Attentato a Manchester, Mi5 apre indagine interna: allarmi ignorati su Salman Abedi Secondo una ricostruzione della Bbc, gli 007 britannici avrebbero ricevuto delle segnalazioni relative a Salman Abedi che, in almeno tre occasioni, lo indicavano come un mussulmano radicalizzato

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L’Mi5, l’agenzia di controspionaggio e antiterrorismo britannica, ha deciso di avviare un’indagine interna per far luce sul modo in cui sono state trattate le segnalazioni su Salman Abedi, l’attentatore di Manchester che si è fatto esplodere al termine del concerto di Ariana Grandecausando la morte di oltre 20 persone. 

Abedi ignorato dagli 007 per tre volte

Secondo una ricostruzione della Bbc, gli 007 britannici avrebbero ricevuto delle segnalazioni relative a Salman Abedi che, in almeno tre occasioni, lo indicavano come un mussulmano radicalizzato potenzialmente pericoloso. Il jihadista, a soli 16 anni aveva combattuto – a fianco del padre, Ramadan Abedi, e il fratello, arrestato nei giorni scorsi a Tripoli – contro l’esercito del rais Muhammar Gheddafi. Inoltre, mentre frequentava il Manchester College, due conoscenti avevano segnalato Abedi all’antiterrorismo per avvertire delle sue idee estremistiche.

Due indagini parallele

Per chiarire i punti oscuri della vicenda, saranno aperte due indagini: la prima interna all’agenzia di servizio segreto per capire come mai non sia stata prestata la sufficiente attenzione nei confronti di una persona segnalata come radicalizzata; la seconda, preparata appositamente, per i ministri e gli altri responsabili che hanno la supervisione dell’Mi5.

Un nuovo arresto per l’attentato

Nel frattempo, continuano le indagini sulla rete di attentatori che avrebbero favoreggiato – fornendo sostegno logistico o materiale per costruire la bomba – l’attentatore di Manchester. La polizia britannica, questa mattina, ha annunciato l‘arresto di un uomo di  25 anni. Sale così a 14 il numero delle persone che fino a ora sono finite in manette, accusate di complicità per la strage al concerto di Ariana Grande. Due di loro – una donna e un adolescente – sono tornati in libertà; gli altri 12 restano sotto custodia.

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