Clima: il mondo critica l’uscita degli Usa dagli accordi di Parigi

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Il mondo intero se lo aspettava ma non per questo è rimasto meno deluso dalla decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dagli accordi sul clima. In una nota congiunta il premier Gentiloni, la cancelliera tedesca Merkel e il presidente francese Macron hanno ribadito che “L’Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri Paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l’accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l’attuazione dell’accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale”. Sia la Merkel che Macron hanno avuto colloqui telefonici con il presidente americano in cui hanno espresso il loro rammarico. In un tweet Macron spiega di aver detto in maniera diretta a Trump “che si può discutere, ma che degli accordi di Parigi nulla è rinegoziabile” e che pertanto Stati Uniti e Francia “continueranno a lavorare insieme, ma non sull’argomento clima”. Sempre via Twitter Gentiloni ha affermato che “Non facciamo passi indietro dall’Accordo di Parigi. L’Italia è impegnata per la riduzione di emissioni, energie rinnovabili, sviluppo sostenibile”. Critiche anche dalla premier britannica May.

Unione europea e Onu

Sulla stessa linea il presidente del Parlamento europeo Tajani: “Pacta sunt servanda. E’ una questione di fiducia e leadership. Questa decisione danneggerà gli Stati Uniti e il pianeta“. Anche il presidente della Commissione europea Juncker ha scritto sul social “Profondamente deluso dalla decisione Usa, nonostante i nostri sforzi al G7”. Il messaggio è stato pubblicato mentre cominciava il vertice fra Ue e Cina a Bruxelles. Il segretario generale dell’Onu Guterres tramite il portavoce ha affermato che ha “fiducia nelle città, negli Stati e nelle aziende degli Stati Uniti per continuare, insieme agli alti Paesi, a lavorare a favore di una crescita economica sostenibile e per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, il che creerà posti di lavoro di qualità e garantirà la crescita”.

Giappone irritato

Fortissima l’irritazione del Giappone:  “Non sono solo deluso, sono anche arrabbiato”, ha detto il ministro delle Finanze, Taro Aso. E il ministro dell’ambiente, Koichi Yamamoto, ha definito la misura “contraria all’intelligenza umana”. “Il Giappone confida di lavorare con gli Stati Uniti nel quadro dell’accordo di Parigi, per cui l’annuncio dell’amministrazione americana e’ deplorevole”, ha segnalato il ministro dell’ambiente, Fumio Kishida.

Fabius: “Vergognoso”

L’ex premier francese che a Parigi nel 2015 guidò il negoziato alla conferenza Onu Cop21 che portò alla sigla dell’accordo contro il cambiamento climatico, Laurent Fabius, non ha usato termini diplomatici: “Questa decisione, questo discorso, è un vergognoso errore, un enorme errore!”, ha detto alla tv France2. Fabius ha anche accusato Trump di dire “menzogne” nel giustificare la sua decisione.

La reazione del Vaticano

“Nessuna persona, nazione o popolo può imporre in modo esclusivo la propria comprensione del pianeta”. E’ uno dei passaggi del messaggio indirizzato dal presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso ai musulmani in occasione del Ramadan. Il testo del card. Tauran è stato diffuso oggi ed è incentrato sulla Laudato Si’, dunque sulla cura del creato. Una coincidenza? Forse, ma il porporato rinnova l’invito sia ai cristiani che ai musulmani ad avviare “un nuovo dialogo per costruire il futuro del pianeta“. “La crisi ecologica – conclude – è una chiamata a una profonda conversione interiore”. Ancora più drastico mons. Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia accademia delle scienze, che ai microfoni di InBlu Radio ha parlato di “disastro per l’umanità e per il pianeta”. “Questo – ha sottolineato Sorondo – è andare contro quello che ha detto il Papa, che si basa nella Laudato Si’ sul consenso scientifico, e quindi contro la scienza”. Una “decisione terribile” vista l’importanza dell’America che potrebbe dare il cattivo esempio ad altre nazioni, ha continuato monsignor Sorondo secondo il quale “quello che muove il presidente statunitense sono i gruppi petrolieri che lo hanno appoggiato nella campagna elettorale e che hanno influenza su di lui. Gruppi che già accusavano il Papa su questi temi e a cui non interessa il clima. Qui c’è una scelta che non è razionale, nel senso che non è scientifica e che viene fatta solo per interesse economico”.

La delusione del Canada

Deluso anche il “vicino di casa” degli Stati Uniti: il premier canadese, Justin Trudeau ha detto al telefono a Trump che intende continuare a lavorare con i suoi alleati internazionali per affrontare il cambiamento climatico: “Anche se la decisione di Trump è scoraggiante, rimaniamo ispirati da crescente impegno nel mondo per combattere il cambiamento climatico e la transizione verso una crescita economica pulita”. Intanto il ministro canadese dell’Ambiente, Catherine McKenna, ha annunciato che il Canada ospiterà un summit sul clima, a settembre, insieme ad Unione Europea e Cina.

I timori delle isole del Pacifico

Anche i leader delle isole del Pacifico, minacciate dall’innalzamento del livello delle acque dell’Oceano causato dal surriscaldamento globale, hanno espresso delusione e preoccupazione, auspicando che si possa agire ancora contro il cambiamento climatico.

L’assenza di Ivanka e Jared

Ma anche sul fronte interno la decisione di Trump ha sollevato critiche e disapprovazione.  Non è passata inosservata l’assenza di Jared Kushner e di Ivanka Trump, dal Giardino delle Rose della Casa Bianca, quando il presidente ha fatto il suo annuncio. Ufficialmente la figlia di Trump – che ha abbracciato la fede religiosa del marito Jared – era assente per osservare la ricorrenza della festa ebraica di Shavuot. Eppure sono in molti a leggere dietro a questa defezione il segno di una amara sconfitta. Il sito Politico ricorda come la battaglia contro i cambiamenti climatici e la salvaguardia dell’ambiente fossero state scelte, a suo tempo dalla “first daughter” tra le cause per cui impegnarsi come consigliera prediletta del presidente. Ivanka era riuscita addirittura a far incontrare il padre con Al Gore, l’ex candidato alla presidenza americana, che ha dedicato all’ambiente la sua seconda vita dopo la politica. La figlia del presidente aveva parlato del tema con Leonardo Di Caprio, appassionato attivista, che le aveva donato una copia di “Before the flood”, il suo documentario sugli effetti del riscaldamento globale. E nel corso delle ultime settimane Ivanka si era impegnata in prima persona, organizzando riunioni e incontri dedicati a Parigi: ha avuto modo di confrontarsi anche con Scott Pruitt, a capo dell’Epa, l’agenzia per la protezione dell’ambiente. “Credevamo che con Ivanka avremmo avuto sempre Parigi” ha detto delusa la stratega democratica Rebecca Katz. Ma in realtà Ivanka pare che si stia focalizzando fondamentalmente sulle donne e Jared sia impegnato su più fronti.

Svolta conservatrice

Secondo Sam Nunberg, che aveva lavorato in passato alla campagna elettorale di Trump, il vero sconfitto è il consigliere economico Gary Cohn, che aveva fortemente sostenuto gli accordi di Parigi ed era presente all’annuncio dell’uscita americana. Per contro sul prato della Casa Bianca, è stato impossibile non notare il largo sorriso di Steve Bannon, stratega politico del presidente e controverso esponente dell’ala destra più estremista. E l’idea che se ne ricava è che il presidente Trump sia deciso ad improntare la sua presidenza su istanze marcatamente conservatrici.

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