Sri Lanka: saliti a 126 i morti per le alluvioni, 400mila le persone sfollate Il Centro per la gestione dei disastri di Colombo ha indicato che le alluvioni hanno provocato danni in 14 distretti

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Proseguono incessanti le piogge torrenziali che stanno provocato disastrosi alluvioni e smottamenti nel sud dello Sri Lanka.

L’ultimo aggiornamento: 126 morti

E’ salito a 126 morti il bilancio dell’ondata di maltempo che si è abbattuta negli ultimi giorni su 14 distretti dello Sri Lanka. Lo ha reso noto oggi il Centro per la gestione dei disastri di Colombo (Dmc), aggiungendo che è stabile a 97 il numero dei dispersi.

Sempre secondo le statistiche, questo è il più grave disastro meteorologico avvenuto in Sri Lanka dal 2003, quando un potente monsone causò la morte di 250 persone e la distruzione di 10.000 case.

400mila sfollati

Il Dmc del Paese asiatico (conosciuto anche con il nome di Ceylon) ha indicato che gli effetti particolarmente avversi del monsone sud-occidentale hanno danneggiato oltre 400.000 persone appartenenti a quasi 110.000 famiglie.

La maggior parte delle vittime appartengono ai soli due distretti di Ratnapura e Kalutara, ad un centinaio di chilometri a sud della capitale Kotte. A Rathnapura il fiume Kalu ha rotto gli argini e si è riversato in tutta la città. I temporali incessanti hanno causato lo straripamento contemporaneo anche dei fiumi Kelani, Gin, Nil Wala e Attanagalu Oya.

La popolazione che vive vicino a corsi d’acqua o sotto pendii è stata invitata ad allontanarsi, mentre elicotteri e imbarcazioni della marina cercano persone bloccate dalle acque sui tetti. Ma, riguardo alla possibilità di trovare in vita le decine di dispersi, il generale Sudantha Ranasinghe, ha risposto laconicamente alla domanda di un giornalista: “Ho i miei dubbi”.

La siccità

Neanche tre mesi fa, il Dmc lanciava l’allarme siccità. Nel corso dell’ultimo anno, infatti, lo Sri Lanka ha affrontato la peggiore penuria di precipitazioni degli ultimi 40 anni: oltre un milione e 200 mila persone colpite dalla siccità, un terzo della popolazione che ha avuto difficoltà di accesso all’acqua potabile per settimane e interi raccolti bruciati. Secondo le stime, solo il 10% degli agricoltori hanno prodotto semi per la semina del prossimo raccolto di riso, rispetto a più dell’80% che sono soliti avere.

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