Genova, Papa Francesco ai giovani: “Abbiate coraggio, fatevi importunare da Gesù” Al Santuario della Madonna della Guardia l'incontro con i ragazzi liguri ai quali domanda: "E' normale che il Mediterraneo diventi un cimitero?"

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I giovani devono imparare a dire al Signore: “Ti chiedo un favore, non smettere di sfidarmi! Sfide di orizzonte e coraggio. A me piace tanto questo Gesù che disturba, che importuna, perché è Gesù vivo che ti muove dentro con lo Spirito Santo. Che bello un ragazzo o una ragazza che si lascia importunare da Gesù, che non si fa chiudere la bocca, che non è contento con risposte semplicistiche, che cerca la verità e va al largo. Dobbiamo imparare a sfidare il presente”. Così Papa Francesco si è rivolto ai giovani di Genova nella terza tappa del suo viaggio in terra ligure. Rispondendo a braccio alle domande poste dai ragazzi, al termine dell’incontro ha salutato anche i detenuti che hanno seguito l’incontro grazie al collegamento televisivo.

La missione cambia

Vivere in missione, testardi nella speranza, con amore e coraggio, guardando la sofferenza e il dolore degli altri perché “Gesù è in ognuno di noi”. Così Papa Francesco esorta i giovani dove i ragazzi gli parlano della loro missione, quella rivolta ai propri coetanei, dal titolo “gioia piena”, nata dopo il Congresso eucaristico nazionale ospitato, come ricorda nel saluto iniziale il cardinal Bagnasco, l’anno scorso proprio a Genova. Una ragazza domanda: “Come essere missionari verso i coetanei, specialmente quelli che sono vittime della droga, dell’alcool, della violenza, dell’inganno del maligno?”. Bergoglio invita a provare la vera gioia che “nasce dal cuore”: andare in missione, dice usando il termine “missionare”, significa “lasciarsi trasformare dal Signore” e guardare con occhi nuovi, non turistici: “E’ una tentazione, per i giovani, essere turisti; ma non dico fare una passeggiata là o dall’altra parte: quello è bello! No: guardare la vita con occhi di turisti, cioè superficialmente, e registrare fotografie per guardarle più avanti. Questo vuol dire che io non tocco la realtà, non guardo le cose che succedono. Non guardo le cose come sono. La prima cosa che io risponderei, per vostra trasformazione, lasciare questo atteggiamento di turisti per diventare giovani con un impegno serio con la vita”. Poi aggiunge: “La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare per la vita, da turista a coinvolgersi, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri: tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi”. Mai escludere, mai isolare, mai ignorare e anche mai aggettivare chi ci è accanto: la nostra società, spiega, tende a disprezzare l’altro, ma solo Dio può dare giudizi.

Toccare con mano il dolore degli ultimi

Invita quindi a farsi prossimo, toccare con mano, il dolore degli ultimi: “Amare è avere la capacità di stringere la mano sporca e la capacità di guardare gli occhi di quelli che sono in situazione di degrado e dire: ‘Per me, tu sei Gesù’”. Questa, sottolinea, è la “pazzia” della fede, della Croce di Cristo, dell’annuncio del Vangelo. Esorta i giovani ad avere il coraggio dei navigatori liguri e a cercare la verità, stando attenti “a quello che ci vendono”, anche nei media: serve – prosegue – la capacità di guardare l’orizzonte, al di là dei “venditori di fumo”. Infine il pensiero, ancora una volta, ai migranti: “E’ normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? E’ normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, e questa è gente sfruttata e questa gente viene a cercare un po’ di sicurezza? E’ normale? Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda”.

Vivere non come turisti

Poi il Pontefice ricorda che “Genova è una città porto, che ha saputo ricevere tante navi e ha generato grandi navigatori. Per essere discepolo – spiega – ci vuole lo stesso cuore di un navigatore. Orizzonte e coraggio! Se tu non hai orizzonte e sei incapace di guardarti anche il naso, non sarai mai un buon missionario. Se non hai coraggio non sarai un buon missionario. Pensiamo ai grandi navigatori del XVI° secolo. Voi avete l’opportunità di conoscere tutto, le nuove tecniche di informazione, ma queste ci fanno cadere in un tranello tante volte perché invece di informarci ci saturano e quando tu sei saturato: l’orizzonte si restringe sempre di più e tu ti trovi davanti un muro. State attenti sempre a quello che vendono, anche quello che ti vendono nei media. La contemplazione, la capacità di contemplare l’orizzonte e farsi un giudizio proprio, non mangiare quello che ti servono nel piatto”.

Lasciarsi sfidare da Gesù

Francesco, infine, invita i giovani a farsi “sfidare” da Cristo: “Questa è una sfida che credo ti deve portare a dire al Signore: ti chiedo un favore, non smettere di sfidarmi! Sfide di orizzonte e coraggio. A me piace tanto questo Gesù che disturba, che importuna, perché è Gesù vivo che ti muove dentro con lo Spirito Santo. Che bello un ragazzo o una ragazza che si lascia importunare da Gesù, che non si fa chiudere la bocca, che non è contento con risposte semplicistiche, che cerca la verità e va al largo. Dobbiamo imparare a sfidare il presente. Una vita spirituale sana genera, rende giovani svelti che davanti ad alcune cose che oggi ci propone questa ‘cultura’ si domandino: questo è normale o non è normale?”.

Contro i venditori di fumo

Con tristezza dice, e il Papa lo ha ripetuto diverse volte, “i giovani sono le prime vittime di questi venditori di fumo. Gli fanno credere tante cose. Uno dei primi ‘coraggi’ che dovete avere è domandarvi: questo è normale? Il coraggio di cercare la verità. È normale che ogni giorno cresca l’indifferenza? Non mi importa quello che succede agli altri. È normale che molti dei nostri coetanei migranti provenienti da paesi lontani vivano in condizioni difficili? È normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? È normale questo? È normale che tanti, tanti Paesi (non lo dico dell’Italia che è tanto generosa) chiudano le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame e dalla guerra, sfruttata che viene a cercare un po’ di sicurezza’ Se non è normale, io devo coinvolgermi perché questo non succeda. Ci vuole coraggio per questo! Cristoforo Colombo, dicono che era dei vostri, ha avuto coraggio. È normale che davanti al dolore degli altri il nostro atteggiamento sia chiudere le porte? Ogni mattina una semplice preghiera: Signore ti chiedo per favore oggi non lasciare di sfidarmi, vieni a importunarmi un po’ e dammi il coraggio di poter risponderti”.

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