Yale: grazie all’optogenetica, individuati i neuroni dell’abbuffata

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Cosa spinge un mammifero ad abbuffarsi di cibo benché non ne abbia la necessità? Una manciata di neuroni. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Yale University pubblicato sulla rivista dell’Associazione Americana per l’Avanzamento della Scienza.

I neuroni dell’abbuffata

Dall’esperimento condotto su dei topi, si è scoperto che, stimolando loro alcuni neuroni specifici, i piccoli roditori venivano spinti ad abbuffarsi immediatamente di cibo. Lo studio dell’Università di Yale (nel Connecticut, Usa) si è concentrato su un’area del cervello poco studiata, chiamata “zona incerta”, che si trova nel subtalamo dei topi.

L’optogenetica

Lo studio è stato condotto con tecniche di optogenetica. Si tratta di una scienza emergente che combina tecniche ottiche e genetiche di rilevazione, allo scopo di sondare circuiti neuronali all’interno di cervelli intatti di mammiferi e di altri animali, in tempi dell’ordine dei millisecondi. I neuroni vengono stimolati in maniera molto precisa con dei fasci di luce provocando delle risposte da parte del cervello.

L’esperimento

I ricercatori Xiaobing Zhang e Anthony N. van den Pol hanno rilevato che, dopo dieci minuti di stimolazione continua dei neuroni della zona incerta, i topi consumavano rapidamente il 35% del cibo ad alto contenuto di grassi che normalmente consumano in ventiquattro ore. Ripetendo la stimolazione per cinque minuti ogni tre ore, riporta l’Ansa, in due settimane i topi hanno cominciato ad abbuffarsi aumentando nettamente di peso.

Ciò nonostante, una volta interrotta la stimolazione, i topi hanno diminuito la quantità di cibo mangiato anche rispetto al campione di riferimento, un gruppo di topi che non aveva subito alcuna stimolazione. Sempre grazie alle tecniche di optogenetica, lo scorso dicembre i ricercatori dell’Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center avevano individuato le cellule nervose che invece provocano il senso di sazietà.

 

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