiato Renzi attraverso la trappola referendaria. Ed intanto l’ex premier aveva già abbandonato il campo a favore di Gentiloni.

Ora l’attuale esecutivo, di fronte allo sconcerto di famiglie ed imprese che si sono trovate in un solo colpo prive di uno strumento agile ed immediato, per far fronte a prestazioni occasionali di brevissime durata, in uso da circa 15 anni, ha messo in piedi un nuovo dispositivo per rimpiazzare il vecchio, ma senza incorrere nelle maglie della decisione della Consulta.

Nella scelta del Governo si intravede anche una delle solite mosse renziane per far ricadere sulla nuova formazione di sinistra Mdp l’eventuale responsabilità delle elezioni politiche che potrebbero svolgersi nel prossimo autunno. Quindi avremo di nuovo i voucher, seppur modificati, ripristinati sia per i lavori occorrenti alle famiglie, sia per le imprese con meno di 5 dipendenti -salvo quelle edili – con condizioni strette, tali da scoraggiare un uso che non smentisca il rapporto occasionale di lavoro.

Le eventuali trasgressioni saranno punite con l’assunzione a tempo indeterminato che l’impresa condannata dovrà a quel punto assicurare al lavoratore. Una soluzione buona ed in grado di far fronte ai vari bisogni che si sono manifestati. Ma la Cgil urla contro, non volendo abbandonare il piccolo totem, e con essa strepita la Sinistra, che minaccia esplicitamente una crisi, non volendo votare la nuova regolamentazione, che intanto viene inserita nella prossima manovra governativa.

Siamo alle solite, si usa il lavoro come esca per intrappolare gli avversari. Quella del Referendum, programmata dalla Cgil e benedetta dall’allora sinistra del Pd ed usata per calcoli politici di mesi fa per destabilizzare Renzi, avrà nel nuovo scenario odierno un effetto venefico proprio ai danni di chi l’aveva congegnato. L’Mdp ed i residui dei post comunisti nel Pd, non possono fare a meno della Cgil, in vista della prossima competizione elettorale, ma il costo del sostegno potrà essere altissimo a causa del probabile isolamento in cui andranno a cacciarsi.

Si riproporrebbe lo stesso scenario di qualche decennio fa con il governo Prodi fatto saltare, e che successivamente indusse a cambiamenti clamorosi nelle alleanze politiche. Non c’è da credere che Bersani e D’Alema abbiano pensato sinora a questo. Ecco perché un consiglio che sempre è stato utile per il sindacato, va dato ancor di più in queste circostanze. L’attuale stasi delle relazioni industriali fa male al Paese, alle imprese, ai lavoratori.

La scorciatoia delle intrusioni in politica non ha mai portato bene ai soggetti che l’hanno praticata e la vicenda dei voucher ben rappresenta la crisi delle relazioni industriali, giacché più che provocare Referendum si dovrebbero fare accordi tra le parti, e trovare soluzioni mediane tra i vari interessi. Ma quando l’interesse principale che si ha non è fare accordi sindacali, ma destabilizzare partiti o farne nuovi, la cosa cambia. Ed ecco come può diventare possibile che la vicenda surreale di un problema residuale del mercato del lavoro può assurgere a tema che fa infuriare famiglie e piccole imprese, può mettere a soqquadro partiti ed istituzioni, può mettere aut un sindacato che già arranca da tempo in tema di relazioni industriali.

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2 COMMENTS

  1. Sono titolare di un’azienda. Due di quattro persone che ho assunto col jobs-act furono prima reclutati a vouchers. Uno di loro ha 50 anni e senza quello strumento di facile reclutamento non sarebbe pervenuto all’assunzione. Erano 3 anni che non lavorava. Faccio altresì parte di un gruppo di volontari che attraverso la pastorale del lavoro della nostra diocesi, fanno curricula e cercano di reinstradare coloro che hanno perso il lavoro. Il voucher era l’unico strumento che ci consentiva di contattare le aziende e proporre i nostri disoccupati. Forse non sanno questi signori della CGIL, che hanno la pretesa di rappresentare i lavoratori, che la tecnologia, nostra padrona e non padroneggiata da noi, sta avanzando a grandi passi e implacabilmente sta lasciando indietro coloro che hanno perso il passo col mondo del lavoro. E’ vero, il voucher era uno strumento rapido per lavoratori usa e getta, però era anche uno strumento di consolazione e di speranza. Rieintrodurlo poi alle aziende con meno di 5 dipendenti e con quelle limitazioni, significa dare un contentino politico e renderlo inefficace. Infine se posso esprimere una chiave di lettura, prima le aziende su cui non caricare l’art. 18 erano quelle con numero di dipendenti inferiore a 15, che ormai sono il 97% delle imprese italiane. Adesso questo limite vogliono ridurla a 5. Le sole risposte che sanno dare è no oppure sciopero. Bene, di questo passo, fra qualche anno, faranno sciopero davanti agli stabilimenti vuoti.

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