Crack Idi, a giudizio anche padre Franco Decaminada A novembre sarà processato con altre 23 persone per l'ammanco milionario delle strutture sanitarie. Già 12 condanne con riti alternativi

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Il gup di Roma Fabio Mostarda ha rinviato a giudizio 24 imputati nell’ambito della vicenda giudiziaria legata al dissesto finanziario, pari a decine di milioni di euro, compiuto ai danni della Provincia italiana della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, ente ecclesiastico che a Roma controlla l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata (Idi) e altre strutture sanitarie (il San Carlo di Nancy e Villa Paola a Capranica, in provincia di Viterbo). L’udienza preliminare si è conclusa anche con una dozzina di condanne (dieci patteggiamenti e due riti abbreviati) fino a un massimo di 3 anni e 4 mesi di reclusione, un’assoluzione e alcuni proscioglimenti per prescrizione del reato.

Il giudice, accogliendo le richieste avanzate dal pm Giuseppe Cascini, ha disposto il processo per bancarotta, tra gli altri, anche per padre Franco Decaminada, consigliere delegato dell’Idi e incaricato della gestione del comparto sanità fino al dicembre 2011, per l’ex amministratore di Idi-Farmaceutici nonchè direttore generale pro-tempore di Idi-Sanità Domenico Temperini, all’epoca anche amministratore delegato di Elea Spa e Elea FP Scarl (dichiarata fallita nel febbraio del 2013), società interamente partecipate dalla Provincia Italiana della Congregazione, e per Antonio Nicolella, già membro del cda di una società lussemburghese e socio di un’omonima società congolese nonchè componente del cda del Consorzio Servizi Ospedalieri, azienda partecipata dalla fallita Elea FP Scarl.

I tre vennero arrestati (tra carcere e domiciliari) nell’aprile del 2013 su provvedimento del gip Antonella Capri. Fu la Guardia di Finanza, cui la Procura affidò le verifiche tributarie, a portare alla luce l’esistenza di circa 845 milioni di euro di passivo patrimoniale e di oltre 82 milioni a titolo di distrazione, oltre all’utilizzo indebito di altri 6 milioni di fondi pubblici. Tra i reati contemplati in origine dalla Procura c’erano anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, l’utilizzo di fatture false, il riciclaggio, oltre all’occultamento di scritture contabili, in relazione a plurime condotte di spoliazione che sarebbero avvenute in un arco temporale compreso tra il 2007 e il 2012. Il processo prenderà il via il prossimo 16 novembre davanti ai giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma.

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