Il Pkk rivendica l’abbattimento di un elicottero turco sul confine iracheno Il velivolo, precipitato il 31 maggio scorso, era stato dichiarato come vittima di un incidente dall'esercito della Turchia

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elicottero abbattuto Pkk

L’esercito turco lo aveva definito come un incidente, diffondendo la notizia che uno dei suoi elicotteri militari aveva urtato un cavo dell’alta tensione, precipitando al suolo. Una dichiarazione, riportata il 31 maggio scorso, smentita dalla rivendicazione dei miliziani curdi dell’Hpg che, due giorni dopo, hanno specificato come l’abbattimento sia da attribuire alla stessa ala armata del Pkk e come, di conseguenza, vada attribuita alla loro azione la morte dei 13 soldati a bordo. Il velivolo sarebbe precipitato nei pressi del confine con l’Iraq, nella provincia di Sirnak. Il Partito del Kurdistan ha diramato la notizia attraverso l‘agenzia di stampa “Firat”, dichiarando che “un elicottero Cougar dell’esercito turco invasore è stato abbattuto mentre era in movimento nella zona di Senoba”.

Lotta al Pkk nel sud-est

Un conflitto ormai pluridecennale quello fra Turchia e ribelli curdi, tutt’ora in atto con particolare intensità lungo l’intera area sud-orientale dello Stato, in una campagna intrapresa dall’esercito per sradicare il Pkk (ritenuto un gruppo terroristico dal governo e dai suoi alleati) dal suolo turco. Dopo una breve tregua, conclusa rapidamente nel 2015, i combattimenti sono ripresi con violenza nella zona di confine con l’Iraq, accrescendo il numero di vittime complessivo che, a oggi, si attesta a oltre 40 mila a partire dal 1984. Secondo quanto dichiarato dagli stessi ribelli, l’elicottero trasportava militari impegnati nella coordinazione delle operazioni sul monte Kato.

Le vittime turche

La “Cnn Turk”, immediatamente dopo l’incidente, aveva riferito che a bordo si trovavano molti ufficiali dell’esercito, tra i quali anche un generale, Aydoğan Aydın, noto per la sua posizione in prima linea nella lotta ai gruppi ribelli armati del Partito dei lavoratori del Kurdistan, oltre che per il suo ruolo decisivo avuto nel fallimento del golpe avvenuto il 15 luglio 2016. Dopo la cessazione della tregua di due anni fa, secondo quanto riportato dal Gruppo internazionale di crisi, altre 2.844 persone sono state uccise, tra le quali 944 membri della forza di sicurezza e almeno 1.286 militari curdi. 

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